LBA - Marco Legovich "Trieste sarà una squadra che non mollerà mai"
Marco Legovich si avvicina più che mai al debutto come capo allenatore in serie A: come ha raccontato sulle colonne de “Il Piccolo” si è aperta la settimana più lunga ed emozionante della carriera, alla guida della “sua” Pallacanestro Trieste. Alcune delle sue risposte, seguite allo slogan "Mi sento di fare una sola promessa. Non molleremo mai."
Asticella alta. "Il livello del torneo si è alzato, sono aumentati gli investimenti da parte di diversi club e non parlo solo delle due grandi Milano e Vortus Bologna. Sono roster importanti anche quelli di Venezia, Brescia, Tortona, Sassari stessa. Sarà un campionato probabilmente spaccato in due. Il nostro obiettivo è la permanenza in serie A. Salvarsi è la prima cosa, il prima possibile. Per riuscirci dobbiamo remare tutti dalla stessa parte: squadra, ambiente, tifosi. Dovremo esprimere un basket in linea con il nostro obiettivo: una difesa agguerrita, giocare tutte le sfide fino in fondo".
Precampionato. “Una preseason molto complessa. Stiamo lavorando da quasi due mesi eppure questo gruppo non ha potuto disputare nemmeno un allenamento al completo. I giocatori stranieri sono arrivati scaglionati, qualche acciacco, si è infortunato Lever, è arrivato Spencer dopo aver rilasciato Fayne. In palestra però hanno lavorato tutti in modo esemplare, ci è mancata la continuità. E preciso che non cerco alibi ma constato l’evidenza: i giocatori che si sono fermati non lo hanno fatto per noie muscolari in seguito al lavoro atletico che è puntiglioso ma a causa di fortuiti scontri in partita o in allenamento”.
Cosa migliorare. A parte la continuità, deve aumentare la concentrazione per tutti i 40 minuti, dovremo lavorare sulle scelte di tiro, troppe volte il tentativo di tripla è avvenuto allo scadere del possesso o con l’uomo addosso. Dobbiamo costruire situazioni migliori”.
Luca Campogrande. “Stiamo lavorando con lui sulle scelte di tiro per dargli una dimensione più totale ma servirà un po’ di tempo. Se il tiro non entra può creare buone occasioni per gli altri, ha tutto per diventare una pedina davvero importante. Anche in difesa. È un esterno che può essere fastidioso affrontare. Potrebbe raccontare qualcosa Cavaliero che venne marcato da Campogrande quando Luca giocava con Brindisi. Una difesa aggressiva, sfiancante, sempre al limite del fallo”.
Gaines e Davis. “Frank è un elemento di grande istinto, come ha dimostrato a Caorle risolvendo con due bombe la partita contro Treviso. Si prende le responsabilità, si mette a disposizione del gruppo e si è allineato a quello che gli viene chiesto. Come tutti gli altri ha intrapreso un lavoro individuale,anche con il mezzo di video, su certe situazioni tattiche e difensive. Gaines è un leader tecnico, riconosciuto dalla squadra. Non è uno che fa rumore ma sa farsi sentire. Tante volte l’esempio vale più delle parole. Se, per fare l’esempio di un altro leader, Davis pressa a tutto campo con aggressività i compagni gli vanno dietro”.
Spencer. “Sono contento di come si è unito al gruppo. Grazie a una buona condizione atletica ha giocato complessivamente 50 minuti, non pochi per un lungo arrivato da qualche giorno.Sembra poter consolidare un pacchetto lunghi orfano di Lever per due mesi”.
Pacher. "Sta dando un buon contributo e Vildera in questo precampionato è tornato nel clima della serie A dimostrando di poterci stare bene. Purtroppo per sopperire alla mancanza di Lever abbiamo dovuto costringere Deangeli, che ci stava dando un equilibrio difensivo da ala piccola, a spostarsi a “4”. Adesso dobbiamo trovare nuovi equilibri, per lui e per il quintetto”.
Via l'etichetta di giovane. “Sono stufo di venir associato all’aggettivo giovane. Certo, non posso negare quello che dice la carta d’identità ma in Italia l’etichetta di giovane mette in secondo piano i ruoli e le qualità. Mi piacerebbe venir considerato per come sono. Faccio l’allenatore. Non il giovane allenatore”.