A2 - Se l'Urania Milano è nemica di se stessa, come contro Udine

08.03.2021 06:00 di Paolo Corio Twitter:    Vedi letture
A2 - Se l'Urania Milano è nemica di se stessa, come contro Udine
© foto di Savino Paolella

Contro Udine non è Dominique Johnson il rebus irrisolto per la difesa dell’Urania Milano, ma Nana Foulland. All’Allianz Cloud la guardia fuori categoria di coach Boniciolli viene infatti tenuta a 5 punti, in un duello che peraltro annulla anche Nick Raivio (9 a referto), mentre il centrone da New York in maglia friulana (21 punti, 8 rimbalzi) stravince il duello con Wayne Langston (14 punti, unico in doppia cifra dei Wildcats) e “manda nei matti” Giorgio Piunti (6 punti, 1 rimbalzo), innervosendolo al punto da discutere con coach Villa per le modalità di un cambio a partita ormai decisa.

A pesare nel 53-67 finale sono anche a favore di Udine i 14 punti dell’highlander Antonutti, gli 11 (con 6 assist) di Giuri e i 12 di Mussini, mentre dall’altra parte incidono in negativo anche e soprattutto i tabellini di Bossi (5 punti, con 1/5 da due e 1/3 da oltre l’arco) e di Montano (2 punti, con 1/3 da sotto e 0/5 nelle triple). E anche la prova di Raspino vede questa volta l’energia agonistica annullata da banali errori nei passaggi, con 9 punti e 5 rimbalzi sporcati da 5 palloni gettati alle ortiche in fase offensiva.

Ma ad affondare l’Urania, al di là delle statistiche (43% da due, 15% da tre) e della pessima serata delle guardie, è stata soprattutto… la testa della stessa Urania. Perché quello di capitan Benevelli (8 punti e 7 rimbalzi, per noi il migliore tra i suoi) e compagni è stato un approccio mentale decisamente a due facce: bravi nella prima parte a “stare sul pezzo”, limitando le estemporaneità offensive e innalzando la difesa per ricucire i primi break di Udine; assolutamente pessimi nel gestire la situazione dopo l’intervallo, chiuso su un 30-34 che faceva pensare a tutt’altri equilibri da lì alla fine. Terribile in particolare il terzo quarto, con la svolta che si verifica alla sua metà esatta con il gioco da tre di Mussini che decreta pure il terzo fallo di Raivio: Milano si ritrova così a -11 (34-45) e da quel momento scivola gradualmente fuori dalla partita più per le pessime scelte offensive che per quelle difensive. 

L’ultima frazione, dopo il 38-59 della terza sirena, serve a salvare parzialmente l’onore con un piccolo recupero, ma evidenzia anche un fattore imprescindibile per questa Urania: se vuole giocarsi ogni partita, e giocarsi anche fino in fondo l'intera stagione, deve imparare a rimanere con la testa nel match anche quando l’inerzia diventa contraria e gli episodi mettono tensione nei palloni giocati. Con la consapevolezza, visto quanto sinora avvenuto anche in altre partite, che il terzo quarto è il momento più a rischio di default, con un meccanismo che o viene prevenuto (come accaduto nella vittoria con Biella, in cui i time-out di coach Villa hanno ottenuto tutt’altro effetto di quelli con Udine) oppure rischia di essere del tutto auto-distruttivo. Eventualità che i Wildcats dovranno saper evitare già nel prossimo match contro Capo d’Orlando, in programma sempre all’Allianz Cloud alle 14 di sabato 13 marzo. (Paolo Corio)