Dan Peterson elogia Peppe Poeta, a un passo dallo Scudetto con l'Olimpia Milano
Sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, Dan Peterson commenta l'ampia vittoria in Gara 2 dell'Olimpia Milano, che si trova a un passo dallo Scudetto avanti 2-0 bella serie contro la Reyer. "Molto francamente la differenza all'intervallo, +23 per Milano, sembrava quella fra una squadra di Eurolega e una squadra italiana", dice Peterson. "La chiave di tutto è che Milano è riuscita a eliminare dal suo gioco i blackout che ogni tanto aveva: non hanno più quelle pause in cui subivano grossi parziali, parlo di 15-0, 16-0, dagli avversari e quando tu costruisci tutto con costanza, gli altri fanno fatica a segnarti anche un break di 4-0".
Prosegue analizzando i successi di Milano: "In due aspetti il piano di Milano ha prevalso: stanno giocando molto bene in difesa e in attacco fanno molto più movimento, sia con la palla, sia con gli uomini, segnando anche molto in velocità. Hanno utilizzato la difesa per costringere l'altra squadra a una palla persa o a un brutto tiro, ribaltando poi il fronte in uscita correndo in cinque verso il canestro avversario, soprattutto con il quintetto base, con Quinn Ellis che è uno sprinter: è il Marcell Jacobs della serie A, parte e si lascia tutti alle spalle. Va dato merito a Poeta di questo: utilizza il quintetto base per 7-8 minuti poi va con il secondo quintetto, costringendo gli altri ofar giocare il loro quintetto, che così si stanca, o a utilizzare i sostituti che non sono all'altezza di quelli di Milano. Così probabilmente hai un quintetto base fresco e senza problemi di falli che già nel secondo quarto ti può fare un break di 10-0 e chiudere la partita"
Peterson elogia il coach dell'Olimpia. "Grandissima la gestione di Poeta, va sottolineato: ha dettato la personalità della partita nei primi 3-4 minuti in questo modo, con un gioco in velocità fantastico e tanto atletismo: sembrava la staffetta 4x100. Serve anche intelligenza, però. Ad esempio, Venezia con R.J Cole e Ky Bowman ha due ottimi giocatori, ma sono piccoli e se Bolmaro gioca contro di loro è agevolato. Ha chiamato la palla cinque volte e ha fatto cinque canestri contro avversari più piccoli. Poi c'è il fattore sorpresa, come Nico Mannion che sta segnando senza forzare: come dicono in America ha lasciato che il match gli andasse incontro".
Venezia spalle al muro. "Ora Venezia ha un obbligo: vincere la prossima partita. Se ce la fa cambia tutta la marcia della squadra: accorci sui 2-1, prendi fiducia, forse vinci in casa anche la seconda e le cose girano. Serve però che la Reyer giochi la partita perfetta, visto che finora in questa serie di finali scudetto ha subito tremendamente il gioco e l'agonismo che Milano ci ha abituati a ammirare. Parlo di concetti come spazio e tempo: Armoni ti toglie il respiro, ti leva 10 centimetri di spazio qui, un decimo di secondo là, sfrutta ogni impercettibile contatto sulle palle contese e così non ti dà modo di ragionare. Venezia per vincere gara-3 deve muovere di più la palla, contro una Milano che ti pressa a nove metri dal canestro, e riesce a metterti in difficoltà anche con le rotazioni più ampie e i cambi. D'altronde, una è squadra disegnata per giocare in Serie A e complimenti per essere in finale, l'altra ha una struttura da Eurolega e contro di lei ogni piccolo difetto viene quindi ingigantito. Venezia è spalle al muro, avrà il sostegno del pubblico, che aiuta, ma dovrà giocare la partita perfetta per tutti i 40' senza margini di errore: non può fallire un tiro libero, perdere una palla, sbagliare una rimessa. Contro questa Milano non può permetterselo".