TAGLIA FUORI – Ep. 14: Il primo triplete milanese

19.06.2026 07:29 di  Gianfranco Pezzolato  Twitter:    vedi letture

Finisce 86-72 al Taliercio, e finisce una stagione che Milano ha vinto da settembre a giugno. Supercoppa, Coppa Italia, scudetto: il triplete italiano. E qui sta la prima cosa che vale la pena dire, quella che cambia tutto. L'Olimpia ha 55 trofei in bacheca, è la squadra più titolata della storia del basket italiano, e il triplete nazionale non l'aveva mai fatto. Mai. Ci erano riusciti Treviso nel 2003, Siena ai tempi d'oro, Sassari nel 2015  tutti, tranne la corazzata. Stasera quella casella vuota si è riempita. Partiamo da dove nessuno guarderà. Tutti scriveranno dei 15 di Brooks, dei 11 di Guduric, del solito gruppo che si divide il lavoro. Ma la partita Milano l'ha vinta in lunetta: 22 tiri liberi su 28, il 78.6%, contro i 18 tentati da Venezia. In una Gara 4 da chiudere in trasferta, nel palazzo dove la Reyer non aveva mai perso in tutti questi playoff, l'Olimpia ha fatto la cosa più noiosa e più letale del basket  è andata in lunetta e non ha sbagliato. È il tipo di dato che decide i titoli e che nessuno però ricorderà fra un mese.

Poi c'è la cosa grossa, quella vera. Venezia non aveva mai perso una finale scudetto. Mai: due su due, 2017 e 2019, e in entrambi i casi da sfavorita. Era la leggenda orogranata, la piccola che quando arriva in fondo trova sempre il modo. Stasera quella leggenda è finita, ed è finita in casa loro, al Taliercio, dove erano arrivati con una striscia di vittorie interne lunghissima in questa post-season. Il miglior attacco del campionato  quello dei 36 punti in un quarto in Gara 3 ha chiuso a 72, con 16 e 16 negli ultimi due periodi. 

C'è poi il dettaglio che a Milano non festeggerà nessuno ma che vale un capitolo: questa squadra ha vinto tutto e si sta già smontando.  Niente di sentimentale, è il mercato. Ma c'è qualcosa di onesto in un gruppo che dà tutto fino all'ultima sirena sapendo che dopo quella sirena si separano le strade.

E in mezzo a tutto questo, Peppe Poeta. Promosso da vice a capo allenatore in corsa, a stagione iniziata, lui che ha sempre raccontato di non aver voluto la panchina in quel modo, che il suo unico scopo era aiutare Messina. Ha vinto la Coppa Italia  e adesso ha chiuso il triplete. L'anno scorso aveva perso la finale scudetto sulla panchina di Brescia, 3-0 contro Bologna. Dodici mesi dopo è dall'altra parte, quella che alza la coppa, e ha messo il suo nome sul primo triplete italiano nella storia del club più titolato d'Italia. Si può dire che era tutto scritto, che Milano era strafavorita, che vincere era un dovere prima che un'impresa. Ed è vero. Ma vincere quando tutti si aspettano che tu vinca è, a modo suo, la cosa più difficile di tutte. Buona estate.