Kawhi Leonard allunga la striscia, Clippers in volata sui Bulls

Kawhi Leonard allunga la striscia, Clippers in volata sui Bulls
© foto di nba.com

L'Intuit Dome sta iniziando a riconoscere un copione sempre più familiare: Kawhi Leonard che detta i tempi, Bennedict Mathurin che aggiunge benzina al fuoco offensivo e un gruppo che, dopo un avvio di stagione da incubo, ha trovato una propria fisionomia tecnica e mentale.
Contro i Bulls arriva il quarto successo consecutivo e il settimo nelle ultime otto uscite, un filotto che porta Los Angeles a due partite sopra il 50% di vittorie, traguardo impensabile quando il bilancio recitava 6-21 e la stagione sembrava già deragliare, e che consolida l’ottavo posto a Ovest e la presenza quasi stabile nella griglia play-in. Leonard, come spesso accade, è il barometro di tutto: altri 28 punti, un controllo totale dei ritmi e soprattutto la 44ª partita di fila oltre quota 20, striscia che gli permette di affiancare Bob McAdoo nei libri di storia della franchigia (ai tempi dei Buffalo Braves), a testimonianza di una continuità che va ben oltre i numeri nudi e crudi.

Il contesto non è banale neppure per Chicago, che arriva a Los Angeles alla fine di un lungo viaggio a Ovest, con le gambe appesantite e la testa che deve ancora assorbire la sconfitta ad alto punteggio contro i Lakers della sera precedente.
I Bulls provano comunque a restare fedeli alla loro nuova complicata identità, costruita attorno alla versatilità di Josh Giddey: il play australiano firma l’ennesima tripla doppia della sua stagione, riempie ogni casella del tabellino e prova a tenere in piedi un attacco che, però, si inceppa spesso sul perimetro, con percentuali modeste dal campo e dall’arco che finiscono per pesare nel corso dei 48 minuti.
Accanto a lui, Tre Jones e Matas Buzelis provano a dare continuità offensiva, ma la fatica del back-to-back e la scarsa precisione dall’arco (sotto il 30% da tre) rendono complicato trasformare i buoni possessi costruiti in veri parziali, lasciando ai Clippers il margine necessario per gestire la gara senza mai perdere davvero il controllo dell’inerzia.

L’aspetto forse più interessante della serata, al di là del tabellino, è la capacità dei Clippers di mantenere un livello di esecuzione alto nonostante le assenze: senza Darius Garland, fermato per gestione dell’infortunio al dito del piede nel primo atto di un back-to-back, la squadra non perde fluidità, distribuisce responsabilità e trova in Jordan Miller un altro tassello affidabile dalla panchina, capace di portare punti e presenza nei momenti in cui le stelle rifiatano. 
Leonard continua a essere il punto fermo di un sistema che attorno a lui sta crescendo: Mathurin attacca con decisione, Miller si inserisce negli spazi, la difesa regge e il gruppo sembra aver interiorizzato il tipo di pallacanestro necessario per sopravvivere nella giungla della Western Conference, soprattutto in una zona di classifica in cui ogni passo falso può costare caro. 
Boxscore: 28 Leonard, 26 Mathurin, 14 L. Miller, 11 Lopez e Sanders per i Clippers; 21 Jones, 20p+11r+10as Giddey, 18p+11r Buzelis, 14 J. Miller, 12 Dillingham, 11 Richard, 10 Yabusele per i Bulls.

Redazione Pianetabasket.com
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