Cantieri Aperti 365 incontra Flavio Tranquillo

27.05.2020 23:23 di Redazione Pianetabasket.com   Vedi letture
Cantieri Aperti 365 incontra Flavio Tranquillo

Si sposta a bordocampo, con cuffia e microfono, Cantieri Aperti 365 che con la sua video-chat questa volta va a conoscere meglio Flavio Tranquillo, una delle voci più conosciute del basket in Italia.

Con lui abbiamo sviscerato tantissimi ricordi da quello dell’anniversario del 27 maggio quando nel lontano 1989 era a bordocampo per commentare per Nova Radio Philips Milano-Enichem Livorno, ad un Carpisa Napoli-Climamio Bologna che ricorda tra le sue più belle gare commentate, a tutta un’analisi del mondo NBA che da anni commenta su Sky Sport.

E quindi non potevamo non partire a parlare dalle ipotesi di ripartenza: “ Le motivazioni sono fortissime, 2 miliardi di motivazioni. Le complessità da affrontare sono tali per cui ci vuole del tempo per fare una sintesi delle cose da garantire. Silver ha praticamente detto che bisogna scegliere tra una serie di opzioni, di cui nessuna è la miglior possibile, ma ci si trova a dover scegliere l’opzione meno peggio. E’ difficile per una lega che è sempre stata abituata a scegliere il meglio”.

Prima o poi si dovrà fare una scelta: “La valutazione del rischio è il prodotto tra probabilità e conseguenza

La probabilità di avere 0 contagi non la può garantire nessuno, il protocollo della Bundesliga che è ripartita, ad esempio, pensa di assicurare un grado di rischio compatibile con motivazioni socio economiche della ripartenza. Ogni cosa che fai ha un pro e un contro, il problema è accettare e far accettare che nonostante tutte quello che la NBA può garantire sei comunque esposto. Puoi creare un ambiente in cui il rischio si abbassa e allora, in quel senso, se ci fosse un contagio durante le competizione andrebbe trattato in modo razionale, ma lo puoi fare solo se ammetti che non controlli tutto”.

Una stagione NBA che era già particolare visto quanto era equilibrata: “A inizio marzo penso davvero non si potesse davvero capire nulla, mai come in questa stagione. 3/4 squadre che potevano farsi preferire, ma ce ne sono almeno 8 che sarebbero potute andare in finale e adesso sarà ancora più imprevedibile. Quella attuale è una stagione di transizione verso un assetto futuro e a questo punto questa situazione si allungherà anche sulla prossima, ma rischia di diventare un incredibile acceleratore su cose che sarebbero cambiate in anni come il reseeding per i playoff o una stagionalità con un calendario diverso”.

Proprio il reseeding è di grande attualità: “E’ un’opzione, ha anche il suo perché, però ha senso se viene anche armonizzato il calendario dove tutti giocano con tutti lo stesso numero di volte, sennò rischia di essere poco coerente. Adesso ad Orlando si può anche fare se si ripartirà, ma poi bisogna studiare come farlo funzionare anche con un assetto normale”.

Nel cassetto dei ricordi la prima telecronaca dal vivo nel mondo NBA: “Fu a Cleveland, all’All Star Game del 1997, ne ho un ricordo straordinario, ma ovviamente devo paragonarla al livello di idealizzazione che ne avevo. Ho iniziato a vedere la NBA nel 1981, ogni tanto si vedeva sulla TV Svizzera, poi qualche tabellino sul vecchio Superbasket, non importava che quelle partite si fossero giocate anche settimane prime, per me la NBA era Erving che schiacciava passando dietro al tabellone o segnava da centro campo. Quando la vedi dal vivo ti rendi conto che è bellissima, ma è pur sempre pallacanestro e allora scopri quando di interessante è tutto quello che c’è intorno. Certo poi quell’half time con la premiazione dei migliori 50 giocatori della storia rimane qualcosa di impareggiabile”

Da quel mondo, oltre 20 anni dopo, la NBA è decisamente contaminata dagli “internationals”: “Vero, li ha aiutati in modo incredibile. In senso sportivo perché li ha portati a studiare altri modi di fare pallacanestro. Il basket è uno, ma si può declinare in tanti modi diversi. Più ne vedi e il basket che scegli diventa più completo. Li ha aiutati in modo clamoroso dal punto di vista commerciale e li aiuterà in futuro avere sempre meno pregiudizi sui giocatori non americani. Il giorno in cui saranno attenuati sarà un bel giorno e la NBA avrà ancora più beneficio ad essere contaminata da culture diverse”.

Si chiude con due chicche, la prima è la notizia che lo ha colpito maggiormente in questi anni: “Forse presi un po’ troppo seriamente il primo ritiro di Michael Jordan, pretendevo di sentirmi come se avessi perso una parte di me. Ci sono delle notizie su cui proiettiamo cose esagerate. Poi ovvio che brutte notizie come le morti di Bryant, Petrovic o Bias lasciano il segno” e poi il quintetto dei sogni dei giocatori commentati: “Nash, Bryant, Jordan, Duncan e Shaq, sono i primi nomi che mi vengono in mente, ma ne potrei davvero scegliere almeno altri 10 di quintetti”.

Cantieri Aperti 365 ritorna in onda domenica 31 maggio alle 21.30 nella seconda puntata del nuovo formato che ci vedrà protagonisti in questa “fase 2” il mercoledì alle 19.30 e la domenica alle 21.30