Secondo Durant, Jokic e Doncic non sono interessati all'All-Star Game
Kevin Durant è tornato al centro del dibattito sull’NBA All-Star Game, affrontando uno dei temi più discussi degli ultimi anni: il calo di competitività e di ascolti della partita delle stelle. Negli ultimi tempi la lega ha sperimentato diversi formati - dal draft tra capitani alle squadre World vs USA - nel tentativo di rendere l’evento più coinvolgente, mentre molti appassionati continuano a sostenere che le edizioni del passato fossero più intense, citando episodi iconici come la sfida tra il giovane Kobe Bryant e Michael Jordan nel 1998. Durant ha raccontato di aver rivisto numerose vecchie partite per verificare questa percezione: «Ho guardato le partite dell’All-Star Game e l’intensità di cui parla la vecchia generazione», ha detto ai giornalisti scuotendo la testa, «ma non so se l’ho davvero vista». Le sue parole arrivano in un momento delicato per l’evento, con gli ascolti televisivi in calo: l’edizione 2025 ha registrato 4,7 milioni di spettatori, il 13% in meno rispetto all’anno precedente e uno dei dati più bassi dal 2000.
Il fuoriclasse, pronto a disputare il suo sedicesimo All-Star Game a Los Angeles, ha anche respinto l’idea che siano le superstar americane più esperte - come Stephen Curry, LeBron James o lui stesso - ad aver reso la gara meno competitiva. «Dovreste chiedere agli europei e alla squadra World se hanno intenzione di competere», ha dichiarato. «Se guardate Luka Dončić e Nikola Jokić oggi, torniamo indietro a vedere cosa fanno all’All-Star Game. È quella competizione? Non mettiamo in discussione quello che fanno loro, ma critichiamo i veterani e gli americani». Durant è stato ancora più diretto: «Quei due, Luka e Jokić, non sembrano interessarsi affatto alla partita. Si sdraiano per terra, tirano da metà campo. E poi vi preoccupate dei veterani che dovrebbero giocare più duramente?». Secondo il 37enne, il problema nasce soprattutto dalla nostalgia di tifosi e media: «Credo che tifosi e media abbiano bisogno di qualcosa di cui lamentarsi, perché l’All-Star Game non li fa più sentire come quando erano bambini. Non penso sia un grande problema: l’All-Star Weekend serve a celebrare il basket». E ha concluso ribadendo la sua visione dell’evento: «La gente a casa continuerà a lamentarsi dell’intensità e non credo che supereremo mai questa cosa. Ma questo weekend è molto più grande: riunisce tante persone e aiuta a far crescere il gioco».