Bulls, Derrick Rose quinto giocatore con la maglia sul soffitto all'United Center
Nel giorno più significativo della sua carriera, Derrick Rose ha mostrato ancora una volta quella modestia che lo ha sempre contraddistinto. Sabato sera, subito dopo il successo allo scadere contro i Celtics, i Bulls hanno ufficialmente ritirato il suo iconico numero 1, che ora campeggia accanto a quelli di Jerry Sloan, Bob Love, Michael Jordan e Scottie Pippen sul soffitto dello United Center. «Questo percorso non è mai stato solo mio» ha raccontato Rose. «Fin dall’inizio volevo creare un legame, qualcosa in cui la gente di Chicago potesse riconoscersi. Guardandomi indietro, capisco che tutto era per le persone che venivano a vedermi giocare, per quell’energia condivisa. È sempre stato questo il senso di tutto.»
A 37 anni, il più giovane MVP della storia è pienamente consapevole del valore collettivo della sua eredità. E chi lo ha accompagnato dal 2008 al 2016 lo ricorda come una presenza capace di lasciare un segno profondo. Basta osservare chi era presente: Joakim Noah con un bambino in braccio, Kirk Hinrich, Kyle Korver, Taj Gibson, Luol Deng, Tom Thibodeau. Molti di loro hanno voluto essere lì, e il “gioco” della serata era quasi riconoscerli tra la folla. Poco distante, anche Noa Essengue, rimasta in campo per assistere a un momento storico. «Molti pensavano che fossi solo un tipo taciturno o che mi limitassi a ciò che facevo sul parquet. Mi sono ritirato per dimostrare che c’è molto di più» ha aggiunto Rose. «Oltre a seguire i miei figli, volevo allontanarmi dal basket e creare qualcosa senza competizione. Per questo ho aperto un negozio di fiori, per questo ho iniziato a giocare a scacchi…»
Il ritiro della maglia di Derrick Rose. Della serata resteranno i messaggi affettuosi di LeBron James, Stephen Curry e Shai Gilgeous-Alexander, ma anche le lacrime di Rose mentre ascoltava le parole di Noah, Gibson, della madre e delle sorelle. E soprattutto quel momento intimo con suo figlio, London, in lacrime durante la cerimonia. «Ehi, non piangere, sto parlando con te… Guardami. Amo il tuo cuore, amo la tua indipendenza, amo quanto sei responsabile. Chi ti ha insegnato ad allacciarti le scarpe? Tu. Chi ti ha insegnato ad andare in bici? Sempre tu. Sei benedetto, sei forte.»
Un passaggio emozionante, molto diverso dal messaggio più formale di Michael Jordan:
«Derrick, congratulazioni per il ritiro della tua maglia. Sono davvero felice per te. Hai avuto una carriera straordinaria e hai rappresentato Chicago, i Bulls, la tua famiglia e te stesso in modo impeccabile. Non vedo l’ora di tornare allo United Center e vedere il tuo numero appeso accanto al mio.»