Quando Bologna aveva 3 squadre in A

12.11.2009 20:44 di Roberto Bernardini   Vedi letture

Ieri sera è andato in onda il primo derby bolognese della serie A dilettanti. Non capitava più dalla serie B del campionato 1965/66! Un remake che mi ha fatto tornare alla mente quando Bologna aveva 3 squadre nei campionati di serie A dopo la metà degli anni '70. C'era la Virtus degli scudetti post-bellici, poi arrivarono i tempi grami dove le "vu nere" rischiarono la retrocessione in serie B, salvata in seguito da Porelli uomo dalle mille idee, ma con pochi mezzi. Una volta trovata la stabilità, agli inizi degli anni settanta, arrivarono giocatori come Bertolotti, Pierangelo Gergati, Albonico e l'americano Fultz. In quel periodo, la Virtus diede molto spazio ai giovani lasciando maturare gente come Serafini, solo per citare l'esempio più eclatante. Con l'avvento di Dan Peterson, la Bologna bianconera cambiò strada dandosi un volto più professionale o, se volete, meno provinciale, creando i presupposti favorevoli per approdare allo scudetto, che arrivò in anticipo sui programmi prefissati. Come non ricordarsi di Caglieris, il playmaker che il settore giovanile non era riuscito a sfornare, il regista ah hoc insieme a Driscoll l'americano uomo-squadra. Credo che la Sinudyne, in quel periodo, acquisì la cosiddetta "mentalità vincente". Poi c'era l' Alco, l'attuale Fortitudo, che delle tre formazioni era la più giovane (anche se aveva avuto una squadra in tempo pre-bellico), ma che vide la serie A soltanto a metà degli anni sessanta rimpiazzando la dissolta Oare. Da sempre ha cercato d'infrangere il mito della Virtus togliendole l'amato e odiato Lombardi, peraltro senza riuscirci, perché proprio nel momento in cui la Virtus stava riprendendo quota, toccò il fondo finendo in A/2. Anche allora rischiò di chiudere i battenti. Dopo la rinuncia di Nikolic, vendette Giauro, Benevelli, Viola e altri elementi importanti che portarono ossigeno alle casse biancoblu riducendo drasticamente il pesante debito che aveva scegliendo la "linea verde" mettendo Mc Millen in panchina, riprendendosi alcuni giocatori che aveva in giro per l'Italia (vedi Stagni da Rieti), il lancio di Polesello e Casanova il prestito di Bonamico, l'acquisto in extremis di Benelli e il tormentato arrivo dell'oriundo Raffaelli. Squadra grintosa in difesa e rapida in attacco. Lontana parente, nel gioco, della Virtus nonostante Mc Millen fosse stato per tre anni il "vice" di Peterson. La terza squadra fu il Fernet-Tonic che fece rivivere la bella storia e i momenti di gloria del vecchio Gira quando il basket era dilettantismo allo stato puro e passionale. I due gladiatori che fecero rinascere gli arancioneri, furono il presidente Forni con lo sponsor Fini, dando appunto a Bologna la terza squadra in serie A. La riscossa del Gira fu l'arrivo di Masini, Sacchetti, Anconetani e Canciani. Vinto il campionato di serie B con in panchina coach Zuccheri, Bologna 3 fece altri acquisti importanti come Bariviera e Franceschini prendendo l'americano Patterson. Al timone della squadra arrivò un gasatissimo Lamberti. Ma ciò comportò un ulteriore crescita del pubblico e tutte e tre le squadre ne beneficiarono. Nel '76 Virtus e Gira, dopo sei giornate, erano in testa nei loro rispettivi campionati e la Fortitudo era poco più sotto, l'anno seguente tutte e tre parteciparono alla serie A/1...Credo che Bologna visse il suo momento più magico e potente della sua storia nella pallacanestro italiana togliendo il monopolio ai rivali di allora della "Lega lombarda" (Milano, Varese, Cantù). Oggi, tutto si è ridimensionato, ma non è detto che l'ago magnetico, in futuro, possa puntare ancora sulla Basket City.