LBA - Perché questa rivoluzione delle licenze non si deve fare

29.04.2021 06:22 di Umberto De Santis Twitter:    vedi letture
LBA - Perché questa rivoluzione delle licenze non si deve fare

Erode e Ceferin? due dilettanti. Il bambino va ucciso nella culla, dopo i primi vagiti. Il primo credeva di averlo fatto, e sappiamo tutti che strada hanno preso la storia e la storia delle religioni. Il secondo non l'ha fatto per tempo, e si è ritrovato una SuperLega dalla sera alla mattina che, nonstante tutti i proclami e le marce indietro è un serpente velenoso pronto a rialzare la testa al primo segnale di debolezza della UEFA.

Tutto si può dire di Gianni Petrucci, salvo riconoscerne le qualità di fine politico e di attento lettore delle situazioni e delle loro conseguenze. Ha allentato la corda alle società di LBA per vedere dove volevano arrivare, e poco dopo aver ricevuto il Manuale delle licenze e la richiesta di blocco delle retrocessioni, attraverso l'intervista di oggi al Corriere dello Sport ha già bocciato tutto.

La piccola rivoluzione di Umberto Gandini, piccola almeno nell'approccio soft che permetterebbe di coagulare il consenso delle 15 società verso un nuovo sistema da raggiungere per step ma grande perché alla lunga andrà ad assomigliare all'EuroLeague attraverso il concetto di "Licenza", paventa nella sfera di cristallo che nel giro di 5/10 anni si può realizzare l'autonomia di LBA dalla FIP.

Nel 2011 Vladimir Putin, capo di stato della Russia moderna non più comunista, si aprì al libero mercato "da Lisbona a Vladivostok". Gli ci vollero pochi mesi per capire che i capitalisti americani ed europei avrebbero fatto di lui un sol boccone, Russia compresa. E fece prontamente marcia indietro.

Oggi Petrucci ci fa sapere che tanto spreco di energie e di studio di Legabasket per varare un sistema più moderno e competitivo, affidabile e attrattivo per sponsor e investitori è stato un esercizio scolastico fine a se stesso.

C'è già una società esterna, su mandato del presidente, che sta preparando questa rivoluzione dall'alto. Come quella di Putin in Russia. Accettando il sistema delle licenze, il focus si sposterebbe poco dopo sull'arruolamento degli arbitri e la gestione della giustizia sportiva. Sono i tre cardini del potere dentro una federazione sportiva che un presidente federale non può cedere in alcun modo.

Gianni Petrucci ha nelle mani l'asso pigliatutto e ancora una volta gioca per ultimo. Non resta che attendere quelle che saranno le sue decisioni e, sperando nella sua misericordia, il beau geste di salvare la faccia a tutti concedendo la clemenza e la serie A a Cantù.