Houston Rockets attesi da un salto di qualità dopo la delusione playoff
Houston arriva a questa off‑season con la consapevolezza di aver costruito una base solida, ma anche con l’amaro di una corsa playoff finita troppo presto. Da qui riparte l’analisi di una franchigia che vuole trasformare il potenziale in continuità, senza perdere l’equilibrio economico che la NBA impone.
Un anno fa sembrava che i Rockets fossero davvero a un passo dal fare rumore a Ovest, soprattutto dopo l’arrivo di Kevin Durant, reduce da un’altra stagione da All‑NBA. Le 52 vittorie in regular season avevano confermato la bontà del progetto, ma la serie contro i Lakers ha riportato tutti alla realtà: sotto 3‑0, eliminati in sei gare, e per giunta contro una Los Angeles priva di Luka Dončić e con Austin Reaves in campo solo due volte. Una chiusura che ha lasciato “un sapore amaro” all’interno dell’ambiente e che ora spinge Rafael Stone a intervenire con lucidità per fare il passo successivo.
Il primo nodo riguarda Tari Eason, considerato la priorità tra i free agent interni . La sua efficienza al tiro è calata, ma ha dimostrato di poter mantenere buone percentuali da tre su volumi più alti, oltre a confermarsi difensore e rimbalzista affidabile. Houston, però, deve muoversi con cautela: ha già pagato Sengun e Jabari Smith Jr., e presto dovrà farlo anche con Amen Thompson. Per questo non può “dare a Eason tutto ciò che vuole”. La buona notizia è che, essendo restricted, il suo mercato non dovrebbe esplodere, anche perché non è ancora un titolare stabile. Una proposta intorno ai quattro anni per 80 milioni viene indicata come ragionevole.
Il secondo dossier riguarda Fred VanVleet, fermo tutta la stagione per la rottura del crociato. La sua player option è un vero 50‑50: se la esercita, Houston avrà circa 24,1 milioni sotto il primo apron, margine che si restringe se l’obiettivo è rifirmare Eason. Se invece decidesse di uscire dal contratto e accettare un accordo più leggero, qualcosa come 60 milioni in tre anni con solo due garantiti, darebbe ai Rockets più respiro. In quel caso, con Eason rifirmato, Houston avrebbe circa 12 milioni sotto il primo apron e 25 sotto il secondo per completare il roster, abbastanza per usare la taxpayer MLE e poi minimi veterani.
Il resto dei free agent è composto da giocatori da minimo, e riportarne qualcuno non cambierebbe le strategie complessive. Per modifiche più profonde, invece, serviranno le trade: Clint Capela e Dorian Finney‑Smith, poco utilizzati, potrebbero essere ceduti per liberare oltre 20 milioni di salario. Per arrivare a un giocatore di livello superiore, però, bisognerebbe includere nomi più pesanti come Jabari Smith Jr., Reed Sheppard o Steven Adams. Più probabile, dunque, che Houston si concentri su piccoli aggiustamenti, cercando tiro e punti da profili come Tim Hardaway Jr., Landry Shamet, Simone Fontecchio o Taurean Prince, tutti economicamente accessibili.
Il capitolo più importante, però, riguarda Amen Thompson. Nonostante le difficoltà al tiro — “Thompson non può tirare. Neanche un po’” — il suo impatto difensivo è da candidato al Defensive Player of the Year, con la capacità di marcare chiunque tranne i centri più imponenti. A questo aggiunge rimbalzi, playmaking in crescita e un atletismo che gli permette di segnare 18,3 punti con oltre il 70% dei tiri al ferro. Per questo un’estensione da cinque anni e 185 milioni viene considerata logica, in linea con quella di Sengun.
L’estate dei Rockets, insomma, non avrà il clamore della precedente. Questa volta si tratta di consolidare, riequilibrare il cap e blindare un altro tassello giovane . Magari Stone ha in mente un colpo a sorpresa — non è tipo da tirarsi indietro — ma se arriverà, è più probabile che accada durante la stagione che non nei mesi estivi.