NBA - Warriors, Steph Curry guarda al futuro in maniera brutalmente onesta
Da quando Jimmy Butler si è infortunato gravemente al ginocchio il 19 gennaio, Stephen Curry non smette di interrogarsi sul proprio futuro e su quello dei Warriors. In un’intervista a The Ringer, il 37enne ha ammesso che la rottura del crociato di Butler ha cambiato radicalmente le prospettive della squadra, costringendolo a rivalutare tutto. Prima dell’infortunio, Golden State era in piena ascesa: 11 vittorie nelle 15 gare precedenti e la sensazione concreta di poter tornare a competere per il titolo. Poi, nel terzo quarto contro Miami, il ginocchio di Butler ha ceduto e l’intero scenario è cambiato all’istante.
Curry ha spiegato che lui, Steve Kerr e Draymond Green discutono spesso del loro futuro condiviso, dei contratti allineati e dell’identità ritrovata lo scorso anno. L’assenza di Butler pesa non solo sul presente, ma anche sulla finestra per il titolo, che sembrava riaperta. Il ricordo della corsa finale della scorsa stagione – 23 vittorie nelle ultime 31 dopo l’arrivo di Butler – rende tutto ancora più amaro. Curry stesso crede che un suo infortunio al bicipite femorale abbia impedito ai Warriors di raggiungere le finali di Conference.
Oggi il suo concetto di successo è cambiato: non pretende più un titolo ogni anno, ma vuole giocare “basket significativo”, partite che contano davvero. A 37 anni cerca rilevanza, non perfezione. Le conversazioni continue con Kerr e Green mostrano quanto i loro destini siano intrecciati. E una cosa è certa: Curry non inseguirà un titolo altrove. Vuole restare una bandiera come Kobe, Duncan o Nowitzki, anche a costo di non vincere più. Il problema è capire se Golden State riuscirà a costruire una squadra competitiva attorno a lui dopo l’infortunio di Butler. Senza il suo apporto, manca un secondo realizzatore affidabile e il supporting cast non ha colmato il vuoto.
Le voci su un possibile assalto a Giannis Antetokounmpo alimentano le speranze, ma la deadline incombe e i Warriors, con un record altalenante, rischiano di restare nel limbo. Restare fermi significherebbe accettare un’altra uscita precoce ai playoff; muoversi potrebbe implicare sacrifici pesanti come Green o giovani di valore. Curry sa che il tempo stringe. L’infortunio di Butler ha accelerato riflessioni e decisioni difficili. Lui resta convinto che ci sia ancora una chance di competere, ma tutto dipende dalle prossime mosse della dirigenza. Per ora è determinato a restare ai Warriors, ma ammette che da quel 19 gennaio non ha più smesso di pensare a come finirà davvero la sua storia a Golden State.