Valtur Brindisi: non si placa il mal di trasferta

12.01.2026 23:45 di  Michele Longo  Twitter:    vedi letture
Valtur Brindisi: non si placa il mal di trasferta
© foto di New Basket Brindisi

Esiste il mal d’auto, il mal di mare, il mal d’aria e per tutti più o meno ci sono medicinali in grado di attenuarne i sintomi. La Valtur Brindisi invece soffre terribilmente di mal di trasferta, palesatosi ancora una volta ieri al PalaRadi con la sconfitta per 72-61 contro la Juvi Cremona, e su cui al momento non sembra esserci rimedio. L’orribile prestazione messa in campo dalla compagine pugliese ha vanificato la grande partita giocata poco più di 7 giorni fa contro Verona, che aveva sancito il primo posto in classifica e fatto pensare che nel girone di ritorno si sarebbe vista un’altra Brindisi. Invece, come successo dopo la vittoria contro Pesaro, ancora una volta i biancoblu si sono presentati in campo confusionari, senza linfa e senza quella voglia di azzannare la partita sin dalla palla a due. Il match ha avuto storia per poco più di dieci minuti, poi, una volta che coach Bechi ha alzato l’intensità difensiva con il secondo quintetto, tutti i limiti mentali e le paure di Brindisi sono venuti fuori. Come già capitato altre volte la squadra ha preso quei 10 punti di svantaggio che si sono dimostrati poi un gap incolmabile e ogni volta che Brindisi metteva a segno un mini break che lasciava pensare a un rientro, Cremona è sempre stata bravissima a ricacciarla indietro. Brindisi ha avuto il nulla dai suoi americani (3/14 complessivo da tre e 6 perse combinate) e mai come in questa partita il tabellino è bugiardo. Lo scouting segnala 21 punti per Copeland, ma non tiene conto delle tante iniziative sbagliate, delle forzature e di tutte le volte che ha attaccato il canestro in modo inopinato venendo respinto con perdite, così come i 12 punti di Francis non lasciano trasparire quanto si sia nascosto durante la partita, faticando a prendere responsabilità e passando più tempo a lamentarsi con gli arbitri piuttosto che a comportarsi da leader. Chi invece ci ha messo la grinta e ha sfruttato alla grande i minuti concessi è stato Maspero che, nel secondo quarto, è riuscito a dare una minima svolta grazie alla sua difesa e ad alcune scelte offensive non banali. 

CURE PALLIATIVE -  Ma come si guarisce da questo mal di trasferta? Piero Bucchi ci sta provando in tutti i modi e la rabbia con cui si è presentato ieri in sala stampa, lascia pensare che ancora non sia riuscito a trovare il bandolo della matassa e che abbia davvero difficoltà a entrare nella testa di qualche giocatore. Un rimedio è sicuramente Tosho Radonjic, ieri rimasto a riposo a causa di un violento attacco influenzale che lo ha colpito durante la notte. Il capitano ha una doppia importanza strategica in questa squadra. Da una parte è senza ombra di dubbio il leader emotivo, in grado di suonare la carica e dando sempre quel qualcosa in più indicando la via a tutti gli altri; dall’altra ha una importanza tattica difficile da colmare in campo. Ieri la difesa di Brindisi è stata fatta a fetta da Matias Bortolin, praticamente impossibile da marcare sia quando si trovava spalle a canestro, sia sullo short roll che liberava il suo mortifero tiro dalla media. Proprio in questo fondamentale difensivo si è vista l’assenza di un coltellino svizzero come Radonjic. Brindisi è uscita alta sul pick’n roll esattamente come fatto contro Verona, ma quando è stata forzata al cambio, mancava quell’elemento di raccordo, ovvero Radonjic, che andava a prendere il lungo accoppiato con il piccolo effettuando il secondo cambio. Ieri Bortolin troppo spesso si è trovato accoppiato a un “piccolo” e non ha avuto opposizioni nell’andare a canestro o nello scaricare sull’arco per trovare una tripla aperta. Il secondo tentativo di cura era arrivato dalla panchina. Con l’assenza di Radonjic tutti si aspettavano Mouaha in quintetto, mentre Bucchi è partito subito con i tre piccoli (Cinciarini, Francis e Copeland) proprio per dare quella carica necessaria e azzannare subito la partita. Il messaggio era chiaro: "partiamo forte e portiamola subito a casa". Tentativo rispedito però al mittente dagli interpreti in campo che, a parte pochi sprazzi iniziali, vanificati da 4 palle perse nei primi tre minuti, hanno subito dimostrato di non essere in palla e di non saper gestire il ritmo della partita. Per tutti i 40 minuti Brindisi ha letteralmente rincorso Cremona, senza mai riuscire ad avere il controllo del gioco. 

