Boston batte New Orleans e blinda il secondo posto a Est a suon di triple
Boston flirta con un pezzo di storia NBA nella notte del 144-118 contro New Orleans, perché i Celtics arrivano a quota 29 triple segnate e agganciano il record di franchigia e di lega, già toccato in passato contro New York e condiviso con Memphis e Milwaukee. Il bersaglio dall’arco che vale l’aggancio arriva con Hugo Gonzalez a 1:20 dalla fine, e il TD Garden si accende con il coro “one more three” mentre il pubblico si alza in piedi, ma negli ultimi possessi la squadra sceglie di non forzare: prima Luka Garza rinuncia al tiro pesante per andare a schiacciare, poi Baylor Scheierman sbaglia dall’ala dopo una stoppata dello stesso Garza e, sull’ultima occasione, Joe Mazzulla chiede ai suoi di tenere il pallone fino alla sirena, accettando la violazione di 24 secondi pur di non trasformare il finale in una caccia al numero tondo.
Dentro questa serata resta comunque l’immagine di un attacco distribuito, con otto giocatori capaci di mettere almeno due triple e con Neemias Queta che trova la prima conclusione pesante della carriera accompagnata da dieci rimbalzi, scatenando l’esultanza della panchina, mentre Sam Hauser guida i suoi con 24 punti e otto canestri dall’arco e definisce il tiro di Queta “buttery” in un clima di leggerezza che non cancella però il peso della posta in palio. Payton Pritchard, che chiude con 21 punti, 10 assist e cinque triple, racconta a fine gara quanto sia stato facile rendersi conto di quanto stesse accadendo ascoltando la reazione del pubblico e sottolinea come, al di là del primato solo sfiorato, questa partita rappresenti un passaggio simbolico del percorso di un gruppo che ha imparato a vincere in modi diversi, anche quando la tentazione di inseguire il record potrebbe distogliere dall’obiettivo principale.
Il vero traguardo della serata è infatti la certezza del secondo posto a Est in vista dei playoff, un risultato che arriva con un bilancio di 55-26 e che consente ai Celtics di firmare la quarta stagione consecutiva da almeno 50 vittorie sotto la guida di Joe Mazzulla, un dato che assume ancora più peso se si considera che questo ciclo è proseguito dopo le partenze di tre titolari come Jrue Holiday, Kristaps Porzingis e Al Horford e con Jayson Tatum in campo solo in 16 partite, in controtendenza rispetto alle previsioni di chi immaginava Boston scivolare verso la lotteria del Draft.
Pritchard parla di un momento in cui “ci si siede e si apprezza il lavoro fatto e la crescita costruita per arrivare fin qui”, rivendica l’onore di aver raggiunto un seed di vertice quando in molti non ci credevano e allo stesso tempo sposta subito l’attenzione sui prossimi giorni, da usare per ricaricare le energie prima di tornare in palestra con l’idea di avere ancora qualcosa da dimostrare, perché la stagione regolare consegna un quadro di solidità ma il giudizio definitivo passerà da quello che succederà nella corsa al titolo. La partita contro i Pelicans diventa così una sintesi di identità tecnica e maturità gestionale, con una squadra che sa divertirsi inseguendo un primato statistico ma che, nel momento decisivo, accetta di rinunciare a un tiro in più per ribadire che il focus resta sul cammino di playoff, forte di un sistema che ha retto anche dopo cambi profondi nel roster e che ora si presenta alla post-season con il vantaggio del fattore campo almeno fino alle semifinali di Conference.