Con Durant e Jabari Smith Jr. Rockets miracolati contro i Pelicans
Per lunghi tratti sembra una di quelle partite destinate a premiare la squadra più solida nel finale, e per quasi 47 minuti il copione dice Pelicans: New Orleans, trascinata da un Dejounte Murray in versione leader totale, costruisce vantaggi, regge agli strappi dei Rockets e arriva a comandare di quattro punti nell’ultimo minuto, dando l’impressione di avere la gara in pugno.
Houston, priva di Alperen Sengun, sceglie invece di appoggiarsi alla versione più pulita e letale di Kevin Durant: dopo la serata complicata di Denver, l’All-Star ritrova ritmo e fluidità, colpisce dal mid-range, attacca i cambi e diventa il riferimento offensivo attorno a cui ruota tutto il sistema di Ime Udoka, ben supportato dall’energia verticale di Amen Thompson e dalle letture dei giovani esterni.
Dall’altra parte, Murray risponde colpo su colpo, firmando la sua miglior prova da quando ha indossato la maglia dei Pelicans: percentuali irreali, controllo del ritmo, capacità di punire sia dal palleggio che in uscita dai blocchi, il tutto dopo il rientro da un infortunio pesantissimo come la rottura del tendine d’Achille, a testimonianza di una resilienza che tiene New Orleans agganciata alla partita fino alle battute finali.
La gara resta a lungo in equilibrio, con i Rockets che distribuiscono responsabilità offensive tra Durant, Thompson, Reed Sheppard e Jabari Smith Jr., costruendo un attacco corale che prova a compensare l’assenza del proprio centro titolare con ritmo, spaziature e aggressività a rimbalzo offensivo.
New Orleans, però, sembra sempre avere una risposta pronta: Murray legge ogni situazione con lucidità, Zion Williamson si prende momenti di pura fisicità vicino al ferro e la sensazione è che i Pelicans abbiano trovato il modo di gestire i possessi pesanti meglio dei padroni di casa, soprattutto quando l’inerzia sembra pendere dalla loro parte dopo l’intercetto e il layup che li riportano avanti nel punteggio.
Quando, a 32,0" dalla sirena, i due liberi di Zion fissano il +4 per gli ospiti, il finale appare scritto: Houston sembra a un passo dalla resa, mentre New Orleans intravede una vittoria di carattere su un parquet complicato, frutto di una serata in cui il proprio backcourt ha dettato legge per lunghi tratti.
È proprio lì, però, che la partita si capovolge in modo quasi surreale: Jabari Smith Jr. apre la rimonta con una tripla pesantissima che riporta i Rockets a un solo possesso di distanza e, sulla rimessa successiva, la pressione di Amen Thompson spinge Murray a calpestare la linea laterale, trasformando un possesso di gestione per i Pelicans in una palla persa sanguinosa.
Houston fiuta il momento e affida ancora il pallone a Durant, che legge il campo, attacca in uno contro uno sulla destra e si alza dal mid-range dalla sua mattonella preferita, firmando il sorpasso a 8,0" dalla fine con la naturalezza di chi ha costruito una carriera su quei tiri, mentre New Orleans si ritrova improvvisamente costretta a inseguire dopo aver accarezzato il successo.
La confusione degli ospiti si materializza nella rimessa successiva, con Zion Williamson e Herb Jones che non si intendono e perdono un altro pallone pesantissimo, preludio ai due liberi di Durant che allungano il margine e all’ultimo tentativo disperato di Dejounte Murray, che prova a riaprire tutto con un libero sbagliato apposta e il tiro allo scadere di Trey Murphy III: la preghiera dall’arco non trova il bersaglio e sancisce la sofferta vittoria texana.
Boxscore: 32 Durant, 23p+12r Thompson, 18 Sheppard, 16 Smith Jr. per i Rockets; 35 Murray, 21 Williamson, 14 Murphy III per i Pelicans.