Dubai da zero alla finale ABA, una storia da scrivere non solo finanziaria
La storia del Dubai Basketball, arrivato a un passo dal trono dell’ABA Liga in meno di due anni di vita, appartiene a quella categoria di sorprese sportive che non finisce mai di stupirci: un progetto nato tra lo scetticismo generale, cresciuto nel silenzio e ora pronto a sfidare il Partizan Belgrado per il titolo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Quando il club degli Emirati annunciò il proprio ingresso in ABA, molti reagirono con diffidenza, quasi per istinto. L’idea di una squadra costruita da zero, con mezzi economici enormi ma senza tradizione, sembrava più un esperimento che un percorso credibile. Eppure, due stagioni dopo, il campo racconta tutt’altro. Il progetto ha preso forma, ha trovato una direzione tecnica chiara e ha dimostrato che il denaro, senza un sistema, non porta da nessuna parte. Lo dimostra anche il parallelo con il Paris Saint-Germain, citato come esempio di quanto serva una struttura solida oltre agli investimenti, e di come il vero salto arrivi solo quando si trova un’identità riconoscibile.
La prima stagione è stata una sorta di versione di prova, utile a capire cosa funzionasse e cosa no. La seconda, invece, ha mostrato un’accelerazione evidente, soprattutto dopo l’annuncio della partecipazione all’Eurolega. La dirigenza ha reagito con tempestività, portando giocatori come Džanan Musa, Justin Anderson, McKinley Wright e Mfiondu Kabengele, profili già affermati o esplosi altrove. Proprio l'ex Reyer Kabengele è diventato un punto di forza, grazie alla combinazione di fisicità, mobilità e pericolosità nel tiro da tre, qualità rare per un centro in un mercato così limitato.
Accanto a lui, Bruno Caboclo ha aggiunto un’altra dimensione, aprendo il campo e formando con il canadese un tandem che l’allenatore Aleksandar Sekulić ha già testato nei momenti decisivi della serie contro il Budućnost. E poi c’è Musa, protagonista assoluto di questa squadra, autore di 110 punti nelle prime cinque gare dei playoff e principale minaccia per la difesa del Partizan. Attorno a lui ruotano giocatori esperti come Dwayne Bacon e Klemen Prepelič, quest’ultimo in cerca di riscatto proprio nella serie più importante dell’anno.
Resta da capire se Filip Petrušev riuscirà a recuperare in tempo dalla fastidiosa lesione all’anca, un’incognita che potrebbe pesare sull’equilibrio interno della squadra. Ma il vero nodo, finora, è stato in panchina. L’undicesimo posto in Eurolega non è un fallimento, ma ha aperto il dibattito sulla scelta di affidarsi a Jurica Golemac prima e a Sekulić poi, in attesa di capire se davvero Xavi Pascual diventerà il nuovo volto del progetto.
Quel che è certo è che Dubai è cresciuto in fretta, più di quanto chiunque potesse immaginare. Ora resta da vedere se questo percorso lampo porterà anche il primo trofeo della sua storia. La risposta arriverà nella finale contro il Partizan, con la serie al via giovedì 4 giugno alle 18:00 nella Coca Cola Arena. E a quel punto, non conteranno più né i milioni né le perplessità iniziali: conterà solo il parquet.