A volte ritornano: Denis Marconato

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martedì, 07 gennaio 2014 alle 14:39
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Denis Marconato, centro della Pallacanestro Cantù, ha rilasciato un’intervista in esclusiva ai microfoni di Pianetabasket.com
E’ proprio il caso di dirlo, a volte ritornano. Alla veneranda età di 38 anni, Denis Marconato ha riabbracciato la Serie A, tornando alla Pallacanestro Cantù per sostituire l’infortunato Marco Cusin. Il lungo trevigiano aveva già vestito la maglia biancoblu nelle stagioni 2010-2011 e 2011-2012, e può vantare un palmarès di 4 campionati Italiani, 7 coppe nazionali, 4 supercoppe, una coppa di Spagna e due coppe Europee con le squadre di club, e una medaglia d’oro, una medaglia d’argento e una medaglia di bronzo agli Europei, e una storica medaglia d’argento alle Olimpiadi con la Nazionale Italiana. Denis è tornato in Serie A, non più giovanissimo, ma con la voglia e con l’entusiasmo di un ragazzino.
La Serie A riabbraccia Denis Marconato, e tu hai risposto presente con una prestazione di grande sacrificio, utile ai fini di un’importantissima vittoria contro Reggio Emilia.
“Beh, sono io che ho riabbracciato la Serie A! Essere stato richiamato, anche solo per due mesi, dalla Pallacanestro Cantù è stata per me una grande soddisfazione. E’ una società che conosco molto bene, e sono fiero di giocare con questa squadra, sono veramente molto contento e colgo l’occasione per ringraziare la società che mi ha dato questa possibilità, e per ringraziare i tifosi che mi hanno accolto benissimo.”
Ti aspettavi di tornare in Serie A dopo l’esperienza dello scorso anno a Venezia?
“Diciamo che dopo Venezia non mi aspettavo niente. Il mio desiderio, ovviamente, era quello di giocare in Serie A, ma anche una Legadue Gold o una Legadue Silver le avrei accettate molto volentieri, l’importante è essere sempre motivati e avere gli stimoli per continuare. Fino a questo momento stavo giocando in DNB con il Basket Treviso, e la chiamata della Pallacanestro Cantù è stata un fulmine a ciel sereno. Spero di ripagare la fiducia che la società ha avuto in me.”
Come stavi vivendo questa prima parte di stagione con il Basket Treviso?
“Mi sono allenato tanto, e ho giocato solo tre partite per via dell’infortunio di Ivan Gatto. Per me la DNB era una categoria del tutto nuova, e per un giocatore di stazza come me non è semplice adattarsi.”
A Imola è tornato a calcare i parquet della Legadue Gold un "ragazzino" di 44 anni di nome Vincenzo Esposito. Cosa ne pensi di un campione come lui che ha deciso di rimettersi in gioco per dare una mano alla sua squadra?
“Beh, da fuori uno potrebbe anche criticare questa scelta, domandandosi il perché ad una certa età non ci si ritira, lasciando il basket giocato. Io la trovo una bella cosa, e finché il fisico regge, finché c’è la passione e finché si ha la grinta per giocare, perché non continuare a farlo! Anche a Capo d’Orlando i miei ex compagni Basile e Soragna si sono rimessi in gioco, e stanno dimostrando che, nonostante l’età, possono ancora fare la differenza in campo. Penso che la generazione mia, di Basile, di Soragna, di Pozzecco, di Galanda e di Bulleri sia veramente una generazione di ferro.”
Tu avresti accettato un'offerta da Capo d’Orlando?
“Io in Legadue, Gold o Silver, ci sarei andato senza problemi. Capo d’Orlando l’avrei accettata ancor più volentieri, conoscendo già Basile e Soragna mi sarei trovato benissimo, e mi piace molto la squadra che è stata costruita, possono fare molto bene. E poi c’è Gianmarco…”
Che te ne sembra di Gianmarco Pozzecco nel ruolo di Coach?
