Cleveland ancora in tilt: gli Utah Jazz passano alla Rocket Arena

Cleveland ancora in tilt: gli Utah Jazz passano alla Rocket Arena

I Cavaliers continuano a deludere e il 112-123 incassato alla Rocket Arena contro dei Jazz affamati e orgogliosi fotografa bene il momento della squadra di Kenny Atkinson. Subito in difficoltà Cleveland: attacco statico, nessuna fluidità sul gioco a metà campo e difesa sempre un passo indietro sui tiratori di Utah, che prende subito il controllo con le triple in serie di Keyonte George, Cody Williams e Svi Mykhailiuk fino al 21-4 dopo poco più di sei minuti. Atkinson prova a scuotere il gruppo con cambi rapidi e doppi timeout, l’inerzia sembra leggermente girare grazie alla mano di Donovan Mitchell e alle letture di Darius Garland e Nae’Qwan Tomlin, che attaccano gli spazi aperti dal pressing a metà campo dei Jazz. Cleveland ritrova ritmo sui due lati del campo, Lauri Markkanen resta quasi l’unico riferimento offensivo per Utah e i Cavs ritrovano la loro identità da squadra perimetrale, con un 7/11 dall’arco che ricorda le migliori notti di regular season: la tripla di Garland sulla sirena chiude un clamoroso 17-2 e manda i padroni di casa al riposo con otto punti di margine e la sensazione di averla finalmente girata (62-54).

L’illusione però dura poco, perché al rientro dagli spogliatoi Cleveland ripropone gli stessi problemi delle prime battute: poca energia sulla palla, closeout pigri e comunicazione difensiva quasi assente, terreno ideale per un Jazz che non aspetta altro per ribaltare l’inerzia. Markkanen punisce ogni esitazione, mentre Keyonte George firma un terzo quarto dominante da autentico leader offensivo, mettendo 16 punti con personalità e lucidità nei momenti caldi e dando a Utah il riferimento che ai Cavs manca quando Mitchell si ferma e gli esterni di rotazione non reggono il livello. Tomlin e un Evan Mobley finalmente più presente provano a rimettere Cleveland in carreggiata, Sam Merrill apre il quarto periodo arrivando fino al -1 e la Rocket Arena torna a crederci, ma ogni errore di lettura sulla linea dei tre punti viene punito: Mykhailiuk colpisce due volte dall’arco, il parziale a rimbalzo dice 16-6 Jazz in tre minuti e la differenza di fame si nota su ogni pallone vagante. Utah attacca il ferro, si guadagna viaggi ripetuti in lunetta e chiude il discorso con l’ennesima fiammata di George, che sigilla una seconda metà di gara da protagonista assoluto sotto i fischi del pubblico di casa, lasciando Cleveland con più interrogativi che risposte su identità, intensità difensiva e futuro immediato in questa stagione NBA.