Mitchell chiude con 36 punti, 27 dei quali nel secondo tempo, tirando 15/30 dal campo e aggiungendo anche nove assist e due recuperi, ma la sua prestazione è incastonata dentro un contesto di squadra che funziona: Jaylon Tyson porta punti complementari, Mobley aggiunge presenza interna e rimbalzi, e Cleveland dimostra di poter vincere anche senza il suo creatore primario di gioco. Dall’altra parte, oltre ai lampi di Banchero, Orlando paga una serata gelida dall’arco (11/40, il 27,5%) e l’assenza di Franz Wagner, fermato da un problema alla caviglia, mentre il rientro di Jalen Suggs dopo otto gare di stop porta energia ma non basta a cambiare l’inerzia. Il terzo ko consecutivo, il primo filotto negativo dai tempi di ottobre, arriva come un campanello d’allarme per i Magic, che torneranno subito in campo a Cleveland nel prossimo incrocio diretto: per i Cavaliers, invece, è un altro tassello in una striscia positiva che li vede vincere cinque delle ultime sei, con la sensazione che, quando Mitchell accende l’interruttore nella ripresa, il margine d’errore degli avversari si riduca al minimo.
Mitchell si accende nella ripresa: i Cavaliers staccano Orlando
Per un tempo gli Orlando Magic riescono a restare agganciati al match interno contro Cleveland, spinti dai canestri di Paolo Banchero e dalla solidità del backcourt (48-55 all'intervallo), ma la partita cambia volto quando Donovan Mitchell decide che è il momento di alzare il volume. Senza Darius Garland e con altre assenze pesanti nel backcourt, i Cleveland Cavaliers si appoggiano al loro leader, che nella ripresa attacca il ferro in serie: quattro layup e un appoggio al tabellone nel terzo quarto aprono la difesa di Orlando, poi in avvio di ultimo periodo arrivano le triple in ritmo di Lonzo Ball, Evan Mobley e Tyrese Proctor a scavare il primo vero solco della serata. Il 79-97 costruito nei primi tre minuti e mezzo del quarto periodo è la fotografia di una squadra che ha trovato il suo equilibrio offensivo, mentre i Magic, pur sostenuti da un Banchero capace di colpire tre volte dall’arco nel finale, non riescono mai a riportarsi davvero a contatto.