I Clippers alla deadline, Lawrence Frank: "Per vincere subito dovevamo cambiare"
Nei giorni che hanno preceduto la trade deadline, i Clippers hanno avviato una revisione profonda del roster, spinti dalla convinzione del presidente delle operazioni Lawrence Frank che la squadra, pur risalita fino alla zona Play-In, non avesse un potenziale sufficiente per competere davvero ai massimi livelli. L’età media più alta della NBA e un rendimento considerato troppo limitato hanno portato la dirigenza a scelte drastiche.
1. La prima decisione: separarsi da James Harden
Il primo passo è stato cedere James Harden a Cleveland. L’obiettivo era ringiovanire il backcourt e ottenere un giocatore con margini di crescita: al suo posto è arrivato Darius Garland, due volte All-Star e molto più giovane. Una mossa dolorosa, ma ritenuta necessaria per alzare il tetto tecnico della squadra.
2. La scelta più difficile: la cessione di Ivica Zubac
Subito dopo, i Clippers hanno affrontato la decisione più emotivamente complessa: scambiare il centro titolare Ivica Zubac, insieme a Kobe Brown, con Indiana. In cambio sono arrivati Bennedict Mathurin, Isaiah Jackson e tre scelte future (due prime e una seconda). Frank ha ammesso di aver sperato fino all’ultimo che i Pacers non raggiungessero la richiesta dei Clippers, ma l’offerta era troppo importante per essere rifiutata. La reazione nello spogliatoio è stata forte, con saluti commossi e molte lacrime.
3. La gestione del caso Chris Paul
Parallelamente, la dirigenza ha risolto la situazione di Chris Paul, ormai fuori dalle rotazioni e informato che non avrebbe più giocato. È stato ceduto a Toronto, chiudendo un capitolo che si era già di fatto esaurito.
Le motivazioni dietro la rivoluzione.
Frank ha spiegato che l’obiettivo è vincere subito, ma con un gruppo più giovane e sostenibile nel tempo. La presenza di Garland e Mathurin rappresenta un investimento sul presente e sul futuro, senza rinunciare alla competitività immediata. L’indagine NBA su possibili violazioni del salary cap legate a Kawhi Leonard non ha avuto alcun peso nelle decisioni: la società ritiene di essere “dalla parte giusta” e non ha modificato la propria strategia. Kawhi, dal canto suo, ha compreso la direzione del club e si è mostrato allineato alla visione della dirigenza. La deadline dei Clippers è stata una delle più radicali dell’ultimo decennio: tre scambi principali, l’uscita di veterani simbolo e l’ingresso di giovani talenti e scelte future. Una rivoluzione nata dalla consapevolezza che il vecchio nucleo non avrebbe potuto portare la squadra oltre un certo livello, e dalla volontà di costruire attorno a Leonard un progetto più dinamico, competitivo e orientato al medio-lungo termine.