Durant è ancora decisivo per i Rockets che piegano i Suns al fotofinish
Le stagioni passano, le maglie cambiano, ma ci sono due costanti che la Western Conference conosce fin troppo bene: Kevin Durant resta letale nei finali punto a punto, e Devin Booker non è da meno. Dopo la giocata decisiva della guardia dei Suns la sera prima contro il Thunder, questa volta è toccato a “KD” prendersi la scena al Toyota Center, in una partita sporca, fisica, dove le difese hanno quasi sempre avuto una mezza lunghezza di vantaggio sugli attacchi. L’avvio, però, è tutto di Phoenix: 10-2 in tre minuti, con Collin Gillespie che colpisce due volte dall’arco e Houston che pare ancora negli spogliatoi: risponde a strappi, rientra a un possesso, subisce un altro mini-parziale, poi trova finalmente ritmo dall’esterno e firma un 9-0 che rimette tutto in equilibrio. Jordan Goodwin, già protagonista contro OKC, si accende come un Klay Thompson d’annata: pochi palleggi, altissima velocità di esecuzione e tre triple contestate infilate in serie, che alimentano un primo quarto chiuso con Phoenix avanti e con una percentuale irreale da tre punti, mentre gli uomini di Ime Udoka provano a rimanere aggrappati più con il talento individuale che con la fluidità di sistema. I Suns vogliono correre, spingono ogni recupero in contropiede e mettono insieme la bellezza di 23 punti in transizione già nel primo tempo, ma pur viaggiando su un 10/18 dall’arco non riescono mai a scappare davvero oltre i nove punti di margine, anche perché Durant tiene Houston a galla orchestrando l’attacco con le seconde linee, tra cui Aaron Holiday e Dorian Finney-Smith, per arrivare all’intervallo sul 54-60.
Nella ripresa, i Rockets sembrano quasi voler continuare a farsi del male: possessi buttati, un rimbalzo difensivo trasformato in assist agli avversari per un tiro aperto, persino una violazione degli otto secondi nel portare su il pallone appena dopo un time-out, fino al primo vero strappo Suns oltre la doppia cifra di vantaggio (56-69) che potrebbe ammazzare chiunque. Invece, è la scossa che serviva: Amen Thompson inizia a trovare il ferro con continuità, si costruisce un asse di gioco efficace con Durant e Jabari Smith Jr e, nel giro di sei minuti, Houston ribalta completamente l’inerzia con un 22-9 che vale il 78 pari alla fine del terzo periodo. Da lì in avanti è la difesa a prendersi il palcoscenico: Phoenix non trova più il fondo della retina se non a prezzo di veri e propri colpi di talento, mentre Reed Sheppard firma il primo sorpasso Rockets dopo quasi mezz’ora di inseguimento e Smith Jr, insieme a Steven Adams, martella a rimbalzo offensivo fino al +7 che sembra chiudere il discorso. Booker, però, non accetta il copione e con otto punti in un 10-0 rimette i Suns avanti di tre a due minuti dalla fine; Amen Thompson risponde con un 2+1 che riporta tutto in parità e apre un lungo minuto e mezzo di errori forzati e difese aggressive, fino alle ultime cinque secondi: il tempo sufficiente perché Durant trovi la sua mattonella dietro l’arco, si alzi sopra Royce O’Neale e lasci partire il tiro che fa esplodere la Toyota Center, chiudendo definitivamente i conti sul 100-97 e lasciando Phoenix senza nemmeno il tempo per costruire un ultimo tentativo.