Knicks, Mike Brown tra lo status di Robinson e il passato con gli Spurs

03.06.2026 11:30 di  Umberto De Santis  Twitter:    vedi letture
Knicks, Mike Brown tra lo status di Robinson e il passato con gli Spurs

Il coach di New York Mike Brown, seduto davanti ai giornalisti a San Antonio, ha dato l’impressione di essere esattamente in quel punto in cui passato e presente si toccano, mentre i suoi Knicks si preparano a Gara 1 contro gli Spurs, in una conferenze stampa che sviluppandosi diventa una sorta di specchio, riflettendo tensioni, ricordi, piccoli dettagli.

La prima domanda riguarda naturalmente Mitchell Robinson, e Brown non nasconde l’incertezza. «Non so quale sarà la sua designazione nel report degli infortuni» dice, spiegando che il lungo ha svolto lavoro individuale il giorno precedente e che prima di tutto dovrà parlare con lo staff medico per capire cosa potrà fare in giornata. Insiste sul fatto che ogni decisione passerà dai medici, non dalle supposizioni, perché la valutazione sarà quotidiana fino all’inizio della serie.

Poi il discorso scivola naturalmente verso San Antonio, verso ciò che questa città ha rappresentato per lui. «Caspita, tantissimo. Tantissimo in campo, tantissimo fuori dal campo» dice quando gli chiedono dell’influenza di Gregg Popovich. E aggiunge: «È stato molto influente nella mia vita, non solo professionalmente ma anche personalmente». Da quell’ambiente, racconta, ha imparato soprattutto una cosa: restare sul percorso, crescere, imparare e tenere unito tutto ciò che ruota attorno alla squadra, dai giocatori alla città intera.

C’è spazio anche per un ricordo leggero, quasi da album di famiglia. Racconta di quando allenava nello sport giovanile locale insieme a Popovich. «Eravamo fortissimi. Letteralmente, lui era il coordinatore offensivo, io quello difensivo e dominavamo quella lega» dice ridendo . E poi la loro cheer, urlata come se fosse ieri: «Chi ha liberato i cani? Woo! Woo! Woo!».

Quando gli chiedono di De’Aaron Fox, Brown si illumina. «Una famiglia adorabile, adorabile, adorabile. Una moglie fantastica. Viene da una grande famiglia. È un grande essere umano, prima di tutto» dice, sottolineando quanto il giocatore possa incidere su entrambe le metà campo e definirlo un vero “game changer”.

Sul modo in cui ha gestito le rotazioni durante la stagione, Brown parla di filosofia e continuità. «Ci sono sempre momenti difficili durante la stagione. È per questo che la stagione esiste» spiega, aggiungendo che controllare i minuti in regular season aiuta nei playoff. E racconta come, a volte, abbia inserito in quintetto giocatori fuori dalla rotazione solo per tenerli coinvolti mentalmente e tecnicamente.

Non manca una riflessione più personale sul suo percorso. «Tutto. Credo fermamente che le cose accadano per una ragione» dice, convinto che si impari più dalle cadute che dai momenti in cui tutto fila liscio.

Infine, un passaggio sull’allineamento interno ai Knicks e sul rapporto con James Dolan. «La sua volontà di metterci alla prova in modo rispettoso» è ciò che Brown apprezza di più, perché «vuoi essere messo alla prova, vuoi essere spinto, ma c’è un modo di farlo e un modo di non farlo». E aggiunge che, quando si presentano richieste motivate, il proprietario è determinato a fornire tutto ciò che serve per svolgere il lavoro nel miglior modo possibile. Alla fine, la sensazione è che Brown stia vivendo queste Finals come un ritorno alle radici e allo stesso tempo come un nuovo capitolo. Tra dubbi su Robinson, ricordi con Popovich e la consapevolezza di guidare una squadra che vuole sorprendere.