NBA - Il record di vittorie non interessa Popovich, parola di Marco Belinelli

09.01.2019 11:00 di Redazione Pianetabasket.com  articolo letto 530 volte
NBA - Il record di vittorie non interessa Popovich, parola di Marco Belinelli

La leggendaria carriera di Gregg Popovich ha aggiunto l'ennesimo step nell'elenco dei records. Nella gara contro i Pistons (qui) è arrivata la vittoria numero 1221 (in 1779 panchine di regular season), che lo rende il terzo tra i tecnici più vittoriosi di sempre alla pari di Jerry Sloan, il mitico coach dei Jazz. Pop ora ha davanti solo Lenny Wilkens (1332) e il suo maestro Don Nelson (1335). Ovviamente, costono non hanno né cinque anelli NBA nelle mani e nemmeno 21 anni di conquista dei playoff consecutiva... che potrebbero diventare 22 per eguagliare quello dei National/76ers datato tra il 1950 e il 1971. La Gazzetta dello sport ospita oggi il commento di Marco Belinelli - che sta lavorando sotto gli ordini di Pop agli Spurs nel secondo stint in carriera a San Antonio dopo il titolo del 2014.

A Pop di questo primato credo importi poco. Lui è fatto così, è sicuro che ci sono cose più importanti del basket nella vita. E' questo il consiglio più importante che mi ha dato, quello di ricordarmi che c'è un mondo fuori che vale molto più di quello che succede in campo. La famiglia, la mia ragazza Martina, gli amici, gli hobby... Ricordo quando sono arrivato agli Spurs, nel 2013. Devo confessare che avevo un po' di timore riverenziale, anche se lo avevo già conosciuto e sapevo che mi seguiva da tempo. Avevo già avuto grandi coach, ma quello era Gregg Popovich, dei San Antonio Spurs. Ho scoperto una persona piena di interessi, con voglia di conoscere il mondo e di parlare di quei vini su cui ci confrontiamo spesso. Siamo diventati una famiglia, con la gioia indimenticabile del titolo 2014 e lo siamo stati anche quando sono andato via. E' stato un onore che mi abbia rivoluto, che mi abbia sempre cercato, sempre elogiato. E' venuto a trovarmi persino quando giocavo con la Nazionale. Un vero signore. Da lui ho imparato tanto. E so quanto lui abbia stima di me, anche se vedo le sue smorfie in panchina quando prendo un tiro fuori equilibrio. Continuerò a farli, sapendo che mi sono conquistato il rispetto di uno dei più grandi coach di sempre. Il più grande che abbia avuto.