Olimpia Milano: dati e note dal fallito crash test con Efes e Fenerbahce

27.11.2022 14:10 di Paolo Corio Twitter:    vedi letture
Olimpia Milano: dati e note dal fallito crash test con Efes e Fenerbahce
© foto di Savino Paolella

Per l’Olimpia Milano fa meno freddo al Forum contro il Fenerbahce (-10) rispetto alla glaciale disfatta di quarantott’ore prima contro l’Efes (-29), ma il barometro di Euroleague continua a segnare pressione bassa, se non bassissima: per l’Armani è la sesta sconfitta consecutiva (mai accaduto prima con coach Messina) e la quinta in casa su altrettanti match per un bilancio di 3/7 alla decima giornata che vale l’ultimo posto in classifica in condivisione con Alba Berlino, Bayern Monaco e Lyon-Villeurbanne.

Al netto delle tante assenze (quelle di Shields e Datome su tutte), il doppio “crash test Istanbul” contro i campioni in carica (e in risalita per quanto ancora privi di Larkin) dell’Efes e contro gli attuali primi della classe del Fenerbahce ha dimostrato tutte le fragilità di un’Armani in cui vecchi e nuovi protagonisti faticano davvero oltre il previsto nel trovare quei meccanismi di squadra indispensabili in Europa per reggere l’urto delle corazzate avversarie. Obiettivo dichiarato di inizio stagione e per certi versi anche imposto dal ricco budget investito, il posto nei playoff di Euroleague è al momento due vittorie più in alto e scalare la classifica non è impresa facile in una competizione che ha visto aumentare questa stagione il livello dei team e dove ogni scontro è ormai difficile per definizione. Tra tante ombre e qualche barlume di luce, tra oggettivi dati statistici e soggettive note sul taccuino, analizziamo allora il momento di crisi dell’Olimpia in vista dei prossimi impegni.

● Purtroppo non è solo una “sindrome del terzo quarto”. 6 punti contro la Virtus Bologna, 7 contro l’Efes, 11 (doppia cifra, evviva!) contro il Fenerbahce: la produttività offensiva dell’Olimpia Milano nel terzo quarto è direttamente proporzionale alla calma con cui gli spettatori delle prime file riprendono posto sui seggiolini di ritorno da bar e aree hospitality, come se quei 4-5 minuti dopo l’intervallo fossero ininfluenti sul risultato. Invece contano esattamente come gli altri e nel caso del “crash test Istanbul” sono anche quelli in cui viene messo a segno dall’Efes il break che seppellisce la partita (21-7 dopo il 34-34 della pausa lunga) e da parte del Fenerbahce quello che innesca la rimonta (26-11 da 37-32 per Milano alla seconda sirena). Purtroppo, quella manifestata dall’Olimpia non è però solo una “sindrome da terzo quarto”, ma il sintomo di un disturbo offensivo più articolato: l’incapacità di avere fluidità quando le difese alzano i colpi, i minuti aumentano la fatica e la tensione sale di conseguenza. Se contro l’Efes a un certo punto nulla ha fatto più testo, con il Fenerbahce nei momenti-clou si sono rivisti troppi tiri forzati, con la palla che stentava a girare, e altri invece rifiutati per i pensieri negativi innescati dalle cattive percentuali. Servono schemi d'attacco più efficaci, ma anche maggiore serenità. 

● Tanti piccoli va anche bene, ma non tutti uguali. Con l’arrivo di Pangos (infortunatosi seriamente al ginocchio proprio contro il Fenerbahce), Baron (rientro imminente) e Mitrou-Long (che ha già dato a sua volta il suo all’infermeria) la batteria degli esterni di Milano si è arricchita questa stagione di un talentuoso pacchetto di veri “piccoli”, che però paiono tendere spesso a essere l’uno il doppione dell’altro e addirittura a sovrapporsi in modo controproducente se schierati insieme sul parquet. Non diciamo che siano troppi, ma per essere offensivamente più efficaci occorre che siano maggiormente in grado di fare staffetta per cambiare i ritmi in regia (con Pangos ovviamente più metronomo e Mitrou-Long più elemento di rottura) e anche di integrarsi meglio come tiratori, mentre sinora c’è stata solo un’alternanza di momenti dell’uno e momenti dell’altro senza alcun effettivo vantaggio per la squadra. E con il danno collaterale di dover comunque pagare dazio sul perimetro all’esterno con maggior fisico ed esplosività di turno, come accaduto per i 24 punti di Clyburn con l’Efes e i 22 di Hayes-Davis con il Fenerbahce, che coach Ataman e coach Itoudis non hanno peraltro impiegato a caso al Forum rispettivamente per 33 e 31 minuti.

● Quei problemi (e un paio di dubbi) sotto i tabelloni. Come tutti non stanno giocando al loro meglio, ma nessun dubbio sulla loro costante applicazione: Melli e Hines sono quelli che continuano a tenere la barra dritta nella bufera. Il problema è che non possono ogni volta ritrovarsi a lottare da soli contro l’intero pacchetto di lunghi avversari, anche perché i top-team di Euroleague ne hanno di solito un bel numero da gettare nella mischia, magari anche solo per far pendere la bilancia dalla loro parte a rimbalzo (36 a 30 la supremazia dell’Efes, 33 a 26 quella del Fenerbahce). Il problema dei problemi è poi in questo momento Davies, apparso ancora una volta fuori contesto con l’Efes (5 punti, 3 rimbalzi in 18’) e non apparso proprio con il Fenerbahce (n.e.) per decisione di coach Messina. Ma dubbi continuano a suscitarne anche Voigtmann, la cui nota propensione a provarci dal perimetro diventa stucchevole di fronte a certi percentuali (0/4 contro l’Efes, 0/2 con il Fenerbache), e Thomas, la cui fisicità viene spesso annullata dalle disattenzioni difensive. E poi continua a esserci quel dubbio tutto nostro: ma se Paul Biligha non sfigura mai a livello internazionale con la maglia azzurra tra Europei e qualificazioni Mondiali, perché deve rimanersene ogni volta in tuta dietro la panchina in Euroleague?

● Due barlumi di luce nel buio (attendendone altri). Nella notte nera si accendono però un paio di luci per l’Olimpia. La prima è quella di Luwawu-Cabarrot, chiamato a battere ogni record di integrazione nei giochi di squadra per supplire almeno in parte alle assenze di Shields (destinata a protrarsi ancora per molto) e Datome (out a tempo indeterminato dopo un’infezione virale acuta). Dopo l’inevitabilmente complicato esordio con l’Efes (6 punti, ma con un buon 3/4, e un solo rimbalzo in 19’), il francese ha chiuso a 15 punti con il Fenerbahce (anche se con 1/6 da oltre l’arco e nessun rimbalzo) e soprattutto ha subito dimostrato di avere quella grinta che alcuni suoi compagni faticano a mostrare: arrivasse anche un po’ di leadership, per l’Olimpia sarebbe un’ottima notizia. Così come sono una buona notizia i 16 punti di Hall contro il Fenerbahce: eccellente in difesa nel contribuire a limitare prima Micic (tenuto a 12 punti in 31’) nel match con l’Efes e poi Guduric (11 punti in 33’) in quello contro i leader in classifica, ritrovando fiducia nei suoi mezzi offensivi l'americano-sorpresa della scorsa stagione può tornare a fare la differenza anche in questa. Poi, perché la zona playoff torni invece a portata di mirino dell’Olimpia, occorre che i suoi vecchi e nuovi compagni facciano lo stesso percorso. (Paolo Corio)