Per Curry e Warriors vittoria contro i Jazz senza l'espulso Draymond Green
Il ritorno del “Big Three” dei Warriors avrebbe dovuto portare controllo e sicurezza, invece l’impatto con Utah è tutto l’opposto. Golden State comincia la serata nel modo peggiore, con sette palle perse soltanto nel primo quarto che regalano ritmo e fiducia ai Jazz, bravissimi a punire ogni esitazione: Keyonte George, lucido nel doppio ruolo di regista e realizzatore, e Lauri Markkanen, impossibile da contenere quando prende spazio per alzare la parabola, prendono rapidamente in mano il match e firmano il primo strappo importante sul 18-10. È solo grazie all’orgoglio e all’indirizzo offensivo di Stephen Curry che i Warriors restano incollati, con Moses Moody e De’Anthony Melton pronti a seguirne l’esempio dall’arco per chiudere il primo parziale sul 29-25, quasi un piccolo sospiro di sollievo se guardiamo a come era cominciata storta la partita.
L’aggancio arriva in apertura di secondo periodo, con Golden State che mette per la prima volta il naso avanti ma senza riuscire a trovare continuità dietro: la difesa fa fatica a leggere i movimenti del pick and pop di Markkanen e la lucidità nelle rotazioni non basta per rallentare davvero dei Jazz che trovano sempre il modo di colpire (35-33). Il finlandese e Keyonte George continuano a martellare, firmando 22 dei 36 punti di Utah nel quarto e costringendo i Warriors a rincorrere di nuovo; nel momento di massimo nervosismo, Draymond Green perde la bussola, si accende con gli arbitri e rimedia due tecnici in rapida sequenza, che significano una nuova espulsione e un’altra ferita aperta in una stagione già complicata sul piano disciplinare. I Jazz ne approfittano immediatamente per allungare fino al +12 (60-48), e soltanto una tripla di Curry prima dell’intervallo limita i danni fissando il punteggio sul 65-58.
È al ritorno dagli spogliatoi che la storia cambia faccia, e il titolo della serata torna prepotentemente nelle mani di Stephen Curry. La difesa dei Warriors alza il volume, comincia a sporcare le linee di passaggio, costringe Utah a qualche palla persa in più e, nel momento in cui i Jazz perdono un attimo di fluidità, il due volte MVP vede il canestro come un oceano: 4/6 da tre nella sola terza frazione, 20 punti personali nel periodo e inerzia completamente ribaltata, con Golden State che arriva fino al +7 sul 100-93, come se improvvisamente fosse tornato il clima delle grandi notti della Baia. L’onda lunga continua anche nell’ultimo quarto, dove l’energia ritrovata dei Warriors spegne progressivamente le resistenze di una Utah ormai sulle gambe e a corto di soluzioni, e la squadra di Steve Kerr, dopo una prima metà di gara confusa e segnata da nervosismo, riesce a ritrovare la strada della vittoria facendo ancora una volta affidamento sulla scintilla unica del suo numero 30.