Italia - Capitano, mio capitano… Capitano un ciuffolo

17.08.2019 20:43 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Italia - Capitano, mio capitano… Capitano un ciuffolo

(di Werther Pedrazzi). Capitano un ciuffolo. Almeno per Meo Sacchetti, che questa mattina ha comunicato a Pietro Aradori che non farà parte dei 12, la sporca dozzina, che darà l’assalto al porto di Foshan, provincia del Guangdong, in una difficile navigazione nel Mar cinese meridionale. Cina addio. Dunque, per il capitano azzurro. Che soltanto domani mattina saluterà anche l’Acropoli di Atene, e non già immediatamente dopo la comunicazione, come scritto da qualche (malevolo) sito a caccia di polemica. Oh, certo, non che Aradori l’abbia presa bene.

Ormai lontani i giorni di Pinzolo, quelli del primo raduno azzurro, durante i quali sembrava, Aradori, essere uno di quelli con passaporto garantito in tasca, come seconda guardia, il cambio di Belinelli. Come anche, ulteriormente, poteva risultare confermato dall’uso invalso nei raduni della nazionale degli “accoppiamenti”, che vedono spesso la camera condivisa tra il titolare di un ruolo e il suo sostituto. Con il Beli tra i primi a consolare e manifestare solidarietà al suo compagno di stanza Ara.

Così è. Anche se a molti non pare. Ed a prescindere da tifo e simpatie personali.

“Scelta tecnica”.

Meo Sacchetti, si deduce, sembra orientato a portare in Cina tre playmaker (Hackett, Luca Vitali e Filloy?), forse per incrementare la fisionomia di una pattuglia d’assalto. Toccava quindi ad una guardia smontare da cavallo. La scelta secca, dunque, è stata tra Aradori e Della Valle.

Costatato ed appurato l’innamoramento di Meo per Amedeo (legittimo o meno, non è qui argomento di discussione, almeno per noi che riteniamo ogni scelta responsabilità, questa si, esclusiva del cittì), non poteva che essere Aradori a smontare dal turno di guardia.

Aradori, che non l’ha presa bene. Dicevamo. Immaginiamo. Rimuginando sulle sue 154 presenze in nazionale, secondo solo a Gigi Datome (166) e quasi il triplo del Gallo (55)… “Non voglio dire cosa, ma qualcosa vorrà pur dire…”. Gli abbiamo sentito sibilare in altra seppur recente occasione. Forse alludendo ad un ipotetico attaccamento alla maglia azzurra?

Ci hanno riferito anche di una scenetta quasi comica, ma Atene è lontana e il filmetto non lo abbiamo visto, con Aradori che rincorreva il cittì in richiesta di ulteriori spiegazioni e maggiori dettagli sulla scelta tecnica.

Amen.

Gli azzurri sono rimasti in 14.

Ma attenzione. Due di loro, e che duo, Danilo Gallinari e Gigi Datome, per svariati motivi che tutti conoscono e non è il caso di rimuginare, a meno di 15 giorni dall’avvio del Mondiale non hanno ancora toccato il campo in una gara ufficiale… Siamo/siete tutti sicuri che ce la faranno in tempo utile? In quali condizioni, poi, è addirittura secondario. Purché ci siano, vien da dire.

Ma il dubbio atroce ci attanaglia… Fatti tutti gli scongiuri del mondo, possibili e immaginabili, dato fondo a tutta la gestualità apotropaica, conosciuta e non… Sia mai che i dodici apostoli di Meo Sacchetti che mentre scriviamo stanno per scendere in campo contro la Serbia di Sasha Djordjevic, siano anche quelli cui chiedere la moltiplicazione dei pani e dei pesci al banchetto cinese…

Nel frattempo, sussurro e grida di Pietro Aradori ci raggiunge, anche quello purtroppo soltanto riferito: “Pensa un po’ come mi brucia il c… ad andarmene, a me che sono qui fin dal primo giorno”.

Werther Pedrazzi