Draymond Green: "Per vincere serve uno standard di buone abitudini"
Draymond Green ha costruito la propria carriera sulla capacità di comunicare in difesa e sull’assunzione di responsabilità, e sostiene che gli stessi principi lo guiderebbero anche qualora un giorno decidesse di intraprendere la strada dell’allenatore. In un’intervista concessa a Brandon “Scoop B” Robinson, il quattro volte campione ha spiegato quanto sia fondamentale creare abitudini vincenti, soprattutto per i compagni più giovani dei Golden State Warriors. «Serve uno standard legato alla vittoria. Se ti abitui a fare le cose male, diventi un giocatore peggiore e finisci per essere il prodotto di quelle cattive abitudini», ha dichiarato Green. «Per noi tutto ruota attorno al coltivare e mantenere buone abitudini».
Il 35enne ha insistito sul fatto che le abitudini si costruiscono giorno dopo giorno e che la crescita non può essere rimandata. «Ogni volta che metti piede in campo stai sviluppando abitudini vincenti. Non arrivano dall’oggi al domani», ha aggiunto. «Se non inizi a costruirle, finisci per sviluppare abitudini sbagliate, e poi come fai a liberartene? Cerco sempre di insegnare costanza nel lavoro che si porta sul parquet». Golden State affronta la settimana con un record di 31-30, ottava a Ovest, con un roster che mescola veterani e giovani in crescita. Green ha iniziato tutte le 50 partite disputate, viaggiando a 8.4 punti, 5.6 rimbalzi e 5.2 assist in 26.7 minuti, numeri che confermano il suo ruolo di facilitatore nel frontcourt.
L’ex Difensore dell’Anno ha parlato anche del proprio futuro a lungo termine, lasciando aperta la porta sia a un possibile ruolo nello staff di Michigan State, sia a un incarico all’interno dell’organizzazione Warriors. «Michigan State è casa mia, un posto che porto nel cuore», ha spiegato. «Ma so anche di avere una squadra NBA che per me rappresenta la stessa cosa». Dopo 14 stagioni con la stessa franchigia, Green sente di aver creato un legame altrettanto profondo. «Sono fortunato ad essere rimasto qui per 14 anni, è come se fosse la mia seconda alma mater», ha detto. «Quando sei così legato a certi luoghi, vuoi sempre trovare un modo per restituire qualcosa». Per ora, però, la sua attenzione resta sul presente e sulla conclusione della carriera da giocatore. «Non so dove mi porterà il mio percorso, e vorrei poter vedere più avanti, ma quello che voglio davvero è atterrare in modo pulito mentre finisco la mia carriera, e poi capire il resto».