Dopo Kobe Bryant tocca a Steve Kerr vincere un Oscar

Dopo Kobe Bryant tocca a Steve Kerr vincere un Oscar

Mentre i Warriors erano impegnati al Madison Square Garden e Steve Kerr li stava guidando dalla panchina, dall'altra parte degli Stati Uniti il coach stava ricevendo un premio inatteso alla propria carriera: un Oscar come produttore esecutivo del documentario All the Empty Rooms, dedicato alle stanze lasciate vuote dai bambini uccisi nelle sparatorie scolastiche. Anche se il Dolby Theatre di Los Angeles era lontano, il valore simbolico della vittoria ha fatto rapidamente il giro della NBA. Kerr non ha mai nascosto quanto il tema della violenza armata lo tocchi da vicino, e questo progetto rappresenta un’estensione naturale del suo impegno pubblico, nato anche dal dolore personale per l’assassinio del padre Malcolm nel 1984.
Il documentario racconta un’America ferita, e Kerr ha scelto di sostenerlo proprio perché parla a tutti, senza filtri e senza retorica.

Nelle settimane precedenti alla cerimonia, Kerr aveva spiegato perché aveva accettato subito di partecipare al progetto. «Scherzando, ma è la pura verità: essere il produttore esecutivo è un modo elegante per dire: “Non ho fatto nulla”», ha raccontato con ironia, prima di aggiungere parole molto più profonde. «Ma lo supporto. Mi è stato chiesto un anno fa se fossi interessato e ho detto immediatamente di sì, perché penso che sia brillante. È così potente, parla a tutti e taglia attraverso tutta la politica». Il coach ha poi ricordato la sua preoccupazione per le nuove generazioni: «Ho due nipotine che andranno a scuola tra un paio d’anni. L’idea che debbano fare esercitazioni contro un tiratore attivo è straziante».
Il suo impegno nasce da una convinzione precisa: «Dobbiamo trovare un modo per far capire alle persone che questo è un problema che possiamo affrontare, e non dobbiamo essere divisi su linee politiche».

La vittoria agli Oscar non cambia il suo ruolo quotidiano nella NBA, ma amplifica la voce di un allenatore che da anni usa la propria piattaforma per parlare di temi sociali, spesso con coraggio e senza timore di esporsi. All the Empty Rooms si inserisce in un percorso che lo ha visto più volte schierarsi accanto alle famiglie delle vittime, trasformando la sua storia personale in un impegno civile costante. Kerr non è la prima figura della pallacanestro a vincere l'Oscar: a braccio possiamo ricordare Kobe Bryant e "Dear Basketball", Steph Curry e Shaquille O'Neal produttori esecutivi per "The Queen of Basketball". In un panorama sportivo sempre più intrecciato con cultura e attualità, il successo del documentario dimostra come figure come Kerr possano contribuire a raccontare realtà difficili, dando spazio a storie che rischiano di essere dimenticate. Il suo Oscar non è solo un premio cinematografico: è un messaggio che attraversa il mondo dello sport e arriva dritto al cuore del dibattito americano sulla sicurezza dei più giovani e contro la diffusione di massa delle armi.