Virtus Bologna, ora gli occhi sono tutti su Carsen Edwards
L'esonero di Dusko Ivanovic non ha sortito l'effetto sperato in casa Virtus Bologna, almeno nella prima partita. Invece di dare una tanto attesa scossa all'ambiente, il cambio in panchina sembra aver somministrato alla squadra una vera e propria "dose di camomilla", commenta Il Resto del Carlino. Nel match contro Parigi, la dirigenza, dal presidente Zanetti al dg Ronci, si aspettava risposte decise, specialmente sul piano dell'orgoglio e dell'impegno difensivo, ma la formazione bianconera è apparsa assopita. La transizione verso la guida di Nenad Jakovljević, supportata dalla società con una linea morbida per permettergli di entrare gradualmente nella testa dei giocatori, richiederà inevitabilmente del tempo, poiché l'autorevolezza del giovane tecnico andrà costruita passo dopo passo sul campo.
RITROVARE EDWARDS
Chi sembra non aver affatto assimilato questo clima di distensione è Carsen Edwards. Sopravvissuto all'aut aut che ha portato all'addio di Ivanovic, con cui c'erano state evidenti frizioni, l'esterno americano continua a mostrare un atteggiamento eccessivamente nervoso. Sebbene si accenda offensivamente dopo i primi tempi di attesa, il suo gioco è costantemente macchiato da lamentele e dialoghi accesi con la classe arbitrale. Anche se può sentirsi poco tutelato dai fischietti, le continue discussioni e la vistosa mimica facciale finiscono per distrarlo e non si addicono a un giocatore che, nonostante l'ottima scorsa stagione in Eurolega, in maglia bianconera deve ancora guadagnarsi i galloni del leader indiscusso. Il problema di fondo di questo atteggiamento è che finisce per mettere lo stesso Edwards al centro della scena, a discapito delle dinamiche di gruppo.
I numeri del texano sono in discesa: dopo i 28 segnati contro Milano il 15 marzo, ha collezionato partite da 3, 3, 9 punti in EuroLeague, con 3/13 da tre, e una da 17 nel ko di Reggio Emilia. La Virtus ha dimostrato, anche tra gli alti e bassi di questa stagione, di poter ottenere risultati e soddisfazioni solamente quando gioca da vera squadra. L'americano è stato indubbiamente ingaggiato per essere l'uomo dell'ultimo tiro, colui a cui affidare la responsabilità più pesante nei finali punto a punto. Tuttavia, per i restanti trentanove minuti della partita, il suo talento deve essere necessariamente integrato e messo al servizio dei compagni. Da solo non si va da nessuna parte, una lezione che la società è pronta a ribadirgli ancora una volta.