Marco Belinelli a The Players' Tribune: I cinque migliori europei di sempre

10.01.2018 12:30 di Iacopo De Santis Twitter:   articolo letto 3165 volte
Marco Belinelli a The Players' Tribune: I cinque migliori europei di sempre

Si racconta a The Players Tribune Marco Belinelli, guardia della Nazionale italiana e degli Atlanta Hawks: 11.8 punti di media in questa stagione, in termini di numeri una delle migliore - se non la migliore - della sua carriera.

"Tutti i miei amici giocavano a calcio, ma per me ed i miei due fratelli, Umberto e Enrico, il basket era sempre il nostro gioco. Siamo cresciuti in una piccola città vicino Bologna chiamata San Giovanni in Persiceto. Andavamo tutti i giorni al campetto e facevamo uno contro uno fino al calare del sole. Giocare contro loro mi ha reso migliore. 

A 16 anni giocavo per la Virtus Bologna, assieme Manu Ginobili e Marko Jaric. E' stata una delle squadre più forti in Europa ottendendo molti successi. Imparavo tanto da questi giocatori incredibili. Con il tempo, decisi di rendermi eleggibile al Draft. Mi sentivo pronto per la NBA.

Ma c'era un piccolo problema, non parlavo affatto l'inglese. Alla Summer League nel 2007 ero nervoso. La cosa che non mi piaceva era che tutti cercavano di mettersi in mostra ed il gioco era molto disordinato. Pensai, come posso farmi notare?...
Dopo presi una decisione e pensai, sai che cosa? Tutte le volte che ne ho la possibilità, tiro. E' basket semplicemente, giusto? Tutti lo comprendono. Quando alzai lo sguardo, avevo 36 o 37 punti. E' Summer League, ok, ma dimostrai a me stesso di poter segnare contro giocatori NBA. Quel giorno non avevo bisogno di parlare inglese, il basket era la lingua che meglio conoscevo.

Ora sono 10 anni che gioco nella NBA, ed è incredibile. Ma non sarei potuto arrivare fin qui senza imparare questa lingua da alcuni dei migliori giocatori d'Europa".


Prima di proseguire con la Top 5 dei giocatori Europei del Beli, vorrei ricordare quella partita. I Warriors persero, 110-102 contro gli Hornets, e Marco segnò 37 punti. Tutto ciò accadde a Las Vegas, dove tra i giovanissimi c'erano anche Greg Oden e Kevin Durant: ma la prestazione del Beli è tutt'oggi la settima migliore nella storia della Summer League.

 


Come tanti giocatori europei della mia età, guardavo Dirk prima che diventasse un grande della NBA. Era considerato sconosciuto quando venne scelto al draft, ma noi sapevamo chi fosse e cosa potesse fare. Quindi, quando qualcuno mi pone questa domanda, il migliore giocatore europeo che abbia mai affrontano, Dirk è la prima persona che mi viene in mente. Nel 2005 o 2006 ho giocato la mia prima gara con l'Italia contro la Germania, Tutti sapevamo che Dirk poteva tirare. Quando ho cambiato marcatura su di lui, lo pressavo il più possibile per evitare il tiro. Aveva solo un paio di anni più di me, pensavo di poterlo fermare.

Ma era impossibile.

Poteva muoversi come un play ma era troppo alto per poterlo stoppare. Cosa stesse facendo non sembrava reale. Ha cambiato il basket per anni. Tutti noi eravamo sorpresi dalla facilità nel segnare.

 


La prima volta che incontrai Hedo ero un po' emozionato, lo ammetto.

Sono cresciuto guardandolo competere con la Turchia ed ero sempre affascinato dalla sua versatilità sul parquet (all-around game)... Quando giocavamo insieme a Toronto, cercavo sempre di seguirlo in allenamento. Mi prese sotto la sua ala.

Era una sensazione surreale.

