La storia dell'Olimpia Milano con l'EuroLeague parte dalla vittoria del 1966

Palla a spicchi
venerdì, 28 maggio 2021 alle 11:00
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La Final Four di Colonia sarà la quinta nella storia dell’Olimpia, ma il semplice dato storico non rispecchia la tradizione del club perché contempla solo le edizioni in cui il titolo europeo per club è stato assegnato attraverso questo tipo di formula. Ma non è stato sempre così. E’ successo a Bologna 1966, Madrid 1967, Gand 1988, Istanbul 1992. Ora tocca a Colonia 2021. Qualificarsi per una Final Four significa, sostanzialmente, entrare tra le quattro migliori squadre del continente. Questo è successo anche nel 1964, nel 1968, nel 1973 quando l’Olimpia fu eliminata in semifinale; poi nel 1983 (battuta in finale) e nel 1987 (vittoriosa a Losanna). Nel 1986, l’Olimpia concluse il girone finale al terzo posto, subito alle spalle di Cibona Zagabria e Zalgiris Kaunas che si giocarono il titolo.
1964 – L’Olimpia raggiunse la semifinale contro il favorito Real Madrid. Tra stranieri e naturalizzati, il Real contava su tre americani, mentre il Simmenthal era ancora espressione di un movimento autarchico. Nella stagione 1963/64 non aveva stranieri. Eppure, con una squadra “All-Italy” vinse Gara 1 82-77 al Palalido con 20 punti di Paolo Vittori, 14 di Gianfranco Sardagna e 11 di Sandro Riminucci. A Madrid però venne sotterrata 101-78 dai futuri campioni. Vittori e Riminucci segnarono 16 punti, Gianfranco Pieri, il playmaker, ne aggiunse 14 ma non bastarono. L’Olimpia non partecipò alla Coppa l’anno seguente, perché il posto spettava solo ai campioni. Ma nel 1965 dopo lo scudetto, la Federazione aprì le porte agli stranieri permettendo all’Olimpia di giocare ad armi pari con le avversarie.
BOLOGNA 1966 – Non c’erano più né Vittori né Sardagna, ma il Simmenthal eliminò il Real Madrid nei quarti di finale qualificandosi per la prima Final Four del basket europeo con 40 punti di Gabriele Vianello al Palalido. A Bologna, nel palazzo di Piazza Azzarita, l’Olimpia sconfisse 68-57 il CSKA Mosca grazie ai 20 punti di Bill Bradley, futuro Hall of Famer dei New York Knicks, che giocava da americano di Coppa mentre studiava a Oxford, in Inghilterra riunendosi alla squadra solo per le partite. Due giorni dopo, lo storico 1 aprile 1966, completò l’opera contro lo Slavia Praga, 77-72. Non fu una finale di secondo piano, perché il basket ceko all’epoca esprimeva continuamente squadre da Final Four. Vianello segnò 21 punti e 21 li firmò Duane Thoren, Skip per tutti, che era anche lo straniero di campionato. Ma nell’allungo finale ebbero un ruolo importante anche Iellini che condusse la squadra da playmaker e ovviamente Bradley con il suo tiro dal post alto.
MADRID 1967 – La formula con chiusura via Final Four venne replicata nella stagione 1966/67. L’Olimpia aveva lo stesso nucleo italiano, forse più forte per la crescita dei giovani Massimo Masini e Giulio Iellini, ma non gli stessi stranieri. Ma il vero problema era giocare a Madrid: l’Olimpia vinse la semifinale contro l’USK Praga, una gara straordinariamente spettacolare, vinta 103-97 con 32 punti di Red Robbins, 30 di Steve Chubin e 27 di Gabriele Vianello. Il newyorkese Chubin era stato una stella a Rhode Island. Come facevano tanti a quei tempi, venne in Italia da rookie per sostituire Bill Bradley ma venne utilizzato anche in campionato (vinse lo scudetto con 20.8 di media, primo scorer di squadra). In finale, contro il Real Madrid, segnò 34 punti. Una prova eroica che la sconfitta 91-83 ha cancellato dalla storia. Il Simmenthal era 45-45 all’intervallo, il Real prese il largo solo nel finale. A fine stagione, Chubin andò a giocare in America (New York Nets, Indiana Pacers prima di chiudere al Maccabi).
