Panathinaikos confuso, un Olympiacos lucido vince al Telekom Center
È un derby da febbre alta quello andato in scena al Telekom Center, ma alla fine la squadra realmente pronta – fisicamente, mentalmente e tatticamente – è stata l’Olympiacos. I biancorossi di Bartzokas entrano meglio in campo, travolgono il Panathinaikos Aktor nel primo quarto (13-28), controllano i nervi nel momento in cui la partita si scalda e si portano a casa un 87-82 che vale molto più di due semplici punti in classifica.
Con questo successo il Pireo sale a 11-7, con il recupero contro il Fenerbahce ancora da giocare, e torna forte nella corsa al vantaggio del fattore campo nei playoff. I verdi, che scivolano a 12-7, sprecano invece l’occasione di chiudere il girone d’andata al comando e vedono allungarsi la serie negativa negli “eterni derby” europei: sono dieci le sconfitte consecutive contro l’Olympiacos in Eurolega, dato che pesa anche a livello psicologico.
La fotografia della serata sta tutta nel contrasto fra la chiarezza di idee dell’Olympiacos e la confusione del Panathinaikos. Bartzokas prepara il piano partita in modo chirurgico: la sua squadra muove la palla (21 assist), domina a rimbalzo d’attacco (15 extra possessi) e punisce sistematicamente dalla lunetta (21/28 ai liberi), trovando inoltre dieci triple al momento giusto per tenere sempre il naso avanti quando conta. Vezenkov e Dorsey sono le punte dell’iceberg biancorosso, presenti per 40’ tanto in termini di punti quanto di presenza fisica ed emotiva, ben spalleggiati dalla coppia di lunghi Milutinov–Hall che fa la voce grossa sotto canestro e da un Monte Morris bravo a prendersi responsabilità pesanti nel finale. Sul fronte opposto, il Panathinaikos dopo tre vittorie di fila ricade nelle vecchie abitudini: attacco lento, percentuali disastrose dall’arco (7/28 da tre), poca durezza a rimbalzo e un linguaggio del corpo che tradisce frustrazione nei momenti chiave. Il 15-11 nel rapporto assist/palle perse racconta di un attacco senza vera regia e senza letture pulite.
Dentro questo quadro, l’unica vera luce verde si chiama Kendrick Nunn. Il play statunitense tiene in piedi praticamente da solo i padroni di casa, firma una prestazione da “one man show” che vale il career-high personale nei derby con Olympiacos (32 punti) e prova in ogni modo a riaprire il match, specialmente nel secondo quarto, quando insieme a Rogkavopoulos ribalta l’inerzia e riporta il Panathinaikos dal -15 al 43-43 dell’intervallo.
Ma nel lungo periodo non basta: Sloukas, Shorts e Grant non riescono mai a impadronirsi davvero della partita, Osman chiude con uno 0/6 pesantissimo dall’arco e l’intera front line disegnata da Ataman rimane sotto la sufficienza, incapace di dare continuità alla fiammata del secondo periodo. Nel finale, quando ogni possesso vale oro, è ancora l’Olympiacos ad apparire più lucido: Vezenkov punisce da fuori, Dorsey firma i canestri che spezzano definitivamente l’equilibrio e il Pireo “scippa” il Telekom Center con la sensazione di aver voluto questa vittoria più dell’avversario. Per il Panathinaikos, oltre alla delusione del risultato, resta l’urgenza di ritrovare identità difensiva e chiarezza tattica se vuole davvero restare al tavolo delle grandi d’Europa.