Hedo ha un grande corpo, differente dal mio, era più imponente, ma allo stesso tempo era veloce e bravo nel pick and roll, dunque era difficile da marcare... Ricordate dei playoff in cui Hedo stava guidando i Magic alle finali?



Peja è stato un altro giocatore che ho visto in Europa, ma non ho mai avuto la possibilità di conoscerlo prima di New Orleans. E ben presto mi sfidò ad un three point contest in allenamento, per divertimento.

Mi ha preso a calci in culo.

Ero muto. Voglio dire, avevo già perso altri three point contest prima... ma non così. Iniziò segnando 40 triple di fila. Era - scusami il termine - fucking amazing. E' il miglior tiratore che abbia mai visto giocare, probabilmente il migliore di sempre nella NBA. E come professionista, mi aiutò moltissimo in momento in cui ne aveva bisogno.

Anni dopo ho rilavorato con Peja a Sacramento, ma questa volta non era nel team, faceva il front office. Mi ha insegnato molto su come essere un professionista e come ritagliarsi una carriera in questo campionato. Non sono sicuro che avrei potuto proseguire nella NBA se non fosse stato per lui.
 


C'è un piccolo trucco perchè Anthony Parker è un americano divenuto uno dei migliori giocatori nella storia della EuroLeague.

Un anno, mentre ero alla Skipper Bologna, giocavamo contro il Maccabi Tel Aviv, la squadra di Anthony, nella finale di EuroLeague. Fummo spazzati via di circa 40 o più punti. Anthony ne mise 21 e credo che non sbagliò neanche un tiro, forse uno o due massimo. Aveva 18 o 19 anni - Anthony, per gli europei almeno, non era solo come Michael Jordan.

Era Michael Jordan.

Sicuramente ero deluso dalla sconfitta quel giorno, e come un ragazzo sognavo la NBA. Ma mi sentii fortunato di aver giocato sullo stesso parquet con lui. Per me fu un onore.



Qua c'è un altro trucco, Manu è argentino. Ha giocato nella e per la mia città, alla Virtus Bologna, ed era in assoluto la stella. Faceva scalpore nella mia città. Quando fui chiamato in prima squadra, ero ansioso di conoscerlo.

Pensavo, com'è giocare con il tuo eroe? Stavo per avere la risposta.

Qualcosa che le persone non penso conoscano di Manu è che lui è una persona molto positiva. Voleva il meglio dai suoi compagni e durante i due anni nei quali ho giocato con Manu. costantemente mi allenava. Mi insegnava a muovermi sul parquet. Senza la palla ero già abbastanza bravo, quindi riuscivo ad ottenere dei buoni tiri, ma Manu mi ha insegnato trucchi e segreti a cui non avevo mai pensato prima.

Per farla semplice. Manu è un campione.

Un'atra cosa che le persone non sanno è l'attenzione verso i dettagli. Sarò onesto. I coach e lo staff ci danno un sacco di informazioni sul team avversario, ed alcune volte non diamo molta rilevanza a queste. Succede ad alcuni giocatori ed è piuttosto comune perchè ci sono tanti giocatori in questa lega e tante cose da ricordarsi. E' difficile tener conto di tutto, tutto il tempo.

Not for Manu. Lui ricorda tutto. Una volta, quando ero a San Antonio, non ricordo chi stessi marcando, ma era un giocatore uscito dalla panchina che nessuno si aspettava di vedere in campo. Stavamo per vincere la gara ed il mio avversario andò in angolo e segnò la tripla.

“Marco,” urlò Manu.

Sapevo di aver sbagliato qualcosa, ma non avrei potuto dirti cosa precisamente avessi sbagliato.

“Non sai che tira bene dall'angolo? Chiudilo!”

Sa tutto di tutti.

Questo è Manu. Come fa ad essere ancora nella Lega, ti stai domandando?

È perché è ancora così".

 

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Traduzione a cura di Iacopo De Santis/PianetaBasket.com.