Difesa e intensità, in casa la Valtur Brindisi torna un rullo compressore
“Here comes the sun” cantavano I Beatles nel lontano 1969 e potrebbe essere tranquillamente la canzone con cui viene presentata la Valtur Brindisi ogni volta che mette piede sul parquet del PalaPentassuglia. Così come le partite in trasferta rappresentano troppo spesso un temporale pieno di fulmini, allo stesso modo quelle casalinghe hanno più le sembianze di una calda giornata invernale in cui la pioggia si dissipa e lascia spazio a un sole che rinfranca pubblico e tifosi. Anche ieri, nella facile vittoria per 83-67 contro l’Unicusano Avellino, la Valtur Brindisi è scesa in campo con il piglio giusto e l’aggressività necessaria per chiudere la pratica il prima possibile. Il 12-0 iniziale ha subito fatto capire che gli uomini di coach Bucchi non avevano intenzione di lasciare nulla al caso. Aggressivi in difesa, soprattutto sui cambi e sulle linee di passaggio e intensi in attacco, cercando sempre di attaccare il ferro per far collassare la difesa e lasciare spazio sull’arco sia per il tiro da tre che per altre penetrazioni con la difesa irpina ormai fuori posizione. Certo, gli up&down di questa squadra potrebbero essere materia di studio nelle migliori università di psicologia del paese, in quanto sembra impossibile potersi trasformare in questo modo nel giro di pochi giorni. In meglio e in peggio. Se Brindisi in trasferta appare sempre timida e timorosa di imporre il proprio gioco, in casa è l’esatto contrario. Ogni mismatch viene letto, attaccato e punito, ogni adattamento difensivo avversario viene scardinato nel giro di poco, il ritmo è sempre sotto controllo tanto che tutti gli interpreti sembrano perfettamente in grado di capire quando aumentare il passo e quando rallentarlo. Un tale gioco permette anche di estrarre il massimo potenziale da giocatori come Copeland, che faticano quando sono costretti ad attaccare la difesa schierata o a forzare tiri dal palleggio, ma al tempo stesso sono letali quando possono sfruttare il vantaggio sul primo passo e il tiro da fuori piedi per terra e con una blanda opposizione. Il dominio di Brindisi è facilmente leggibile dalle statistiche: 36 rimbalzi (10 offensivi) contro i 25 di Avellino e 25 assist a 11.
PIANO PARTITA SCARDINATO - Ieri coach Di Carlo ha provato subito ad anestetizzare l’attacco brindisino ordinando una difesa a tutto campo e una marcatura stretta di Grande su Cinciarini. Respinto con perdite. La difesa allungata, superata sempre agevolmente, ha permesso di accelerare il gioco ed entrare nella metà campo offensiva in situazione di vantaggio dato che gli irpini non erano posizionati nel migliore dei modi, quindi i mismatch che creati sono stati subito sfruttati da quel professore che porta il nome di Andrea Cinciarini (doppia doppia da 11 punti + 10 assist). In secondo luogo la scelta di passare sotto il blocco il pick’n roll del play brindisino, e il conseguente show alto del lungo, è stata scardinata grazie al triangolo offerto da Radonjic sull’arco o semplicemente con il roll di Vildera fatto con i tempi giusti negli spazi giusti. Di conseguenza Cinciarini ha avuto sempre una linea di passaggio chiara e subito disponibile. La differenza tra gli attacchi è stata tutta in questi piccoli particolari. Se da una parte Cinciarini è in grado di riconoscere immediatamente un mismatch e non ha paura di affrettare la giocata cercando anche un angolo di passaggio non semplicissimo, dall’altra ci sono stati momenti in cui Avellino aspettava 15/20 secondi prima di riuscire a passare la palla al lungo accoppiato con un piccolo. L’acume tattico del regista della squadra conta, ma allo stesso modo è importante come la difesa brindisina si è comportata in queste situazioni di svantaggio, “coprendo” in qualche modo le linee di passaggio, rendendole complicate e costringendo Avellino a far girare la palla sull’arco in attesa del varco giusto. Il risultato? Che quando alla fine lo trovava, la difesa era pronta a collassare e rendere vano il vantaggio del lungo. Inoltre Brindisi, come ultimamente spesso accade nelle partite casalinghe, ha saputo azzannare alla giugulare la partita nei momenti topici, ovvero in chiusura di primo tempo e in apertura del secondo. Soprattutto l’inizio del terzo quarto è stato magistrale con la palla che si muoveva con la stessa leggiadria di una sinfonia di Mozart e Radonjic e Copeland a martellare la retina dall’arco dei tre punti. Una volta portato il vantaggio a 20 punti di margine, chiunque al palazzetto o in tv ha avuto la chiara sensazione che la partita fosse finita, così come poi è stata.