“Si sta dimostrando un ottimo allenatore, e questo mi ha stupito! L’ho conosciuto da giocatore, ed era totalmente pazzo, ma quando ci ho parlato seriamente ho capito che Gianmarco era un ragazzo veramente intelligente, e sono felicissimo per lui.”
Tu, in futuro, ti ci vedi nel ruolo di allenatore?
“Ogni tanto, a dire la verità, ci penso. Poi, però, penso anche che se già si è stressati da giocatore, figuriamoci da allenatore…”
E’ la Adecco Gold il vero campionato italiano? Come mai molti veterani del calibro di Basile, Soragna, Esposito, Carraretto, Mancinelli, Amoroso, Di Bella, Garri, Cittadini, Maresca, Rocca e Maggioli decidono di rimettersi in gioco in questa categoria?
“È un bellissimo campionato, molto equilibrato. E poiché molti italiani non hanno la possibilità di mettersi in mostra in Serie A visto l’elevato numero di stranieri. Offre ai giocatori più anziani la possibilità di dimostrare che ancora possono giocare ad alti livelli, e ai più giovani la possibilità di trovare spazio e di fare esperienza.”
Il tuo è un ruolo molto delicato, e in Italia si fa fatica a trovare un pivot con le tue caratteristiche. A detta di molti, Denis Marconato è ancora il centro più completo del basket Italiano, a dispetto dell’età. A cosa è dovuta le penuria di lunghi nel nostro Paese?
“Io penso sia dovuta più che altro al momento, ma è anche vero che sta cambiando la pallacanestro. Oggi si gioca più sull’atletismo e sulla velocità. Di puri 5, grandi e grossi, ce ne sono veramente pochi, e non vengono sfruttati a dovere. Si cerca sempre il giocatore con il tiro da fuori e con la capacità di aprire gli spazi, e il gioco viene spostato più che altro sugli esterni. Il basket sta cambiando, e i dinosauri come me sono destinati ad estinguersi.”
In chiave Nazionale chi può essere il miglior prospetto nel tuo ruolo?
“A parte Bargnani, che gioca in NBA, e che già è un giocatore affermato, vedo molto bene Cervi, che gioca a Reggio Emilia, e secondo me può essere un prospetto interessante. Anche Tessitori e Renzi possono far bene, e sta a loro dimostrare quanto valgono. Sicuramente hanno le caratteristiche per far bene. Cervi, ad esempio, ultimamente sta trovando molto più spazio, e in chiave Nazionale può tornare molto utile. Ha bisogno di collezionare un buon minutaggio e di trovare maggiore fiducia in se stesso.”
In Italia, spesso, è proprio la fiducia nei giovani che manca.
“Esatto. Delle volte manca la fiducia, ma spesso manca anche il giocatore in grado di guadagnarsi la fiducia. Io sono dell’idea che il lavoro paga, e che con l’impegno e con l’abnegazione i risultati alla fine arrivano. Se un giovane lavora sodo e si impegna, e poi non viene premiato, allora vuol dire che anche l’allenatore ha le sue colpe.”
Quanto sei stato vicino a giocare in NBA?
“Io ho fatto la Summer League con i Wizards, più che altro perché volevo provare quest’esperienza per vedere quello che era il livello statunitense. Non penso, però, che mi sarei trovato bene in NBA, io sono più un giocatore che si mette a disposizione della squadra. In NBA il livello è nettamente diverso rispetto a quello Europeo.”
Obiettivo personale per questa stagione?
“Il mio primo obiettivo personale l’ho già raggiunto tornando in Serie A, e sono felicissimo! Adesso voglio dare il massimo a Cantù, e ho voglia di impegnarmi per la società che mi ha dato una possibilità, per i tifosi che mi hanno accolto molto calorosamente, per la mia famiglia che fa tanti sacrifici per seguirmi, e anche per me stesso. Al termine di questi due mesi si vedrà.”
Con una premessa: l’entusiasmo è sempre quello di un ragazzino. In bocca al lupo, Denis.
“Crepi il lupo!”

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