In Europa c'è spazio solo per una Lega che metta tutti gli attori d'accordo

29.03.2026 12:40 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
In Europa c'è spazio solo per una Lega che metta tutti gli attori d'accordo
© foto di Savino Paolella

Chus Bueno il traghettatore, nemmeno fosse un Caronte dei nostri giorni, sembra diventato perno centrale nella questione a tre per il campionato continentale di pallacanestro per club tra FIBA, ECA e NBA. La vecchia Coppa dei Campioni, ora EuroLeague, sta camminando veloce verso la sua terza configurazione. Le trattative cominciano a divenire serrate, i rapporti di Adam Silver sono sul tavolo dei Owners della Lega americana e i risultati - si può intuire dalle mezze ammissioni del Commissioner nei giorni scorsi - non sono quelli proposti dal piano iniziale, ma vanno profondamente rivisti. In questo senso va il via libera già deliberato per l'aggiunta delle due nuove franchigie Seattle e Las Vegas: i fondi di investimento sono pieni di soldi e la rendita sembra già garantita a prescindere. Lo scontro frontale con Motiejunas, silurato, è roba di ieri. Bueno è un ex dirigente NBA raccomandato, ma nel senso buono, dal Real Madrid. In Europa non sono fessi: se c'è una possibilità di creare valore aggiunto e pareggio dei conti in uno sport finora sopravvissuto col mecenatismo in tutte le sue forme, dal privato danaroso all'assistenza di stato, ben venga. Tutti d'accordo che la situazione nel complesso, sia diventata insostenibile, non prendiamo a testo quei pochi club spendaccioni senza logica spagnoli, greci e turchi, né il contributo di Stato in Serbia. Quindi un accordo si raggiungerà, visto che la FIBA ha mostrato concretamente la sua volontà. Come? Abbiamo più volte scritto, negli anni scorsi, dell'incapacità di EuroLeague di ottenere sponsorizzazioni globali nonostante l'indubbia qualità del prodotto e la serietà dell'organizzazione. Avevamo considerato che i maggiori Top Spender in pubblicità sono tutti collegati col CIO e le Olimpiadi, e che nessuno di loro investiva nel campionato per club europeo. In pochi giorni Coca Cola, un partner del CIO fin dalle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, ha annunciato che il marchio Sprite comparirà sia nel mondo NBA che in EuroLeague. Un caso?

Ridimensionare gli scenari a quello che veramente rappresentano. Il ritorno di Seattle in NBA, addirittura pare che i nuovi riprenderanno il nome Supersonics, avviene in una città importante, ricca di aziende mondiali come Boeing e Microsoft, di tradizione cestistica acclarata. Las Vegas è una delle capitali mondiali del turismo, sarà facile avere il palazzo pieno come avviene a Orlando e Miami. Il prezzo medio di un biglietto, con le ovvie disparità tra franchigie piccole e grandi, tra loggioni a chilometri di distanza e prime file, oscilla tra 95 e 150 dollari in stagione regolare. Nel girone di andata del campionato 2025-2026 l'Olimpia Milano, primatista in LBA per numero presenze e incasso medio, ha avuto un biglietto medio da 19,5 euro. Cinque volte meno che negli USA, e non parliamo degli altri club italiani. Ha incassato in totale, con sette partite giocate in casa di cui due all'Allianz Cloud, 928mila euro che negli USA sarebbero corrisposti a 4,5 milioni con soli 6.782 spettatori. Ma la media spettatori oltreoceano è 18.000. Zalgiris, Partizan e Stella Rossa, Panathinaikos e Olympiacos ci indicano che quel numero può essere raggiunto ma non a quel prezzo medio. Non è una novità, i nostri 24 fedeli lettori (quelli di Manzoni sono 25, per anticipare i soliti criticoni della precisione, ma pensiamo sia ovvio a tutti che noi preferiamo il 24) lo sanno da anni visto che lo ripetiamo allo sfinimento. Magari se Adam Silver ci avesse letto si sarebbe risparmiato centinaia di migliaia di dollari di consulenze...

Vorrei ma non posso, per cui quali sono le alternative? Le conseguenze di questi ragionamenti sono diversi.
Primo, non buttare via l'acqua sporca col bambino. EuroLeague è un giocattolo che funziona, troveranno la formula magica per convivere insieme tutte queste anime della pallacanestro e la faranno crescere con l'aggiunta di nuove risorse.
- Secondo. Accelerare l'arrivo di alcune arene nuove, più capienti, meglio strutturate nell'ottica precisa di un prodotto di contorno che si avvicini al mondo NBA. Qualcuno dovrà rivedere i progetti già avviati, non a caso il Barcelona ha annunciato il suo solo qualche giorno fa. 
- Terzo. Assorbire la richiesta dagli USA di almeno 60 giocatori di alto livello per le due nuove franchigie senza impoverire EuroLeague. FIBA si deve prendere l'impegno nel mondo di produrre nuovi giocatori visto che sarebbe questa la sua vocazione. L'incapacità di analizzare le tendenze del futuro e di incidere sul settore giovanile - dove ormai è chiaro a tutti che la conquista di qualche medaglia ai campionati europei di categoria è soltanto fine a se stessa - questa estate provocherà una fuga di giovani emergenti italiani dalla serie A alla NCAA. Quasi tutti torneranno (con le tasche piene) ma i prossimi due anni si annunciano difficili per i club che dovranno avere sei italiani a referto in campionato di cui possibilmente quattro veri e non under tesserati, piuttosto che vecchietti bolliti disposti ad allungare la carriera.
- Quarto. Mettere insieme, dove non ci sono oggi, proprietà di club davvero forti e non avventurieri dell'ultima ora. I progetti, anche se diluiti nel tempo, sono di impatto profondo per le capacità di investimento. Una proprietà in crisi mette in difficoltà il sistema, ma almeno qui dovrebbero valere i criteri della NBA e non quelli della FIP. 
- Quinto. Darsi qualche pizzicotto nella pancia e accettare qualche lezione di umiltà. Valorizzare il lavoro che ECA ha fatto dal 2000 ad oggi è sempre meglio che ripartire da zero.