PROBLEMA DI TESTA - Anche quando la partita andava nella direzione di Brindisi, gli uomini di coach Bucchi non hanno mai avuto la forza mentale di azzannare l’avversario alla giugulare. Ogni tentativo di rientro è stato sempre vanificato da disattenzioni difensive o errate scelte offensive che hanno permesso a Cremona di tornare alla doppia cifra di vantaggio. Anche quando la difesa funzionava, Brindisi ha sbagliato tiri semplici, gettando alle ortiche 4/5 attacchi di fila per mancanza di sangue freddo. Emblematico è l’inizio di quarto quarto, con Francis che lucra un antisportivo, fa 1/2 dalla lunetta e poi mette a segno una tripla più fallo. Mini parziale di 5-0 e partita che improvvisamente pendeva dalla parte di Brindisi. A questo punto ci si aspetta che una squadra di vertice e che punta alla promozione diretta non si lasci scappare una tale occasione, invece il risultato è stato un controparziale di 6-0 firmato da Garrett che ha sfruttato due disattenzioni per mettere a segno due triple. È il segnale che la testa era ovunque tranne che sul parquet del PalaRadi. Cremona ha giocato una partita di grande concentrazione, mentalmente solida, uscendo alta sui blocchi per chiudere la visuale ai tiratori e, al tempo stesso chiudendo il pitturato. Ha tenuto tutti gli 1vs1 e ha giocato con grande abnegazione difensiva. Insomma, tutto ciò che non ha fatto Brindisi. 

CI VUOLE EQUILIBRIO - È necessario trovare equilibrio sia in campo che fuori. Da una parte i giocatori devono riuscire a trovare la giusta concentrazione e motivazione anche in trasferta e contro squadre di media classifica, dall’altra il pubblico brindisino, accorso numerosissimo anche a Cremona, non può passare dall’osannare i proprio beniamini al fischiarli dopo una prestazione del genere nel giro di una settimana. L’amarezza è comprensibile, il rifiutare che la squadra vada sotto il settore ospiti a ringraziare e salutare meno. Sarebbe infatti sbagliato dire che Pesaro e Rimini, reduce da otto vittorie consecutive pur giocando senza uno straniero, hanno trovato la chimica mentre Brindisi no, in quanto una squadra senza identità non avrebbe giocato nel modo fatto contro Verona. Si può però dire che questa squadra fatichi a trovare la concentrazione, ma non che non abbia la voglia o la determinazione per vincere certe partite. Nei big match è tutto più facile, le motivazioni vengono da se, ma è proprio nelle partite come quelle di Cremona che è necessario fare il salto mentale di qualità. Già a Bergamo e Rieti, Brindisi aveva bruciato il primato in classifica, ieri ha fatto lo stesso commettendo gli stessi errori e, allo stato attuale delle cose, sembra davvero difficile che questa squadra possa andare a vincere in campi come Pesaro e Rimini, match fondamentali per la promozione diretta. A meno che a Piero Bucchi non riesca l’ennesimo miracolo.