Timberwolves, minuto di silenzio per Renee Good: basket e comunità ferita a Minneapolis
Prima della palla a due contro i Cleveland Cavaliers, il Target Center si è fermato in un silenzio pesante, diverso da quello che precede una grande sfida NBA: i Minnesota Timberwolves hanno voluto rendere omaggio a Renee Good, 37 anni, uccisa il giorno precedente da un agente dell’ICE mentre si trovava in auto in una strada del sud di Minneapolis, a pochi chilometri dall’arena. L’episodio, avvenuto nel contesto di un’intensificazione delle operazioni federali legate alla stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump, ha scosso la città e riacceso le proteste in tutta l’area delle Twin Cities, con manifestazioni davanti agli edifici governativi e cortei nei quartieri vicini al luogo della sparatoria. In questo clima, le parole di Chris Finch prima della gara hanno avuto il tono di un messaggio alla comunità più che di una semplice dichiarazione pre-partita: «La nostra comunità ha subito un’altra tragedia indicibile. Vogliamo esprimere le nostre condoglianze e i nostri pensieri alla famiglia, ai cari e a tutti coloro che sono stati colpiti da quanto accaduto», ha detto il coach, mentre giocatori di entrambe le squadre si schieravano a centrocampo per il minuto di raccoglimento.
Il contrasto tra il silenzio iniziale e l’energia del parquet, una volta cominciata la partita, ha reso ancora più evidente quanto il basket a Minneapolis non possa essere separato dal contesto sociale che lo circonda. Mentre le organizzazioni per i diritti civili chiedono trasparenza e responsabilità e le autorità locali provano a tenere bassa la tensione in attesa delle indagini ufficiali, i Timberwolves hanno offerto una delle prestazioni più complete della loro stagione, quasi a voler restituire alla propria gente almeno una serata di normalità in mezzo al caos. La vittoria su Cleveland, arrivata dopo un secondo tempo in controllo e che rappresenta il quarto successo consecutivo, resta sullo sfondo rispetto al peso simbolico di quella cerimonia iniziale: un’arena ammutolita, un gruppo di giocatori che si stringe attorno alla propria città e un messaggio implicito, ma chiarissimo, su quanto il dolore di Minneapolis entri ogni sera anche dentro le linee del campo.