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Daniel Hackett sul rinnovo con la Virtus Bologna, l'esonero di Ivanovic e la difesa dello Scudetto

01.05.2026 09:55 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Daniel Hackett sul rinnovo con la Virtus Bologna, l'esonero di Ivanovic e la difesa dello Scudetto
© foto di Ciamillo

La firma sul rinnovo di Daniel Hackett con la Virtus Bologna sembra ormai solo una formalità, "spinta" anche dal desiderio della figlia Victoria. Come racconta sorridendo il playmaker: «E' mia figlia. Mi sta facendo una testa così perché vuole che prosegua la mia avventura a Bologna». Le intenzioni del giocatore sono inequivocabili: «La volontà di continuare insieme c'è. Diciamo che non siamo lontani. Anche perché Victoria, mia figlia, ci tiene tanto». E sul legame speciale creato con la città, a dispetto del suo passato, chiarisce: «Non ci avevo mai pensato. Beh, il termine conquistato mi sembra eccessivo. Diciamo che è stato apprezzato il mio modo di stare in campo: do tutto. Non mi sono mai nascosto. Credo che la gente mi apprezzi per questo. Accettando anche i difetti. Poi vincere aiuta». Una sintonia perfetta che lo spinge a voler chiudere la carriera sotto le Due Torri: «Perché, non si era ancora capito? Bisognerà parlare con mia figlia Victoria. Ma le scuole elementari le vuole finire qui... Ma forse è già la mia militanza più consistente. Sono qua da quattro anni. Arrivavo da Mosca, dove mi sono fermato per tre stagioni e mezzo».

La stagione della Virtus ha presentato sfide complesse, con otto sconfitte consecutive e diversi infortuni, ma il gruppo ne sta uscendo. Sulla condizione della squadra, Hackett spiega: «In ripresa. Ci siamo lasciati alle spalle un periodo duro, difficile. Con un cambiamento notevole». Sulla striscia negativa ammette: «Paura che il periodo nero non finisse no. Ma lo sconforto c'era. Un momento delicato arrivato in una situazione altrettanto delicata». La reazione è stata però matura: «Non cerco e non cerchiamo scuse. Sapevamo che solo da noi poteva arrivare la scossa». Le assenze nei ruoli chiave hanno sicuramente pesato: «A dicembre ci siamo trovati senza lunghi. A febbraio senza esterni. Ma ci stiamo riprendendo. E' rientrato Pajola, che porta energia in campo, ma anche nello spogliatoio». Sulle dinamiche interne e il suo ruolo da veterano, sottolinea: «Non è un discorso di gradi, ma di esperienza. Quindi toccava a Pajola, a me, a Vildoza, allo stesso Edwards. Gente che conosce bene l'Eurolega. L'esempio doveva partire da noi. Ma sia chiaro... Volevamo dare l'esempio. Ma lo spogliatoio era tutt'altro che rassegnato. Consapevole delle difficoltà, ma deciso a reagire».

Il momento più buio è coinciso con l'esonero di Dusko Ivanovic e l'arrivo di Nenad Jakovljevic in panchina. Sul lavoro del precedente coach e i benefici fisici, Hackett riflette: «Ha tolto quantità, aggiungendo qualità al mio lavoro. Allungarmi la carriera con l'intensità dei suoi allenamenti, sarebbe stato difficile. Ma giocando al fianco di un altro playmaker posso dare qualcosa in più». Riguardo al cambio tecnico aggiunge: «Un cambiamento improvviso. Non ce l'aspettavamo. E' arrivato nel momento peggiore. Non eravamo al top, c'erano assenze importanti. Abbiamo affrontato squadre che, in quel frangente, correvano tanto. Acuendo i nostri problemi». Tuttavia, il nuovo allenatore ha saputo incidere da subito: «Invece Nenad è stato super. All'interno dello spogliatoio ci ha fatto sentire la sua fiducia. Questo è stato fondamentale». Da lì, il successo con Cantù ha fatto il resto: «Quella vittoria ha riacceso la luce». Hackett analizza poi l'apporto dei nuovi e dei compagni: su Dos Santos nota «Tanto brio, il sorriso, la gioia brasiliana. E' ancora un po' timido nello spogliatoio. Ma in campo si fa già sentire», mentre su Edwards precisa: «Ma questo dipende anche da noi. Dobbiamo metterlo in condizione di prendere tiri puliti. Non è facile perché tutte le difese collassano su di lui. E' un giocatore di quantità. Ma quando è in giornata non ce n'è per nessuno», ricordando anche gli infortunati Vildoza e Morgan: «Sappiamo quanto contino. Li vogliamo con noi».

Ora l'obiettivo è assicurarsi il primo posto («Parleremo del primo posto quando avremo la certezza del primato. In passato magari non è stato fondamentale. Ma io, se posso avere la bella in casa, sono più contento») e la difesa dello scudetto, tutt'altro che impronunciabile: «No, perché? Ce l'abbiamo sul petto. Dobbiamo fare il possibile per difenderlo. Poi sappiamo che Milano è tosta. Che Venezia, Brescia, Tortona e la stessa Trieste sono squadre di valore. Ma noi siamo la Virtus. Vogliamo difendere quel trofeo». In chiusura, un messaggio sentito al pubblico: «Se posso, a loro, dico grazie. Non ci hanno mai voltato le spalle. Nemmeno quando eravamo nella m... In trasferta ci hanno seguito, all'Arena ci hanno spinto. Ci hanno sempre incoraggiato. Eccezionali. Posso solo dire grazie».

Iacopo  De Santis
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Iacopo De Santis
Editore di Pianeta Basket, 26 anni. Sempre connesso con il mondo della palla a spicchi con focus su notizie e analisi.