Doncic ancora fatale a Dallas, ma la svolta dei Lakers porta la firma di Redick

Secondo successo in Texas per lo sloveno con la maglia gialloviola: partita in altalena, decisa da un quintetto piccolo e dal risveglio di LeBron nel momento più caldo.
Doncic ancora fatale a Dallas, ma la svolta dei Lakers porta la firma di Redick
© foto di nba.com

La seconda volta di Luka Doncic a Dallas con la maglia dei Lakers finisce esattamente come la prima: con lo sloveno che lascia il suo vecchio pubblico con l’ennesima ferita aperta e un successo esterno in tasca, 110-116. Eppure, per lunghi tratti, la sensazione è che la serata possa trasformarsi in una sorta di monologo gialloviola già prima dell’intervallo: l’impatto di Doncic nel primo tempo è devastante, l’attacco dei Lakers gira, i tiri entrano con continuità e il +13 sul 52-65 alla pausa sembra la fotografia di una squadra in pieno controllo. È proprio in quel momento, però, che la partita cambia direzione: i canestri dei californiani iniziano a scarseggiare, Dallas trova ritmo, e l’inerzia si sposta lentamente ma inesorabilmente verso i Mavericks, che fiutano l’occasione di ribaltare la notte texana.

Il parziale che ribalta tutto è di quelli che restano impressi: un 40-14 a cavallo tra terzo e quarto periodo che manda in tilt l’attacco dei Lakers e accende l’American Airlines Center. Improvvisamente Los Angeles non riesce più a mettere un piede davanti all’altro, le letture si sporcano, le spaziature si accorciano, Christie (24 punti), Marshall (21 punti, 11 rimbalzi) e Williams (20 punti) sono ovunque. L’unico a trovare qualche punto è ancora Doncic, costretto a caricarsi l’attacco sulle spalle mentre dall’altra parte viene sistematicamente preso di mira in difesa. Il nervosismo cresce, lo sloveno comincia a parlare sempre più spesso con gli arbitri, e quando il tabellone segna +15 Mavericks (102-87) a metà dell’ultimo quarto, sembra il preludio a una serata da incubo per i Lakers e per lo stesso Doncic, dominante nei numeri ma intrappolato in un contesto che non funziona più. È esattamente lì, però, che la partita si spezza di nuovo, questa volta in direzione opposta.

LeBron James (17 punti), fino a quel momento quasi spettatore non pagante, decide che è il momento di entrare davvero nella storia di questa sfida, mentre JJ Redick sceglie la strada più coraggiosa: via i lunghi, fuori un Deandre Ayton apparso inutile e dominato fisicamente, dentro un quintetto “small ball” che cambia completamente il tono della gara. L’energia del gruppo piccolo travolge i Mavericks, che invece di continuare a spingere vicino a canestro provano a rispondere alla velocità con altra velocità, perdendosi nel gioco che i Lakers vogliono imporre. Rui Hachimura (17 punti) è decisivo con una giocata da 3+1 che pesa come un macigno, Marcus Smart aggiunge punti e durezza, LeBron si accende nel momento perfetto e Doncic, nonostante una linea da 33 punti, 11 assist e 8 rimbalzi, vede ancora una volta i suoi ex Mavericks crollare nel finale proprio contro di lui. La vittoria è dei Lakers, ma la firma è doppia: quella tecnica di Redick, che ribalta la partita con il quintetto piccolo, e quella emotiva di LeBron, che sceglie il momento giusto per ricordare a tutti chi è il vero ago della bilancia quando il punteggio brucia.