Wolves di forza sui Warriors rimaneggiati: Gobert e Randle dominano l’area

Wolves di forza sui Warriors rimaneggiati: Gobert e Randle dominano l’area
© foto di nba.com

Nella NBA le sere si susseguono, ma non si assomigliano quasi mai, e questo back-to-back tra Wolves e Warriors ne è la prova più chiara: dopo il -26 incassato la notte precedente, Minnesota si presenta di nuovo sullo stesso parquet e ribalta completamente il copione, firmando un successo da +25 che profuma di reazione di carattere. Il contesto, va detto, è diverso già alla palla a due: niente Stephen Curry e Draymond Green da una parte, niente Anthony Edwards dall’altra, con le rotazioni stravolte e il peso dell’attacco redistribuito su protagonisti meno abituali.
In questo scenario, il settore interno dei Wolves si prende la scena: Rudy Gobert domina il ferro con una doppia doppia di sostanza, fatta di 15 punti ma soprattutto di 17 rimbalzi e di una presenza dissuasiva che condiziona ogni penetrazione californiana, mentre Julius Randle (18 punti, 7 rimbalzi) si ritaglia il ruolo di miglior marcatore della serata, attaccando con continuità il pitturato e sfruttando ogni transizione per colpire in corsa.
Dalla panchina arriva poi l’energia di Bones Hyland, che con i suoi punti, i rimbalzi e le letture in regia dà profondità all’attacco di Minnesota e tiene sempre alto il ritmo, trasformando ogni stop difensivo in un’opportunità per allungare.
Golden State, pur riuscendo a portare tutti i titolari in doppia cifra e a firmare un 13-0 nel primo quarto che illude per qualche minuto, fatica a trovare continuità offensiva: la fine della prima frazione è un manifesto del dominio di Gobert, che contesta il floater di Moses Moody, cattura il rimbalzo, lancia lungo per Randle che va a schiacciare, poi firma uno spin move che manda fuori giri la difesa e, insieme al compagno di reparto, chiude il periodo con un altro canestro e una stoppata su Trayce Jackson-Davis prima della sirena.

Da lì in avanti, l’inerzia non cambia più davvero volto: all’intervallo il margine è già consistente, con i Wolves che rientrano negli spogliatoi avanti di 15 lunghezze e la sensazione che la partita sia saldamente nelle loro mani, grazie a una difesa che protegge il ferro e sporca ogni linea di passaggio (53-38). Il terzo quarto non ha gli stessi picchi spettacolari, ma è esattamente ciò che serve a Minnesota: gestione, controllo dei ritmi, nessun blackout prolungato che possa rimettere in corsa i Warriors, che all’inizio dell’ultima frazione si ritrovano a -18 e con poche risposte credibili per scalfire il muro eretto da Gobert e compagni. Due triple consecutive di Donte DiVincenzo (15 punti, 8 assist) per i Wolves mantengono sempre un cuscinetto di sicurezza che rende il finale molto meno teso di quanto il punteggio potrebbe suggerire.
Così, la seconda notte racconta una storia opposta alla prima: niente blowout subito, ma un 108-83 che restituisce fiducia a Minnesota e conferma quanto il loro telaio difensivo possa essere dominante quando il frontcourt risponde presente, mentre per questa versione rimaneggiata dei Warriors resta la sensazione di una squadra capace di accendersi a strappi, ma troppo fragile quando si tratta di reggere l’urto fisico e mentale per quarantotto minuti pieni.
 

Redazione Pianetabasket.com
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