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L'analisi della trade Keon Ellis: perché i Cleveland Cavaliers hanno fatto un'affare

01.02.2026 11:35 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
L'analisi della trade Keon Ellis: perché i Cleveland Cavaliers hanno fatto un'affare

È arrivata la seconda trade significativa della stagione NBA 2025-26 e coinvolge tre franchigie con obiettivi diametralmente opposti: Cleveland Cavaliers, Sacramento Kings e Chicago Bulls. Secondo quanto riportato, l'accordo vede i Cavaliers ricevere Dennis Schröder e Keon Ellis, i Kings acquisire De'Andre Hunter, mentre i Bulls ottengono Dario Šarić e due scelte al secondo giro. Si tratta di una mossa sottile ma strategicamente pesante, soprattutto per Cleveland, che sembra aver orchestrato l'affare perfetto per puntellare la propria panchina in vista dei playoff, mentre Sacramento lascia più di qualche dubbio sulla propria direzione tecnica.

L'ANALISI - I veri vincitori dello scambio sono senza dubbio i Cleveland Cavaliers, che riescono a risolvere due problemi strutturali con una sola mossa: difesa e gestione della palla dalla panchina. Dopo il fallimento dell'esperimento Lonzo Ball e l'impossibilità di trattenere Ty Jerome, i Cavs si assicurano Dennis Schröder. Sebbene il tedesco sia incostante, la storia recente suggerisce che tende a giocare il suo miglior basket appena approdato in una nuova squadra, offrendo quella scintilla offensiva necessaria quando Donovan Mitchell riposa. Ancor più intrigante è l'aggiunta di Keon Ellis, un difensore perimetrale d'élite e tiratore capace, che porta l'energia "3-and-D" che il moderno basket NBA richiede e che i Cavs cercavano disperatamente.

L'aspetto finanziario rende questa trade un capolavoro per l'Ohio. Cleveland riesce a liberarsi del contratto di De'Andre Hunter, un giocatore che, nonostante le doti fisiche, ha visto le sue percentuali al tiro crollare e che era ormai fuori dai piani a lungo termine della franchigia. Scaricando il salario di Hunter (che avrebbe guadagnato quasi 25 milioni di dollari l'anno prossimo), i Cavs non solo migliorano il roster attuale, ma risparmiano circa 50 milioni di dollari in luxury tax, avvicinandosi all'obiettivo di scendere sotto il temuto "second apron" senza sacrificare una scelta al primo giro. È un esempio da manuale di come trasformare un asset negativo in risorse utili.

DALL'ALTRA PARTE - Discorso opposto per i Sacramento Kings, che sembrano aver perso la bussola ancora una volta. La franchigia ha gestito in modo disastroso la situazione contrattuale di Keon Ellis, esercitando un'opzione che lo avrebbe reso unrestricted free agent nel 2026, costringendosi di fatto a scambiarlo ora per non perderlo a zero. Invece di accumulare asset futuri in una stagione in cui hanno il peggior record della lega, i Kings acquisiscono Hunter, un veterano costoso che rischia di essere superfluo in una fase di ricostruzione o, paradossalmente, di far vincere loro partite inutili danneggiando le chance alla lottery. È una mossa confusa che rievoca i fantasmi dei "vecchi Kings", senza una chiara visione tra competere e ricostruire.

Infine, i Chicago Bulls svolgono il ruolo di facilitatori pragmatici. Accettando il salario di Dario Šarić (5,4 milioni di dollari) per far quadrare i conti, Chicago incassa due scelte al secondo giro, un'operazione standard e corretta per una squadra che non ha ambizioni di vertice. Tuttavia, lo scambio evidenzia ancora una volta la curiosa e frequente collaborazione tra Bulls e Kings, che negli ultimi anni hanno imbastito diverse trade complesse (da DeRozan a LaVine/Fox) con risultati spesso discutibili per entrambe le parti. In questo caso, però, Chicago si limita a incassare capitale al draft senza correre rischi, lasciando a Cleveland la gloria e a Sacramento i dubbi.

Iacopo  De Santis
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Iacopo De Santis
Editore di Pianeta Basket, 26 anni. Sempre connesso con il mondo della palla a spicchi con focus su notizie e analisi.