Olimpia Milano: con l’Anadolu Efes una sconfitta dalle diverse letture

22.11.2019 12:10 di Paolo Corio Twitter:    Vedi letture
Biligha a duello con Pleiss
Biligha a duello con Pleiss

Questa volta l’assassino non è il maggiordomo, ma il folletto: nella sfida al vertice d’Euroleague con l’Anadolu Efes Istanbul, a far fuori l’Olimpia Milano è infatti la mano di Shane Larkin, letale nell’ultima frazione, in cui segna 9 dei 17 punti totali (top-scorer del match) e infallibile dalla lunetta con una striscia di 7/7 nei minuti in cui il pallone pesa di più. A fermarlo sembra riuscirci a cavallo tra gli ultimi due tempi Shelvin Mack (positivo anche in attacco con 8 punti e 5 assist), ma è l’impressione di un momento. Il play dell’Armani viene infatti richiamato in panchina da coach Messina per riprendere fiato in un cambio da hockey su ghiaccio, quell’altro ne approffitta subito per ritrovare la via del canestro (68-70) e al ritorno di Mack sul parquet l’inerzia del duello e anche del match cambia una volta per tutte. E sul perimetro poco possono farci per ribaltare gli equilibri Rodriguez e Micov, unici due giocatori in doppia cifra dell’Olimpia (12 punti e 9 assist per lo spagnolo, 10 punti per il serbo), ma anche osservati speciali delle diverse e vincenti staffette difensive impostate da coach Ataman.

A guardare bene, anche se per il fattore Larkin la partita non si decide propriamente lì, peggio va però per Milano nello scontro tra i lunghi. A dispetto dell’equilibrio a rimbalzo (38 a 36 per l’Anadolu Efes), Pleiss (14 punti, 12 rimbalzi) porta a scuola il solito, fallosamente ingenuo Tarczewski (che nel secondo quarto riesce pure a metterci il sovrapprezzo di un tecnico), mentre Singleton (11) approfitta senza pietà dell’inevitabile deficit di energie di Scola (3 punti, 4 rimbalzi in 15’) dopo l’eccezionale sforzo prodotto 48 ore prima contro il Maccabi. E mentre tutti attendono il rientro di Arturas Gudaitis e qualcuno nota la crescita, lenta ma importante, di Aaron White (8 punti, 3 rimbalzi in 13’), sorge anche un interrogativo su Paul Biligha (5 punti, 2 rimbalzi): vero che i suoi 200 cm non sono tanti per gli standard dell’Euroleague, ma perché non riesce a farli valere a livello internazionale come ha già egregiamente dimostrato di poter fare con la maglia azzurra? Questione di fisico, ma anche di testa, come certifica quel pallone che nell’ultimo quarto gli rimane in mano a fil di sirena sul 68-70 (giusto dopo il già citato canestro di Larkin) e che scatena l’ira funesta di coach Messina.

Dopo 10 giornate, l’Olimpia conta 7 vittorie e 3 sconfitte, alla fine un solo successo in più del 6/4 fatto registrare allo stesso punto del percorso la scorsa stagione (l'osservazione ci viene fatta da una voce amica di Siena, ma nulla c'entra coach Pianigiani). Atmosfera e convinzioni, come già scritto altre volte, sono però estremamente diverse. L’incognita sta solo nelle energie: per rimanere fino in fondo nella corsa playoff, servono quelle di tutti, anche e soprattutto di chi non entra dall’inizio. E forse è proprio per questo che Biligha s’è preso quella sfuriata. E che in chiave futura sono da leggere con realistico ottimismo la prova finalmente di personalità di Mack e il coraggio ritrovato di White, che chiama palla per le triple (2/3 in serata) anziché liberarsene al volo come fosse un pacco-bomba. E che Tarczewski, alla sua terza stagione in Europa e in maglia Olimpia, deve finalmente imparare a gestire la sua taglia oversize e quindi il controllo dei falli. E che forse contro l'Anadolu Efes qualche minuto dell’inutilizzato Cinciarini su Larkin ci sarebbe potuto anche stare, giusto per vederne l’effetto.

Paolo Corio