Virtus Bologna, caccia alla Coppa Italia per sfatare il tabù: manca dal 2001/02
Per la Virtus Bologna, la Coppa Italia rappresenta l'ultimo grande tabù da sfatare nell'era del presidente Massimo Zanetti. Nonostante una bacheca arricchita da Scudetti, Supercoppe, Champions League ed Eurocup, il trofeo nazionale manca da ben 24 anni. L'ultimo trionfo della V Nera risale infatti alla leggendaria stagione 2001-02, quando sotto la guida di Ettore Messina campioni del calibro di Ginobili, Rigaudeau e Jaric sollevarono la coppa. Da allora, il club bianconero ha collezionato diverse delusioni, tra cui cinque finali perse, rendendo l'appuntamento con la Final Eight di Torino una nuova occasione fondamentale non solo per la società, ma per tutto il popolo virtussino che attende di rivedere il proprio club alzare un trofeo conquistato già 8 volte nella storia.
La Olidata di Dusko Ivanovic arriverà alla Inalpi Arena forte del primato in classifica consolidato (+2 su Brescia) e della vittoria "sporca" ma vitale contro Udine, pronta ad affrontare Napoli nel match di giovedì. Il primo ostacolo è insidioso: i partenopei hanno già dimostrato di sapersi esaltare a Torino - in paio di anni fa la vittoria con l'ex Jacob Pullen protagonista - e la Virtus dovrà fare i conti con un'infermeria che segnala l'assenza pesante di capitan Alessandro Pajola, mentre Smailagic e Alston Junior cercano la miglior condizione. Tuttavia, la consapevolezza nei propri mezzi è alta, supportata dai risultati e dalla brillante forma ritrovata di Carsen Edwards, elementi chiave per tentare l'assalto al titolo.
Mentre l'attenzione è tutta sulla kermesse tricolore, arrivano notizie agrodolci per l'ambiente bianconero. Da un lato, il ct Luca Banchi ha convocato in Nazionale Saliou Niang, Francesco Ferrari, Momo Diouf e Nicola Akele per le qualificazioni mondiali contro la Gran Bretagna. Dall'altro, però, la squadra non avrà il supporto del cuore pulsante della tifoseria a Torino: i Foreverboys hanno annunciato in un comunicato che diserteranno la Final Eight. Una scelta di coerenza presa a inizio stagione per protestare contro le restrizioni del protocollo, in particolare l'obbligo dei biglietti nominali, lasciando così la squadra senza il tifo organizzato sugli spalti dell'Arena.