Radonjic sbaglia, Tomassini no. Rimini vola in finale battendo una coriacea Brindisi
Ci sono sconfitte e sconfitte. Quelle che fanno arrabbiare perché la squadra non risponde, non lotta e si dimostra non all’altezza, e poi ci sono quelle che lasciano l’amaro in bocca perché arrivano alla fine di una partita giocata bene e solo per una palla persa che si trasforma in un assist per una tripla vincente a 4 secondi dalla fine. Quella della Valtur Brindisi contro la Dole Rimini, per 85-86, nella seconda semifinale di Coppa Italia di A2 è sicuramente ascrivibile al secondo caso. Il basket alla fine è questione di attimi e di dettagli, di palle che rimbalzano sul ferro ed entrano e altre che invece escono. Così proprio quando la palla sembrava in cassaforte, in lunetta, tra le mani di Radonjic, capitano e miglior tiratore di liberi della squadra, ecco che gli dei del basket ci mettono la zampino. Errore dalla lunetta, time out, difesa perfetta su Denegri che mette male la caviglia e in caduta libera riesce a servire Tomassini che da 7 metri mette dentro la tripla del sorpasso e della vittoria. Rimini vola in finale contro Verona, mentre Brindisi torna a casa dopo l’ennesima sconfitta, la quinta di fila, in un PalaFlaminio stregato. Questa volta lo fa però con la consapevolezza di aver giocato una bella partita, di aver lottato fino alla fine e di essere stata davvero a un passo da una vittoria che, almeno moralmente, avrebbe potuto dare la svolta a una stagione piena di alti e bassi.
LA PARTITA - Come aveva detto Bucchi nella preview, la partita è stata molto diversa da quanto si è visto su questo campo domenica scorsa. L’allenatore biancazzurro ha fatto tesoro di quanto successo qualche giorno fa e in primo luogo ha chiuso a doppia mandata il pitturato, controllando rimbalzi e secondi possessi; in secondo luogo ha ordinato una difesa asfissiante sui portatori di palla avversari, tanto che sin dalle prime battute, ogni volta che Rimini partiva con una rimessa, la difesa veniva allungata a tutto campo con il solo intento di togliere la palla dalle mani di Denegri. La tattica nel primo quarto ha dato ampiamente i suoi frutti, soprattutto con l’ingresso della second unit, in particolare di Mouaha, a creare zizzania tra i ball handler riminesi, e Maspero che è stato preferito a Mabor Dut Biar nella scelta dei dieci da mettere a referto. La difesa aggressiva ha forzato diverse palle perse e fatto trovare ritmo a un attacco abile a sfruttare il contropiede e quantomai deciso ad attaccare il pitturato facendo leva su un pick’n roll centrale sempre giocato con i tempi giusti. Gli aggiustamenti di coach Dell’Agnello nel secondo quarto hanno fatto si che Rimini rientrasse, aggiustando la difesa e togliendo ritmo all’attacco brindisino troppo incentrato sui soliti errori dovuti a conclusioni personali e fuori dagli schemi. Il terzo quarto sembra la riproposizione di tante trasferte viste quest’anno dai tifosi di Brindisi. Attacco in confusione, soprattutto a causa della scarsa vena di Francis, e transizioni offensive che, come sempre, affondavano nella difesa brindisina come coltello nel burro. Questa volta però c’era un’altra Brindisi in campo e la dimostrazione si è avuta soprattutto da Copeland, uno dei più criticati nelle ultime uscite. Invece di cercare insistentemente il tiro da tre dal palleggio che non ne voleva sapere di entrare, l’americano ha iniziato a esplorare l'interno dell’area dei tre punti, ma, invece di attaccare il ferro a testa bassa come suole fare, è andato a occupare quella porzione di campo scarsamente presidiata dalla difesa riminese. Così con i lunghi a presidiare il pitturato e gli esterni in ritardo grazie agli ottimi blocchi portati da Vildera, Copeland ha trovato ottimi tiri che lo hanno rimesso in ritmo. Non a caso è poi riuscito ad attaccare il ferro con i tempi giusti, lucrando falli e numerosi giri in lunetta, e anche a ritrovare ritmo da tre punti con due triple che hanno sancito l’aggancio brindisino. L’ultimo quarto è stato giocato alla grandissima dai pugliesi, con la palla che si è sempre mossa bene, con Francis, che da guardia funziona sicuramente meglio che da play, a trovare il fondo della retina con due triple tanto belle, quanto costruite bene. Dall’altra parte però Marini è un enigma insoluto per la difesa brindisina e solo grazie a lui Rimini non si è staccata nel punteggio. Il finale non è per deboli di cuore. Bucchi cambia quintetto praticamente ad ogni azione, trovando ottime soluzioni. La tripla dall’angolo di Esposito, costruita in modo paradisiaco sembra destinata a far scorrere i titoli di coda…se dall’altra parte non ci fosse un Marini in formato MVP, abilissimo a scegliere i cambi difensivi e attaccarli con superba maestria. Sul +1 a 18 secondi dalla fine va in lunetta Radonjic per mettere un possesso pieno di distanza tra le due squadre. Il capitano però fa 1/2, Brindisi non può far fallo, ma difende benissimo su Denegri. La palla non si sa come esce però dalle sue mani e finisce in quelle di Tomassini che, lasciato colpevolmente libero dal raddoppio sul play riminese, trafigge la retina regalando la vittoria a Rimini.
