Come l'NIL impatta sul Draft NBA: solo in 71 eleggibili, il dato più basso dal 2003

28.04.2026 10:10 di  Iacopo De Santis  Twitter:    vedi letture
Come l'NIL impatta sul Draft NBA: solo in 71 eleggibili, il dato più basso dal 2003

L'ormai famoso fenomeno del NIL che permette agli universitari di ricevere stipendi anche milionari per giocare nel basket NCAA non impatta solo sull'Europa, ma anche sulla stella NBA. Sono appena 71 le 'Early-entrance' nel Draft 2026, ovvero i giocatori che hanno deciso di rendersi eleggibili. Si tratta del dato più basso dal 2003, l'anno in cui vennero scelti LeBron James - senza passare dal college - Carmelo Anthony, Dwyane Wade e Chris Bosh. Ma da allora c'è una differenza sostanziale: rispetto a quell'anno, dal 2016 la NBA ha allargato la regola del "testare le acque", permettendo ovvero ai giocatori di inserirsi nella lista dei giocatori draftabili ma con la possibilità di ritirare il proprio nome se le quotazioni e le attenzioni non sono quelle sperate. Nonostante questa possibilità, oggi sono solo 71 i prospetti al vaglio delle dirigenze delle 30 franchigie NBA, compresi gli italiani Francesco Ferrari e Luigi Suigo. Ma basti pensare che lo scorso anno erano 115, mentre nel 2022 hanno raggiunto un massimo di 363 giocatori al Draft.

I motivi di questo drastico calo sono legati al fatto che essendo pagati già in NCAA, molti ragazzi scelgono di restare al College senza aver fretta di fare il grande passo. Un aspetto che sottolineò pochi giorni dopo la fine del torneo anche il coach di UConn Dun Hurley, che ha convinto Braylon Mullins, un prospetto da primo giro, a tornare la prossima stagione: "Penso che il mondo sia cambiato. Non c'è più questa pressione di andare in NBA adesso a causa della situazione economica. Giocatori come Braylon, lui probabilmente guadagnerebbe più soldi a UConn l'anno prossimo di quanti ne prenderebbe se fosse la 15esima scelta. Quindi, sai, queste sono le cose che devi valutare. Quanto voglio davvero lasciare il college e arrivare in NBA?"