Quando Matt Morgan entra, la Virtus funziona
Un anno di esperienza in più, ma soprattutto un anno passato a capire cosa serva davvero alla Virtus Bologna. Matt Morgan oggi è questo: un giocatore che ha smesso di cercarsi e ha iniziato a trovare la squadra. Lo scorso anno era stato chiamato a fare qualcosa che non aveva mai fatto in carriera, cioè distribuire palloni in mezzo a tanti attaccanti, adattandosi più per necessità che per natura. L’arrivo di Ivanovic a dicembre ha rimesso le cose al loro posto, riportandolo nel suo ruolo originario, quello che gli appartiene. Poi l’innesto di un creatore di gioco come Taylor ha completato il quadro: Morgan sesto uomo, guardia “spacca partite”, impatto immediato. E alla fine, uno Scudetto vinto da gregario vero, di quelli che contano.
Rimasto a Bologna dopo una stagione europea discontinua ma impreziosita dal titolo, con l’arrivo estivo di Carsen Edwards e Luca Vildoza e il grande finale di Taylor, Morgan sembrava destinato a essere l’uomo in più, quello sacrificabile: terza opzione offensiva, cambio in Eurolega, presenza utile ma marginale. Invece, dopo un girone d’andata tra campionato ed Eurolega, ha dimostrato di essere molto di più. Forse il più decisivo.
C’è un dato che più di altri racconta il suo peso: la Virtus, senza Morgan, ha sempre perso. Assente a Milano in campionato, sconfitta 74-63. Presente contro l’Olimpia in Eurolega alla Segafredo Arena, vittoria netta. Fuori contro Cremona, unica sconfitta casalinga al PalaDozza, 69-86. Coincidenze fino a un certo punto, perché Morgan ha progressivamente preso in mano l’attacco partita dopo partita, senza troppo forzare, senza chiedere nulla di più di quello che il gioco gli offriva.
Contro Venezia è arrivata la sesta gara sopra i 12 punti tra campionato e coppa. I numeri avanzati confermano ciò che si vede: con lui in campo la Virtus produce 4,9 punti in più, il suo numero PER (punteggio di efficienza del giocatore) è il migliore della squadra (20,7). Ivanovic lo sa e si fida, tanto da tenerlo spesso in campo nei finali, anche a scapito di Carsen Edwards, l’uomo designato in estate, partito fortissimo e poi rallentato tra calo di efficacia e un problema alla caviglia e ritmo da ritrovare. Uno scenario difficile da immaginare solo pochi mesi fa.
Siamo però a metà stagione, e pensare che Morgan possa mantenere questo rendimento per altre 32 partite di doppio turno è complicato. Servirà recuperare Edwards, così come tutti gli altri, e continuare a utilizzarlo come sesto uomo: una scelta intelligente per preservarlo, per non sovraccaricarlo di responsabilità e di palloni. Morgan è un tiratore di striscia, vive di momenti, e con la stanchezza può perdere precisione e lucidità. Meglio gestirlo, gara dopo gara, senza forzare la mano.
La filosofia della Virtus è chiara: responsabilizzare tutti in una stagione di rosa corta e calendario infinito. Qualcuno può restare indietro in una partita, ma non in un’intera stagione. E magari lo stesso Edwards potrà prendere spunto dal modo di stare in campo di Morgan, senza snaturare quell’istinto realizzativo che lo ha reso uno dei migliori marcatori d’Eurolega lo scorso anno.
Morgan resta una delle sorprese più piacevoli di questa Virtus. In una stagione nata con molte incognite, figlie di una rivoluzione tecnica profonda, ha garantito continuità e intelligenza cestistica fin dall’inizio, scegliendo quando colpire e quando fermarsi. Oggi la Vnera sa di avere un realizzatore in più. E non è poco.