Brindisi cade ancora in trasferta e vede allontanarsi la promozione diretta
Doveva essere la partita della vita, quella da giocare con il coltello tra i denti, con lucidità e con la malizia di andare a cercare la vittoria nelle piccole cose. La Valtur Brindisi invece ha giocato come sempre in trasferta, ha perso la partita per 90-82 e soprattutto ora si trova anche in svantaggio nello scontro diretto con una Pesaro che gioca bene e che ha ampiamente meritato la vittoria. Adesso per Brindisi il primo posto è lontano 3 vittorie, un disastro che rischia seriamente di far sfumare il primo obiettivo stagionale già a fine gennaio. I perché sono tanti e chiari a molti già da tempo. Il problema è che, come nell’anno della retrocessione, si fatica a prendere decisioni importanti, si aspetta e in questo modo poi si interviene quando è ormai troppo tardi. Che Brindisi abbia sbagliato gli americani, non abbia equilibrio e che necessiti urgentemente un intervento sul mercato è chiaro già da diverse settimane, ma nessuno ha voluto o potuto fare nulla. Resta il fatto che i pugliesi si trovano con un americano, Copeland, che nei big match gioca male e fa collezione di palle perse (5 a Livorno, 14 tra andata e ritorno contro Verona, 8 nelle due partite contro Pesaro) e un altro, Francis, che riesce a esprimersi solo quando non ha un altro accentratore di gioco accanto. Non a caso ieri sera ha dato il meglio di se ed è stato incisivo proprio quando Bucchi ha richiamato Copeland in panchina. La cronaca della partita è presto fatta ed è uguale a tutte le ultime trasferte di Brindisi, rimasta in partita fino a quando non è arrivato il mini allungo che ha portato Pesaro sul +10. A differenza di altre volte però, Brindisi ha lottato, ha cercato soluzioni diverse e ha accelerato il ritmo per cercare di rimettere in sesto la partita. Anche però questo tentativo è stato vano e i biancoblu tornano a casa con l’ennesima sconfitta, la quinta nelle ultime sei trasferte, e la promozione diretta che si allontana probabilmente in modo definitivo. Bucchi ha provato in tutti i modi, cambiando spesso quintetto, a mettere sabbia negli ingranaggi perfetti di Pesaro, ma le sue scelte non hanno convinto del tutto. Ha alternato quintetti small, con quintetti big (perché non dare minuti nel secondo tempo a un Mabor che aveva fatto ottime cose nel primo?), ha provato a “correre” e ad estremizzare il suo gioco lasciando Francis libero di esprimersi. Il risultato non è però cambiato e, anche quando si era raggiunto il -4, si è trovato il modo di rovinare tutto e perdere anche l’ultimo appiglio che la partita lasciava. Dall’altra parte Spiro Leka ha legittimato il grande lavoro fatto in questa stagione, con una squadra giovane, che difende benissimo e che gioca di squadra sempre e comunque. Sapeva perfettamente che chiudendo il pitturato avrebbe tolto 3/4 del potenziale offensivo di Brindisi e lo ha fatto alla grandissima, con Virginio che è stato perfetto in tutti gli aiuti e nell’impedire che la palla venisse poi scaricata sull’arco. Pesaro, che ricordiamo giocava senza un americano, è prima meritatamente, ha lavorato bene in estate, prendendo giocatori giusti e senza rincorrere le classiche figurine. Insomma il risultato di una perfetta sinergia tra allenatore e Direttore Sportivo, figura fondamentale in una squadra di basket.
