Embiid firma il successo dei Sixers nella notte degli eroi di 25 anni fa
Notte speciale per i Sixers e per i tifosi che ricordano la finale di conference di 25 anni fa, seppure segnata dalla sospensione di Paul George per le prossime 25 gare. Il calendario ha regalato alla Xfinity Mobile Arena un incastro quasi perfetto, con il nuovo omaggio alla squadra che un quarto di secolo fa aveva conquistato la finale di conference. Per onorare quella eredità, Joel Embiid ha scelto la via più diretta: un recital da 40 punti e 11 rimbalzi, cuore tecnico ed emotivo del 124-114 con cui Philadelphia piega dei Pelicans tutt’altro che arrendevoli, trascinati da un Saddiq Bey da 34 punti. New Orleans resta agganciata fino a metà del secondo quarto, prima che la combinazione tra le triple di Trendon Watford e Jared McCain e la progressiva salita di giri di Embiid, ben spalleggiato da Kelly Oubre, produca il 10-2 che manda i Sixers al riposo sul 67-52.
I Pelicans non mollano la presa: dopo l’intervallo Oubre riparte a ritmo altissimo con due triple in sequenza, ma il tandem Bey-Murphy risponde colpo su colpo e riporta gli ospiti a due possessi di distanza alla fine del terzo periodo (87-81), riaprendo completamente la gara. La pressione sale, Nick Nurse perde la calma e si prende un tecnico che consente a New Orleans di arrivare fino al -2 (98-96), mentre le fiammate di Jose Alvarado dall’arco e la concretezza di Bey tengono il punteggio in bilico fino all’alley-oop tra Alvarado e Yves Missi per il sorpasso sul 107-109. È lì che Philadelphia si aggrappa al “hangtime” di VJ Edgecombe, alla chirurgia di Embiid dalla media e al contropiede chiuso dal dunk di Dominick Barlow per rimettere la gara sui binari giusti, prima della raffica finale dall’arco firmata in meno di un minuto da Embiid, Tyrese Maxey e ancora Edgecombe (123-113). Un finale da cartolina, all’altezza di una notte pensata per celebrare gli “antichi eroi” e ribadire che, con questo Embiid, il sogno può tornare ad avere contorni molto concreti.