IL PUNTO DI RIPARTENZA - Copeland ha messo a segno 22 punti, gli stessi di domenica scorsa, ma con tutto un altro significato. L’americano ha giocato una delle sue migliori partite in biancazzurro, tirando solo 5 triple e affidandosi al suo ottimo jumper dalla media. Nonostante il plus minus ampiamente negativo (-17) è fuori discussione il fatto che Bucchi preferisca questa selezione di tiri piuttosto che quanto fatto vedere nelle ultime uscite. Dall’altra parte Francis ha fatto registrare il miglior plus minus di squadra (+18), ma è stato inguardabile per 3/4 dei minuti giocati. Quando ha giocato da guardia o da ball handler secondario è riuscito a trovare due triple che hanno fatto credere a Brindisi di poter agguantare la vittoria, una costruita dal pick’n roll come predilige e un’altra in uscita dai blocchi. Accanto a loro Brindisi ha dimostrato ancora una volta di avere un pacchetto italiani di altissimo livello. Se da una parte si è visto un Radonjic affaticato e non in grado di marcare Marini come nella scorsa stagione, dall’altra si è visto un Esposito devastante (21+9), un Vildera solidissimo (11+7) come bloccante e nel tenere a bada Camara e un Cinciarini (13+8 assist) sempre lucido in cabina di regia. Soprattutto Esposito ha giocato in modo diverso, meno in post e andando esplorare l’arco sfruttando la staticità dei lunghi riminesi. Il 4/4 da tre con cui ha chiuso la partita la dice lunga su quanto questo giocatore sia bidimensionale e, se servito con i tempi giusti e con le spaziature giuste, possa essere un’arma importante anche dall’arco. Da una parte si potrebbe obiettare che quando non si vincono le partite vincendo la contesa a rimbalzo e tirando con il 50% da tre in trasferta è un grosso problema (e lo è), dall’altra però c’è da segnalare la reazione di una squadra che per la prima volta ha lottato ed è arrivata a un tiro dal vincere una partita in trasferta con una big del campionato.
IL FUTURO - Non è di certo una partita giocata decentemente in trasferta che può cancellare tutti i dubbi che si hanno sugli americani. Brindisi deve avviare una seria riflessione sul proprio roster per affrontare al meglio questo finale di campionato. Francis, nonostante possa tirar fuori dal cilindro due triple da campione in qualsiasi momento dalla partita, sembra non avere un ruolo definito in questa squadra. Il valore del giocatore non è in dubbio, ma non sembra proprio adatto al contesto in cui si trova. Con un Radonjic in evidente calo fisico dopo aver trascinato la carretta per mezza stagione, forse regalare un americano che è costretto a partire sempre dalla panchina, non è proprio il massimo. Sarebbe il caso di andare a puntellare il roster proprio nel ruolo in cui la squadra sembra più in difficoltà, ovvero quello dell’ala piccola. Brindisi adesso torna a casa, con una settimana per smaltire le tossine e preparare al meglio la difficile partita contro Rieti, fondamentale per mantenere il secondo posto in classifica. Nessuno è in grado di sapere che si concluderà questa stagione, ma di certo questa partita ha fatto vedere che giocando in questo modo, coinvolgendo tutti gli attori in campo e evitando di intestardirsi in conclusioni fuori ritmo, vincere in trasferta non può essere un tabù così come lo è stato finora.