1968 – Il ciclo legato a Pieri e Riminucci (Vianello se ne andò in estate) si chiuse la stagione successiva quando la formula venne cambiata e le Final Four accantonate. L’Olimpia però arrivò ancora in semifinale. Furono quindu quattro semifinali nelle ultime quattro partecipazioni. La corsa fu fermata da un’altra squadra della Cecoslovacchia (oggi sarebbe slovacca), lo Spartak Brno. Il Simmenthal vinse a Milano 64-63, rimontando da meno 14 con 27 punti di Steve Wolf, un grande tiratore, ma cedette a Brno 103-86, eliminata a causa del doppio confronto.
1973 – Nella stagione 1972/73 due squadre italiane parteciparono alla Coppa dei Campioni, l’Ignis come campione uscente e il Simmenthal campione d’Italia. Erano gli anni del triplice spareggio Varese-Milano. L’Olimpia vinse nel 1972 mentre cedette nel 1971 e nel 1973. Dopo aver vinto due volte la Coppa delle Coppe, allora la seconda per importanza, il Simmenthal ebbe la sua chance nella massima competizione. Tuttavia, decise di affrontare la competizione senza lo straniero di Coppa. Una scelta coraggiosa determinata dalla grande fiducia nel nucleo italiano di Iellini, Brumatti, Masini, Bariviera, che contava anche sull’emergente Mauro Cerioni, strepitoso alle Olimpiadi di Monaco. Il problema è che arrivata alla semifinale, Milano si trovò senza stranieri perché Arthur Kenney era infortunato e non riuscì ad andare in campo. Così, l’Ignis con Bob Morse e Manuel Raga risultò troppo forte: vinse sia al Palalido che a Varese conquistando la finale.
1983 – Anche nel 1982/83 il format della Coppa dei Campioni non prevedeva Final Four. La formula, ancora diversa, imponeva un girone finale al termine del quale le prime due avrebbero guadagnato l’accesso alla finale. Nel 1983 arrivarono in fondo Cantù, che era presente come detentrice del titolo europeo, e il Billy campione d’Italia. Si giocò a Grenoble, una partita orrenda, nervosa e rocambolesca. Cantù la condusse quasi tutta, ma nel finale – una palla rubata dietro l’altro – l’Olimpia si costruì il tiro per vincerla. Sull’errore dalla media di Franco Boselli, Vittorio Gallinari conquistò il rimbalzo d’attacco ma non riuscì a convertire.
1987 – Con la medesima formula del 1983, nel 1986 l’Olimpia arrivò terza nel gironcino – potrebbe essere considerata anche quella una sorta di accesso al club delle quattro grandi -, ma fece meglio nel 1987 arrivando all’atto conclusivo di Losanna. Fu una stagione rocambolesca, con la sconfitta di 31 a Salonicco e la rimonta di 34 al Pala Trussardi che qualificò la squadra al girone finale. L’ultimo impegno era contro il Maccabi di Micky Berkovitz e Kevin Magee. In un’altra gara difensiva, l’Olimpia si impose 71-69 con una prestazione di grande sacrificio di Meneghin e D’Antoni, resa brillante dai 23 punti di Roberto Premier. Era la squadra del Grande Slam, di Dan Peterson allenatore, Bob McAdoo (21 in finale) e Kenny Barlow come americani.
GAND 1988 – Si ritornò alle Final Four con il pronostico tutto per il Partizan di Vlade Divac che però perse la semifinale con il Maccabi Tel Aviv. L’Olimpia conquistò la finale abbattendo l’Aris Salonicco, non più una sorpresa come l’anno precedente. Il Coach al primo anno Franco Casalini schierava in pratica tre centri con McAdoo, Rickey Brown e Meneghin. A quest’ultimo affidò il compito di marcare l’esterno Slobodan Subotic. Si rivelò la mossa decisiva nell’87-82 finale. Bob McAdoo segnò 39 punti, Rickey Brown 28. In finale, ancora contro il Maccabi, l’Olimpia dominò il primo tempo e respinse la rimonta finale vincendo 90-84 con 25 punti di McAdoo, 17 di Brown e Mike D’Antoni.
ISTANBUL 1992 – L’ultima apparizione alle Final Four risale al 1992 quando la squadra guidata dal secondo anno Mike D’Antoni eliminò il Barcellona nei playoff guadagnandosi l’accesso alla kermesse di Istanbul. In semifinale arrivò il Partizan che nei quarti di finale aveva eliminato la Virtus Bologna vincendo Gara 3 in trasferta. Fu una gara sofferta in cui Darryl Dawkins segnò 21 punti con 19 rimbalzi, ma il duo Djordjevic-Danilovic con 43 punti in coppia annichilì gli esterni di Milano firmando la vittoria 82-75 sulla strada verso il titolo europeo.

Finale Coppa dei Campioni 1988
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