LUCIDITÀ E SCALTREZZA- Real Madrid-Partizan, playoff di Eurolega di 3 anni fa. Il Partizan ha appena messo in cassaforte la seconda vittoria in trasferta e si appresta a giocare in casa forte del 2-0 e con due match Point per andare alle Final Four. Sergio Llull, dall’alto della sua esperienza, commette un bruttissimo fallo su Punter, fatto con il solo intento di scatenare una rissa che provocherà la squalifica dello stesso Punter e di Lessort. Il Partizan gioca due partite in casa senza le due punte di diamante e perde quella serie per quel gesto censurabile di Llull. Ultimi 7 secondi di Pesaro-Brindisi, la tripla di Radonjic e i liberi di Mouaha riportano i pugliesi a -4 con cui si equilibra almeno la differenza canestri. Miani commette un fallo normale su Bucarelli che reagisce male e sta per andare a cercare la rissa. Copeland, invece di lasciarlo andare o di difendere il proprio compagno di squadra lo blocca , gli arbitri fischiano uno degli antisportivi più ridicoli del campionato al lungo brindisino e dal -4 si passa al -8 nel giro di pochi secondi. Se Copeland avesse avuto la lucidità giusta, quella che non ha mai dimostrato in tutta la partita, non avrebbe fatto nulla e probabilmente l’azione si sarebbe conclusa con un doppio tecnico, se non con una espulsione della guardia pesarese e con la differenza canestri mantenuta. Non vuol dire essere antisportivi, ma l'episodio rappresenta quello che manca a a questa squadra: la scaltrezza. Per vincere i campionati non basta solo il talento, bisogna essere scaltri e Brindisi ha 10, sportivamente parlando, 10 bravi ragazzi, forse troppo bravi, a cui manca l'aggressività e l'ardore per leggere e azzannare certi momenti della partita. Per tutti i 40 minuti Pesaro lo ha fatto, Brindisi no. Leka ha chiamato i time out sempre nei momenti giusti e la squadra ha sempre risposto presente. Ogni volta che Brindisi rientrava sotto la doppia cifra di svantaggio, Pesaro piazzava la bomba per ristabilire le distanze. Ma la lucidità non è solo quella di bloccare un avversario che va a muso duro contro un compagno, ma anche quella di lasciare continuamente tre metri di spazio a Bucarelli (29 punti 2/2 da tre e 15/15 dalla lunetta) o passare sempre sotto il blocco su Tambone (23 punti con 4/7 all’arco), il capire quando prendere una tripla o rallentare il gioco per trovare una soluzione migliore. Brindisi è stata frenetica, era riuscita a rientrare solo perché Francis ha giocato come sa e ha ritrovato feeling con il tiro da tre punti, ma in generale si è visto davvero poco da una squadra che si presentava a questo appuntamento con il solo intento di far dimenticare le opache prestazioni in trasferta dell’ultimo mese.
ATTACCO STANTIO - Copeland ha le sue colpe ed è difficile continuare a tollerare un americano che anche contro Pesaro ha collezionato 5 palle perse, 3/11 al tiro e -18 di plus minus, ma anche altri stanno mancando all’appello. Primo tra tutti Ethan Esposito che rischia sempre di più di diventare il buco nero dell’attacco brindisino dato che la palla, quando arriva da lui in post, si blocca, non esce più e diventa facile preda dei difensori pronti subito a raddoppiare. Il lungo napoletano è tra quello che più si trasforma quando gioca lontano dal PalaPentassuglia e questo sta diventando sempre di più un problema per Bucchi. Quando non è stato stantio, l’attacco si è dimostrato estremamente confusionario e, come spesso succede, incapace di leggere i momenti di difficoltà dell’avversario. Francis ha giocato un buon quarto quarto, ma ha anche commesso tante sciocchezza e bisognerebbe anche capire se un play che prende 14 triple, mettendone 6, sia un bene o un male per la squadra. La sensazione è sempre la stessa, ovvero che manchi equilibrio, manca gente che attacchi il ferro e manchi quella fluidità nel gioco che invece è chiara e sempre presente nelle partite giocate nelle mura amiche.
IL MOMENTO DELLE DECISIONI - Ai giocatori questa volta, almeno dal punto di vista caratteriale, non si può imputare nulla. La squadra non è stata quella timida, impaurita di Cremona o di Cividale, ma ha lottato e provato a riprendere la partita in tutti i modi. Restano però sempre quei minuti di blackout che sono ormai un problema endemico e a cui sembra non esserci rimedio. Ormai siamo a fine gennaio, è difficile che questa squadra possa risorgere e improvvisamente diventare una schiacciasassi anche in trasferta, quindi è il momento delle decisioni forti. Il roster così non va, Cinciarini, Copeland e Francis non possono giocare insieme ed è una cosa di cui va preso atto. In un campionato in cui le big stanno avendo tanti problemi e faticando più del dovuto, Brindisi avrebbe dovuto sfruttare il momento per prendere quel vantaggio necessario, invece è rimasta ferma, inerme, ad aspettare il trascorrere degli eventi. Quando però un avversario è alle corde, bisogna mandarlo al tappeto, perché se attendi che si riprenda c'è il rischio di perdere l'incontro. Le giustificazioni ci sono tutte, non era questo l’assetto pensato a inizio stagione si è stati costretti a cambiare per l’infortunio di Francis, ma ormai la situazione è questa ed è il momento di rispondere a determinate domande. Brindisi deve giocare ai ritmi di Cinciarini o a quelli di Francis? Brindisi ha più bisogno di un tre o di un 4/5 atletico che sfrutti più il pick’n roll e meno il gioco in post? Brindisi ha più bisogno di aiuto sotto canestro oppure di qualcuno che attacchi il ferro e crei vantaggi? Brindisi può permettersi di avere un americano, Copeland, che va a corrente alternata che sa giocare o benissimo o malissimo? Le risposte deve darle chi ha in mano questa squadra e chi la vede tutti i giorni in allenamento, ma qualunque decisione verrà presa, sarà stata comunque presa con un ritardo che rischia di essere fatale.