MABOR DENTRO, FRANCIS SEMPRE PIÙ FUORI - Dopo oltre tre mesi di attesa, il PalaPentassuglia ha avuto finalmente la possibilità di vedere all’opera Mabor Dut Biar, il cambio di Giovanni Vildera e oggetto misterioso di questa prima parte di stagione a causa di un infortunio al ginocchio. Innanzitutto c’è da dire che il ragazzo, torchiato da Bucchi in questi mesi di lavoro in palestra, si è presentato in ottime condizioni fisiche e sembra aver smaltito i vari chili in eccesso con cui si è presentato a Brindisi. In secondo luogo ha fatto subito capire quello che può dare una volta che recupererà una condizioni fisica tale da poter garantire minuti di qualità. In attacco il fisico che ha lo rende un bloccante perfetto per il pick’n roll con un giocatore come Cinciarini poco pericoloso nel tiro da fuori; se segue le indicazioni del play (che più volte durante la partita gli ha intimato di buttarsi dentro) potrà essere un buon rollante per soluzioni rapide vicino canestro. In difesa quello che può dare si è già visto ieri nel primo tempo. Un corpo del genere permette una difesa più aggressiva sull’arco, spingendo i piccoli ad andare dentro e, trovandosi di fronte a un molosso del genere, costringerli a tiri non facili. Ieri Chandler e Grande sono stati mandati dentro e in entrambi i casi sono stati costretti ad alzare la parabola, sbagliando, per evitare le lunghe leve del centro. Francis invece sembra somiglia più una scommessa persa. Ieri Bucchi lo ha inserito in campo senza Copeland e Cinciarini proprio per lasciargli leadership e libertà di esprimere il proprio gioco, ma il tentativo è fallito con l’attacco più confusionario che mai e il parziale di 1-10 che ha riportato sotto Avellino. Non a caso ha chiuso con un plus minus negativo, in una partita vinta di 16 punti, e con un 1/9 al tiro, 3 palle perse e uno 0/2 ai liberi a partita ormai finita e quindi senza neanche la pressione della posta in gioco. Il giocatore è palesemente in difficoltà e le occasioni per dimostrare ciò che vale sono sempre meno.
PESARO CROCEVIA - Brindisi arriva così al primo grande crocevia della stagione che sarà venerdì sera in casa della Pesaro capolista. In ballo c’è non solo il primo posto, ma anche la possibilità di tenerlo alla portata. Vincendo Brindisi sarebbe sicuramente prima e avrebbe il vantaggio negli scontri diretti proprio contro Pesaro, perdendo invece scivolerebbe a due vittorie di distanza e probabilmente avrebbe anche lo scontro diretto a sfavore dato il +4 dell’andata. Attaccate al trenino di testa restano le splendide realtà di Cividale e Livorno, entrambe vittoriose in trasferta la prima sul campo di Verona e la seconda che ha letteralmente umiliato Rimini dopo aver raggiunto anche il +38 nel corso dell’ultimo quarto. Siamo arrivati quindi a quella che somiglia tanto a una resa dei conti che Brindisi dovrà affrontare senza l’apporto di un americano, a meno che Francis non ritrovi la linfa vitale in questi cinque giorni. Date le ultime prestazioni in trasferta la partita sembra avere un esito già scritto, ma Bucchi avrà quasi una settimana per preparare la partita e soprattutto per lavorare sulla testa di alcuni giocatori che, una volta lasciato il casello di Brindisi, sembrano smarrire anche talento e lucidità.