Impresa Partizan: da -27 a vittoria in overtime contro l’Hapoel Tel Aviv
A Monaco è andata in scena una di quelle serate che restano negli archivi dell’Eurolega: un Partizan decimato, costretto a giocare “in casa” lontano da Belgrado e privo di Duane Washington, Jabari Parker, Carlik Jones e Shake Milton, è riuscito a ribaltare un -27 nel terzo periodo contro la capolista Hapoel Tel Aviv, trascinando la gara all’overtime e chiudendola sul 104-101. Per oltre venti minuti la squadra di Dimitris Itoudis ha dominato, spinta dal dominio interno di Dan Oturu e dal controllo totale di Vasilije Micic (19 punti, 1 rimbalzo, 9 assist, 6 palle perse), trasformando il secondo quarto in un monologo e volando fino al 37-64 del 23’. Proprio quando il finale sembrava scritto, però, la partita ha cambiato pelle: la difesa serba ha iniziato a sporcare ogni linea di passaggio, l’attacco israeliano è entrato in un blackout lunghissimo e il palazzetto tedesco si è trasformato in una bolgia bianconera.
KAPITEEEEEEN!#KKPartizan #EuroLeague pic.twitter.com/RRtuoSlyLA
— KK Partizan Mozzart Bet (@PartizanBC) January 23, 2026
La rimonta - la seconda più grande nella storia di EuroLeague - ha preso forma a piccoli strappi, con Cameron Payne (19 punti) e Bruno Fernando a riaccendere l’attacco e Vanja Marinkovic a firmare, tripla dopo tripla, il filo emotivo che ha tenuto in vita il Partizan fino al 40’. Il serbo ha messo la firma anche sul 88-88 che ha spedito tutti all’overtime, prima di uscire per infortunio in un finale già carico di tensione, tra errori pesanti di Micic, timeout nervosi di Itoudis e un Hapoel incapace di chiudere i conti nonostante più di un “cuscinetto” in doppia cifra.
Nel supplementare, senza il suo head coach Joan Peñarroya (espulso per doppio tecnico) e senza il suo miglior realizzatore di serata, il Partizan ha trovato nuove risorse: la durezza di Arian Lakic (15 punti, 8 rimbalzi), la presenza di Fernando sotto i tabelloni e soprattutto il sangue freddo di Sterling Brown, che ha colpito nei momenti chiave e dalla lunetta ha blindato un successo che ha il sapore di impresa storica.
Il risultato non cambia solo la narrativa di una singola notte, ma ridisegna anche la geografia della classifica: l’Hapoel scivola a 16-7 e vede la vetta condivisa con il Fenerbahçe, mentre Real Madrid e Barcellona, pur con una gara in più, restano agganciate al gruppo di testa, aprendo uno scenario inedito dopo 24 giornate. Il Partizan, che si era presentato alla palla a due da 18ª forza della lega, sale a 8-16 e soprattutto ritrova una dimensione competitiva che sembrava smarrita, dimostrando di poter ancora incidere sull’equilibrio della corsa playoff. In una stagione in cui spesso si parla di gestione delle energie e di calcoli, la notte di Monaco ricorda che il basket europeo vive ancora di rimonte impossibili, di orgoglio e di partite che sfuggono a ogni logica, proprio come questa.