Anthony Edwards da 42 punti, i Timberwolves respingono il ritorno dei Warriors
Era uno scontro tra squadre in cerca di ossigeno, entrambe reduci da tre sconfitte consecutive, e si è trasformato in una vetrina perfetta per ricordare chi è il volto dei Timberwolves: Anthony Edwards prende in mano la scena, chiude con una prestazione monstre e guida Minnesota a un successo che pesa tanto sul piano mentale quanto su quello di classifica.
L’avvio, però, è tutt’altro che scintillante: Warriors e Wolves faticano a trovare ritmo, le percentuali restano sotto il 40% e la partita vive più di strappi che di continuità, con Golden State che resta agganciata grazie alla produzione del proprio asse esterno-interno, mentre dall’altra parte Edwards e Rudy Gobert si costruiscono il vantaggio soprattutto dalla lunetta, sfruttando ogni contatto nel pitturato.
È un primo quarto che racconta di mani fredde ma anche di un Minnesota già più presente fisicamente, capace di imporre il proprio corpo a corpo vicino al ferro e di mettere in difficoltà una Golden State che, senza il faro di Stephen Curry, deve inventarsi soluzioni alternative per restare in scia (28-31).
Con il passare dei minuti, però, la partita prende una direzione chiara: l’attacco dei Warriors, già fragile in questa fase senza il suo leader naturale, finisce per sbattere contro la fisicità e la profondità delle rotazioni di Chris Finch, mentre dalla panchina dei Wolves arrivano punti e energia che allargano il solco.
Bones Hyland e Naz Reid firmano il primo vero strappo, spingendo Minnesota in doppia cifra di vantaggio, e quando Edwards rientra in campo lo fa con l’aria di chi non vuole lasciare nulla al caso: in pochi minuti piazza una serie di canestri che fanno esplodere il margine oltre i venti punti, mandando le due squadre all’intervallo con la sensazione di una gara già indirizzata (48-69).
Golden State, dal canto suo, prova a restare viva aggrappandosi alla versatilità del proprio frontcourt e alla capacità di trovare contributi diffusi, ma ogni volta che sembra poter rientrare viene respinta dalla combinazione di aggressività al ferro e presenza difensiva che i Wolves riescono a mantenere su entrambe le metà campo.
Il terzo quarto è inizialmente la prosecuzione naturale del copione: “Ant Man” continua il suo show, colpisce dal palleggio, attacca il ferro, apre il campo per i compagni e un tiro pesante di Ayo Dosunmu allarga ulteriormente il divario, dando quasi l’idea che la pratica sia archiviata con largo anticipo.
È proprio in quel momento, però, che Minnesota si rilassa un filo di troppo: le palle perse aumentano, l’attenzione difensiva cala e i Warriors, guidati dall’energia del loro backcourt e dalla solita attività di chi vive di tagli, rimbalzi e difesa, costruiscono un parziale che riapre improvvisamente la partita, fino a riportarsi a un solo possesso psicologico di distanza nel quarto periodo.
Quando l’inerzia sembra poter davvero girare, Edwards decide che è il momento di chiudere il discorso: due triple consecutive, prese e segnate con la naturalezza dei grandi, spezzano il tentativo di rimonta di Golden State e mettono il sigillo su una vittoria che interrompe la striscia negativa dei Wolves e ribadisce, una volta di più, il peso specifico del loro numero 1 nelle notti che contano.
Boxscore: 25p+10r Podziemski, 20 Porzingis, 17 Santos, 12 Melton e Payton II per i Warriors; 42 Edwards, 18 Gobert, 15 McDaniels, 12 Reid e Dosunmu, 11 Hyland, 10 Randle per i Wolves.