Retroscena Pozzecco: racconta come ha raggiunto Vlado Micov al Galatasaray

Retroscena Pozzecco: racconta come ha raggiunto Vlado Micov al Galatasaray
© foto di Galatasaray X

Gianmarco Pozzecco è dall'inizio di gennaio l'allenatore del Galatasaray, e ha già fatto la storia della Basketbol Super Ligi con il suo istrionismo e l'immancabile espulsione durante una partita. Il Poz ha rilasciato una intervista al media serbo mozzartsport.com in cui dichiara di aver sempre seguito la pallacanestro dei Balcani - e quella serba in particolare - e diversi aneddoti, di cui riportiamo quello relativo alla sua assunzione nel club turco da parte del general manager Vlado Micov, una vecchia conoscenza del basket italiano tra Cantù e Milano.

- Quando ti sei ritrovato davvero a Istanbul? Hai detto che quella telefonata ti aveva colto di sorpresa.
«Durante le vacanze di Natale ero in Spagna, a Valencia, la città di mia moglie. Stavamo trascorrendo qualche giorno con la famiglia e con nostra figlia. Anche quando sono in ferie non smetto mai di seguire il basket: è come se vivessi dentro questo sport 24 ore su 24, guardo partite, leggo notizie, sono sempre online. Però, in quei giorni, mi ero un po’ staccato. Ricordo di aver letto qualcosa su Vlado e di essermi sinceramente rallegrato per lui. Non posso dire che siamo amici stretti, ma ci conosciamo da anni: ci siamo incontrati quando allenavo Sassari e lui lavorava a Milano. Mi aveva persino invitato al suo matrimonio, e lì abbiamo passato del tempo insieme con sua moglie. Ho sempre avuto la sensazione che apprezzasse il mio lavoro», racconta Pozzecco, che poi prosegue senza quasi bisogno di domande.

«Sono cresciuto a Trieste e fin da bambino guardavo la pallacanestro jugoslava. Ho un enorme rispetto per la vostra scuola cestistica e per la vostra cultura del gioco. Tutto il basket europeo è cresciuto guardando l’NBA, ma all’epoca l’NBA era lontanissima. Oggi, sinceramente, preferisco guardare il basket europeo. Se guardi alla storia: Kićanović, Dalipagić, Bodiroga, Danilović, Đorđević, Paspalj… ogni decennio sforna cinque o sei fenomeni. È impossibile scegliere la miglior Jugoslavia di sempre: devi farlo per epoche. Per questo mi fa sempre piacere vedere ex giocatori nei club. Il basket ha bisogno di gente che ha giocato. Naturalmente, non significa che basti aver giocato per avere successo: devi dimostrare di saper fare l’allenatore o il general manager».

- Dunque, Micov è stato decisivo?
«Sì. Una mattina ero fuori con la mia famiglia e ho visto che mi stava chiamando. A dire il vero, non rispondo spesso al telefono, ma quando ho letto il suo nome ho pensato: “Questa volta devo rispondere”. Immaginavo che volesse chiedermi un parere su qualche giocatore. Per questo ho risposto, per dargli una mano. Abbiamo iniziato a parlare e dopo pochi secondi è andato dritto al punto. I giocatori di basket sono così: abbiamo 24 secondi, si va subito al sodo. Dopo la chiamata ho pensato che forse volesse solo restare in contatto. Ma ho detto a mia moglie: “Credo che abbiamo 24 ore per decidere”. Lei mi dice sempre la stessa cosa: che mi seguirà ovunque, ma che la scelta spetta a me. Ho percepito subito che Vlado aveva un’idea chiarissima di ciò che voleva fare, e non è una cosa comune nel nostro mondo. Mi sono preso un giorno per riflettere, poi ci siamo risentiti e abbiamo chiuso tutto molto rapidamente. Tra persone che hanno giocato a basket succede spesso: molte decisioni nascono d’istinto. Ero già stato in Eurolega, ma non tutti i posti sono uguali: a volte è meglio allenare altrove. So che gli avevano proposto nomi importanti, davvero importanti, e lui ha scelto me. Questo per me conta tantissimo. Non posso dirvi quali fossero quei nomi… ma se mi offrite abbastanza soldi, magari ci penso», conclude ridendo.