Nella rivoluzione del basket continentale europeo il vaso di cristallo è la FIBA
NBA Europe: l'accordo tra la FIBA e la NBA per ripetere nel Vecchio Continente l'esperienza congiunta del Basketball Africa League, campionato per club africano, sarebbe dovuta essere una rivoluzione esplosiva. Avrebbe semplicemente messo nell'angolo una EuroLeague di cui tutti facevano a gara per trovarne limiti, difetti, astrusità finanziarie, inconsistenza economica. La sicurezza di Adam Silver nell'indicare le modalità ai club europei per mettersi in fila e finanziare la metodologia NBA in cambio di un successo folgorante ci ricordava quella gioiosa macchina da guerra con cui Achille Occhetto avrebbe dovuto vincere le prime elezioni del dopo Mani Pulite. E sappiamo tutti come andò a finire.
Ma gli avvenimenti delle ultime settimane, una volta smessi i toni trionfalistici, ci raccontano un'altra verità. NBA è seduta a un tavolo a esaminare una montagna di buone intenzioni, a ridisegnare per la terza o quarta volta perimetro e budget di investimenti, e ci farà sapere, sembra a fine giugno - quando i club avranno già ottemperato alle iscrizioni dei rispettivi campionati nazionali - se davvero sarà in grado di lanciare il suo progetto con la prima palla a due nell'ottobre 2027. Euroleague è uscita dall'angolo del ring e ha iniziato a picchiare forte, per prendersi tutto lo spazio disponibile: se in inverno discuteva di cancellare l'EuroCup o di accorparla alla BCL in quanto economicamente in perdita sulle spalle dei club con licenza EL, adesso quasi raddoppia. E FIBA invece incassa il ridimensionamento qualitativo della Champions League allargando la base di partecipanti, sinonimo in questo caso di impoverimento tecnico e spettacolare. La fotografia del momento è chiara: i grandi club del continente hanno scelto da che parte stare, e la mappa del potere si sta ridisegnando con una velocità sorprendente.
Secondo quanto riportato negli articoli e nei comunicati ufficiali di questi ultimi giorni, 52 dei 57 club più importanti d’Europa hanno deciso di legarsi al progetto EuroLeague, distribuendosi tra la massima competizione e una Eurocup completamente rinnovata. Anche club che nascono esplicitamente con obiettivo NBA Europe hanno chiesto un posto a EuroLeague. È un’adesione massiccia, che racconta più di mille dichiarazioni: il futuro del basket europeo passa da qui.
La forza dell’EuroLeague si misura anche nella durata degli accordi. Almeno 40 club hanno firmato contratti pluriennali, cinque anni per la Eurocup e dieci per le dodici squadre che hanno già siglato l’impegno nella competizione principale, tra cui Barcelona, Fenerbahçe, Maccabi, Milano, Olympiacos e Panathinaikos. Una scelta che certifica fiducia, stabilità e soprattutto una visione comune; il fatto che la dirigenza del Real Madrid sia ancora sull'albero a cantare certifica che nella pallacanestro Florentino Perez è importante ma forse non comanda più come una volta e come aveva fatto pensare la nomina di Chus Bueno al posto di Motiejunas.
Nel frattempo, la Eurocup che doveva scomparire cambia volto: si passa da 20 a 32 squadre, suddivise in quattro gironi da otto, con una fase finale che prevede ottavi, quarti, semifinali e finale tutte al meglio delle tre gare. Una struttura pensata per accogliere l’enorme richiesta dei club europei, che vedono nella competizione un ambiente solido, capace di favorire investimenti e programmazione a lungo termine e, ultimo ma non meno importante, la possibilità di firmare giocatori importanti per la vetrina che la competizione può offrire.
La selezione delle partecipanti si basa sui risultati nazionali, con 22 licenze quinquennali già assegnate e una wildcard ancora da definire, contesa tra Girona, Hamburg Towers, Cibona, Burgos e Legia Varsavia. Per la wildcard della stessa Eurolega, invece, i nomi più caldi sono Monaco e Besiktas.
Il nuovo assetto porta in campo rappresentanti di 16 Paesi diversi, con l’Italia che diventa la nazione più presente in Eurocup grazie a Trento, Venezia, Tortona, Napoli e Roma. Un mosaico che conferma la portata dell’espansione: tra Eurolega ed Eurocup, il progetto arriva a 52 squadre complessive, un numero che non ha precedenti nel basket continentale.
Restano fuori, almeno per ora, club di peso come Real Madrid, Joventut, Murcia, Unicaja e AEK Atene, con questi ultimi due ancora legati alla Basketball Champions League, che nel frattempo perde pezzi importanti come Aris, PAOK e Tenerife, passati alla Eurocup. La risposta della FIBA è tutta nel passaggio della FIBA Europe Cup dal format a 32 a quello a 48 squadre. E nella promessa che la vincente della BCL avrà un posto nella NBA Europe - sempre che poi non decida di rinunciare come fatto da Gran Canaria e JL Bourg dopo la vittoria in EuroCup, spaventati dai costi di ingaggio spaventosi. Tutto per avere una manciata di giocatori disponibili per le finestre nazionali di novembre e febbraio: ne valeva la pena? Adesso si profila il definitivo passaggio all'irrilevanza sostanziale: anche i campionati nazionali si dovranno rimodellare sulla base degli impegni continentali dei club.
È un passaggio storico, che segna una frattura netta tra chi vuole far parte del nuovo ordine europeo e chi, per ragioni contrattuali o strategiche, resta alla finestra. Ma la direzione sembra tracciata: l’EuroLeague non sta solo crescendo, sta diventando il centro gravitazionale del basket del vecchio continente. E non vorremmo che la mossa di Adam Silver e Mark Tatum di aver corteggiato dei grandi club calcistici per far loro artificiosamente imitare la storia "vera" delle grandi polisportive spagnole sia stata un gravissimo errore. Avrebbero invece dovuto spiegare ai club cestistici che hanno fatto grande la tradizione europea perché sarebbe stato interessante aderire al progetto americano. Non averlo fatto si sta rivelando un irreparabile harakiri.